Spinelli, Schenone e la mediazione di Burlando: cosa si muove sotto la Lanterna?

L’ex ministro dei Trasporti e presidente della Liguria, influentissimo sulle vicende portuali anche dopo l’addio alla politica attiva nel 2015 con la vittoria del centrodestra alle elezioni regionali, declina l’intervista e si limita a spiegare di aver accettato di partecipare all’incontro di venerdì in virtù della vecchia amicizia che lo lega a entrambi

Claudio Burlando fra l'ex ministro Barca e Roberto Cingolani in una foto d'archivio

di Alberto Quarati

Genova – «Sono più di 30 anni che mi occupo del porto per il mio ruolo o la mia storia: ho cercato di comporre i conflitti a partire dal 1989, quando come neo segretario del Pci, mi trovai subito ad affrontare la tensione dopo la marcia degli imprenditori contro la Compagnia. Da allora sono intervenuto molte volte: dal comune, dal governo, dalla regione e ultimamente anche dall’osteria della Beccaccia». Del resto, come poteva passare sotto traccia la discesa di Claudio Burlando dal buen retiro di Torriglia, per provare a comporre un conflitto tra Aldo Spinelli e Giulio Schenone, i due imprenditori di maggior peso del porto di Genova?

L’ex ministro dei Trasporti e presidente della Liguria, influentissimo sulle vicende portuali anche dopo l’addio alla politica attiva nel 2015 con la vittoria del centrodestra alle elezioni regionali, declina l’intervista e si limita a spiegare di aver accettato di partecipare all’incontro di venerdì in virtù della vecchia amicizia che lo lega a entrambi: «Per anni si è trattato di scontri tra imprese e lavoro. In questo caso il conflitto era tra imprese. L’altra differenza - conclude Burlando sorridendo - è che ai tempi di Batini, gli incontri erano più discreti...».
Il punto di contrasto tra Spinelli e Schenone era legato alla richiesta, presentata dal primo, di una proroga della concessione del Terminal Rinfuse, di cui è azionista insieme a Msc. Schenone è rappresentante dei terminalisti nella commissione consultiva, l’organo dell’Autorità di sistema portuale che riunisce gli stakeholder delle banchine e fornisce i pareri sulle delibere prima che approdino all’organo decisionale dell’ente, il Comitato di gestione. L’imprenditore è anche azionista di minoranza di Psa Genoa Investments, la società che controlla i terminal Psa di Pra’ e Sech di Sampierdarena.
Pochi giorni fa, avendo Schenone ricevuto la documentazione della delibera per la proroga della concessione al Terminal Rinfuse con poco anticipo per esaminarla, ha chiesto un rinvio della riunione. Venerdì Schenone ha quindi chiarito a Spinelli che da parte sua non ci sono intenzioni ostative, specie per un progetto che riguarda le rinfuse e non i container sui quali si danno battaglia da 40 anni al pari dei loro rispettivi soci internazionali Psa e Msc. All’incontro si è discusso anche di altri temi, a partire dal rinnovo del contratto sulle aree del Distripark a Pra’, e altri dettagli più operativi su alcuni interessi comuni in porto. Ma il punto rimane la delibera sul Terminal Rinfuse: che è sì passata alla consultiva, ma la cui discussione è stata già rinviata due volte al Comitato di gestione, perché così com’è rischia di trovare opposizioni nel board.

Vediamo perché: con la proroga della concessione, Spinelli vuole scommettere sulle rinfuse, che sono in forte crescita, spinte dalla crisi delle materie prime e dalla ripresa economica. Il piano industriale fortemente incentrato su questa tipologia di merce confligge però con due indirizzi dell’Authority: la concentrazione delle rinfuse su Savona e il piano per realizzare sotto la Lanterna un grande polo per i container, alternativo a Pra’, con il riempimento degli specchi acquei tra i moli del Terminal Rinfuse oggi incastonato tra due terminal container, il Genoa Port Terminal dello stesso Spinelli (che ha anche in concessione l’adiacente ex carbonile dell’Enel) e il Bettolo di Msc. Nascerebbe così una mega-banchina per i container, che giustifica l’investimento pubblico da un miliardo per la nuova diga foranea, e le cui linee guida sono state presentate proprio da Gianluigi Aponte, numero uno di Msc, alla fine di luglio in una riunione con Regione Liguria, Comune di Genova e la stessa Autorità portuale.

Ad oggi, peraltro, Msc non ha ancora formalizzato a Palazzo San Giorgio alcuna manifestazione di interesse legata al progetto. Ecco perché Schenone, azionista della società che controlla il 60% del traffico container in porto, non ha preclusioni sulle rinfuse di Spinelli.
Gli osservatori più attenti fanno così notare che Spinelli ha invitato a pranzo il concorrente Schenone insieme a Burlando, un leader di quel centrosinistra uscito vittorioso dalle amministrative, pure accompagnato da Armando Sanna, consigliere regionale Pd da alcuni indicato come sfidante alle prossime amministrative genovesi contro Marco Bucci. Un messaggio all’attuale governo locale? «Io sono amico di tutti, ma devo mettere davanti il lavoro alla politica» si schermiva ieri l’ex presidente del Genoa, smentendo le voci sull’avvicinarsi della vendita della sua azienda e spiegando apertamente l’interesse per le rinfuse: «Abbiamo fatto ingenti investimenti sul terminal, acquisito nuovi traffici e contratti. Non dico no al grande progetto strategico sui container, è ovvio. Ma penso che Genova debba avere tutto: non possiamo permetterci di perdere degli anni in attesa che la diga sia realizzata o che vengano fatti i riempimenti tra una banchina e l’altra, specie con i tempi che ci sono in Italia. Senza contare la necessità di dare lavoro adesso ai dipendenti del terminal e ai soci della Culmv. Quando sarà tutto pronto, e arriveranno anche qui le mega-portacontainer, avremo 1,5 milioni di metri quadrati a disposizione: ci sarà spazio per tutto». Gli uffici dell’Authority sono al lavoro per mettere a punto una delibera che riesca a contenere tutte le istanze. —

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