Green pass, rischio venerdì nero. La Commissione di garanzia: “Illegittimo lo sciopero dei portuali di Trieste”

“Siamo determinati sulle nostre posizioni, ma siamo sempre disponibili a discutere con chiunque”. Lo ha detto Alessandro Volk, componente del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali Trieste

Genova – L’introduzione del Green pass sui posti di lavoro rischia di trasformarsi in un fine settimana di proteste. La piazza più calda al momento è quella di Trieste, dove il 40% dei 950 portuali non è vaccinato. Il Comitato dei lavoratori del porto minaccia il blocco a oltranza: «Io sono vaccinato, ma non posso accettare di lavorare tranquillamente mentre miei fratelli, che hanno condiviso questi due anni con me, devono stare a casa», dice Stefano Puzzer, portavoce dei lavoratori sulle banchine portuali (Clpt).

Sciopero illegittimo
La Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha dichiarato illegittima la manifestazione a oltranza organizzata dal Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste. Quella insomma con cui gli addetti del porto avevano minacciato di astenersi dal lavoro per protesta contro l'applicazione del green pass obbligatorio sul posto di lavoro. In particolare la Commissione ha dichiarato illegittimo lo sciopero indetto dalle sigle Fisi e Confasapi, tra il 15 e il 20 ottobre, per sei giorni. I portuali di Trieste avevano aderito proprio a questa mobilitazione.

Tamponi gratis ai portuali

Con la mediazione dell’Autorità portuale i terminalisti hanno ottenuto a possibilità di fare i tamponi gratis. Compromesso che ha spaccato il fronte della protesta. Il Coordinamento dei portuali non arretra, confermando il blocco delle attività per il 15 ottobre. Le altre sigle sindacali ritengono inutile lo sciopero. Il Clpt è pronto ai picchetti per tenere fuori i lavoratori dal porto. «Il porto di Trieste – prosegue Puzzer – lavora al 90% con l'export: vogliamo vedere cosa dicono gli armatori europei quando vedono che le loro merci vengono bloccate per un decreto adottato solo in Italia. Abbiamo parlato con i colleghi degli altri porti, si vedrà venerdì. Andremo avanti fino a quando non verrà tolto il Green pass. Non lo stiamo facendo solo per i portuali, lo facciamo per tutti gli italiani».

Pronti a discutere
Una protesta che può essere ridiscussa se l’introduzione del certificato verde venisse prorogata. «Siamo determinati sulle nostre posizioni, ma siamo sempre disponibili a discutere con chiunque». Lo ha detto Alessandro Volk, componente del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali Trieste, alla vigilia dello sciopero in porto. Tuttavia, se il Governo dovesse posticipare l'obbligo del Green pass, Volk anticipa che «nel caso prenderemmo nota e ci adegueremmo, non avrebbe senso domani bloccare il porto. Se ad esempio il Governo proponesse una proroga al 30 ottobre sarebbe una mossa intelligente da parte del Governo per prendere un po' di tempo e trovare poi una soluzione».

Il rischio sicurezza

«Questa forzatura del green pass potrà dare problemi sulla sicurezza mentre chi delinque potrà farlo senza green pass. Secondo le nostre stime circa 15mila carabinieri non sono vaccinati. La cifra è analoga in polizia mentre aumenta molto per la penitenziaria: mi chiedo chi controllerà i detenuti? Se poi ci aggiungiamo la polizia locale, i militari che pattugliano le città, i vigili del fuoco, saranno almeno 60mila gli operatori della sicurezza senza vaccino». Lo dice all'Adnkronos Antonio Nicolosi, segretario generale del sindacato dei carabinieri Unarma.

Camionisti e trasporto pubblico

Il rischio di uno stop alle attività coinvolge anche il trasporto su gomma. «Il 30% dei conducenti di mezzi pesanti viene da Paesi europei dove non c’è il Green pass. Se gli autotrasportatori esteri potranno venire in Italia senza certificato e questo verrà invece imposto alle imprese italiane, stiamo valutando di invitare le imprese a fermare i camion». E’ la posizione di Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto-Confcommercio. Un altro nodo è quello delle grandi aziende. All'Elettrolux, il 23% dei 1.430 dipendenti non ha il certificato. Il personale non vaccinato di Atac, la municipalizzata romana deri trasporti, si aggira tra il 10 e il 20%.
A Torino l'azienda di trasporto pubblico ha previsto una fast line per tamponi più rapidi ai dipendenti, l'Atm a Milano si sta attrezzando e ipotizza di chiedere con largo anticipo il green pass ai diepndenti.

Anche Coldiretti rilancia l’allarme: «Con l'85% dei trasporti commerciali che in Italia avviene su strada, lo stop di camion e Tir mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per i prodotti più deperibili come il latte, la frutta e la verdura che non riescono a raggiungere gli scaffali dei supermercati. Le difficoltà dei trasporti minacciano le forniture di oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio da parte delle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole presenti nel Paese».

«Se non si troveranno soluzioni condivise sull'obbligo del Green pass, gli effetti sul sistema della logistica saranno tali che l'ipotesi che gli scaffali dei supermercati restino vuoti e che le imprese restino senza materie prime e semilavorati non è remota, è uno scenario possibile», spiega Umberto Ruggerone, presidente di Assologistica.

A Genova

Nel capoluogo ligure alcune aziende sono pronte a farsi carico del costo dei tamponi. A Genova, i portuali non vaccinati sarebbero il 20% del totale. «Siamo assolutamente contrari a come si sta gestendo la questione Green Pass e tamponi. Se lo Stato ritiene che il vaccino debba essere obbligatorio, che lo renda tale, assumendosi le proprie responsabilità e senza delegarle ai lavoratori, tra i quali c'è tanto timore. Che si trovino altre soluzioni». A dirlo è Josè Nivoi, portavoce Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) e dirigente sindacale Usb del porto di Genova.

In Campania
Nei porti di Napoli, Castellammare di Stabia e Salerno il rischio sembra più moderato. Il numero dei lavoratori portuali non vaccinati nei tre porti dell'Autorità del Mar Tirreno Centrale è stimato tra il 10 e il 20%. Numeri che non preoccupano meno di altre realtà italiane. «Stiamo lavorando perché l'eventuale momento di protesta sia ridotto il più possibile», spiega Andrea Annunziata, il presidente dell'Adsp Mar Tirreno Centrale.

«A livello sindacale non sto registrando nessun tipo di tensione, o almeno per adesso non mi è stato comunicato nulla che mi faccia pensare a questo», dice Antonio Davide Testi, amministratore delegato di Mct, Medcenter Contaner Terminal, società che gestisce il terminal portuale di Gioia Tauro.

«Non abbiamo nessuna indicazione su reazioni e scioperi da parte dei lavoratori o sul rischio di merci ferme o blocco rifornimenti – aggiunge - dai lavoratori non abbiamo nessun segnale concreto di problemi».

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