"Porti, il ruolo di un'agenzia sovraregionale"

Genova - E’ ricorrente da un po’ di tempo una discussione tra gli addetti al lavoro sul ruolo degli Enti locali e territoriali nella governance dei porti italiani. Essa torna ad animarsi in questi giorni per la presa di posizione di importanti settori dello shipping sollecitando ulteriori discussioni. La riforma Delrio, che pur ha comportato qualche elemento di positività, si è caratterizzata per un neo centralismo statale che mal si concilia con l’esigenza dei territori

di Arcangelo Merella*

Genova - E’ ricorrente da un po’ di tempo una discussione tra gli addetti al lavoro sul ruolo degli Enti locali e territoriali nella governance dei porti italiani. Essa torna ad animarsi in questi giorni per la presa di posizione di importanti settori dello shipping sollecitando ulteriori discussioni. La riforma Delrio, che pur ha comportato qualche elemento di positività, si è caratterizzata per un neo centralismo statale che mal si concilia con l’esigenza dei territori di governare processi complessi necessari al rilancio della attività portuali e alla competitività del sistema che impattano fortemente sui territori. Un caso di scuola è proprio il Porto di Genova (e Savona) il cui sviluppo è vincolato dalla capacità dei territori limitrofi e circostanti di sviluppare un ruolo di supporto alla crescita sostenendo l’attitudine a servire mercati di riferimento in parte negli stessi territori ma in buona parte anche al di fuori di essi. Pensiamo alle piattaforme logistiche della Lombardia e del Piemonte e ai mercati di Svizzera e Germania, naturale approdo delle merci in arrivo ai porti liguri, specie Genova e Savona.

Non è un caso, se da tempo, le tre Regioni si sono date una forma di coordinamento che si è rivelata molto utile, la Cabina di Regia del Nord Ovest, non in contrapposizione al Governo nazionale, ma di forte stimolo in grado di orientare le scelte strategiche e i finanziamenti pubblici destinati allo scopo. Cosi come riteniamo indispensabile mantenere all’interno del board delle Autorità di Sistema il Comune del porto di riferimento, essendo incompatibile qualsiasi decisone che impatta il territorio senza un coordinamento di programmazione, non solo urbanistica, tra Autorità di Sistema Portuale e Comune. Ma non sono misure sufficienti: come ha ben delineato in un recente scritto il Prof. Pericu, l’esigenza di una riforma della riforma Delrio si impone, tra le tante ragioni, anche per il diverso assetto imprenditoriale che sta caratterizzando i maggiori porti italiani, oramai in mano ai grandi players mondiali che ricoprono una posizione dominante e che si confrontano unicamente con l’Autorità di Sistema Portuale cui residua una modesta competenza concessoria e regolatoria, senza effettiva capacità di investimento e con un rapporto con il territorio alquanto evanescente.

La materia è complessa e richiama non solo la normativa nazionale ma soprattutto quella comunitaria ancora troppo distratta rispetto al tema ma, soprattutto, evidenzia, sempre più, come sia imprescindibile un rapporto diverso con i territori costituenti la piattaforma su cui si muovono, attraverso tutte le infrastrutture materiali e immateriali, i flussi di merci da e per i porti. Occorre allora non invocare un neocentralismo persino anacronistico come alcune organizzazioni dello shipping hanno ipotizzato in questi giorni, ma semmai traguardare l’evoluzione degli strumenti “volontari” attivati dalle Regioni (Cabina di Regia del Nord Ovest per la logistica e la portualità) in “entità giuridiche autonome dotate di propri poteri e con adeguate risorse economiche” (Pericu).

Una sorta di Agenzia con poteri reali di pianificazione e realizzazione dei sistemi infrastrutturali partecipata dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali sedi di porti. Solo così sarà possibile traguardare un modello di governance simile a quello dei Porti del Nord Europa caratterizzati da una forte integrazione tra sistema portuale e territorio con reciproci benefici e con risultati eccellenti. Tale esigenza alla luce del PNRR e della transizione ecologica è ancor di più necessaria dovendo rendere conto alle popolazioni interessate degli effetti anche a lungo termine che lo sviluppo dei porti e delle infrastrutture ad esse collegate avranno sull’ambiente, sulla coesione sociale, sull’occupazione.

*Ex assessore a Genova, giunta Pericu

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