Gallozzi: “Il Salerno Container Terminal sostiene lo sviluppo del porto”

“Abbiamo già raggiunto un ottimo livello di competitività, valorizzando il vantaggio della posizione centrale nel Mediterraneo, che però non significa guardare solo ai traffici che in esso si svolgono, ma avere l’opportunità di recitare un ruolo preminente rispetto alle rotte transoceaniche che lo attraversano, sia verso Est che verso Ovest”

Il terminal di Salerno gestito da Gallozzi

«Il mondo della logistica portuale integra funzionalmente le reti terrestri brevi della distribuzione territoriale con le reti marittime lunghe di penetrazione sui mercati internazionali, consentendo alle economie del Paese di sviluppare, in modo competitivo, la propria presenza nei vari ambiti commerciali del pianeta, dove è possibile affermare con successo le manifatture italiane - dice Agostino Gallozzi, presidente del Salerno Container Terminal -. La nostra attività è concentrata proprio nel raggiungimento di questi obiettivi mediante l’offerta di servizi terminalistici, finalizzati alla gestione operativa di navi e relativi carichi nel porto di Salerno. In tal senso, il terminal contenitori di Sct (gruppo Gallozzi) apporta un grande elemento di competitività all’area campana e del Centro-Sud d’Italia, con l’attrazione di una moltitudine di diverse linee di navigazione, in libera concorrenza, capaci di connettere i distretti industriali del Paese con tutti i mercati del globo, senza alcun limite geografico. Nel corso del periodo delle chiusure forzate siamo riusciti a garantire costantemente l’attività di interscambio commerciale, preservando i volumi di traffico già consolidati. L’attività di trasporto delle merci, nel 2021, si è sempre svolta regolarmente, anche con un certo incremento rispetto all’anno precedente».
Che cosa significa oggi lavorare nel porto di Salerno?
«Abbiamo già raggiunto un ottimo livello di competitività, valorizzando il vantaggio della posizione centrale nel Mediterraneo, che però non significa guardare solo ai traffici che in esso si svolgono, ma avere l’opportunità di recitare un ruolo preminente rispetto alle rotte transoceaniche che lo attraversano, sia verso Est che verso Ovest. L’elemento unitario che aggrega questi percorsi consente all’Italia di posizionarsi non come una mera piattaforma logistica mediterranea, ma come una ambiziosa piattaforma delle produzioni industriali orientate all’esportazione, rese competitive nel mondo dalla propria posizione logistica nel Mediterraneo. Allo stesso modo, rispetto alle importazioni, Salerno assume una posizione centrale per lo sbarco e la distribuzione di merci che possono essere consegnate in modo competitivo in tutto il Centro Sud, fino al Lazio e oltre, intercettando circa il 40% dei consumatori nazionali».

Quali sono le vostre aspettative rispetto ai fondi previsti dal Pnrr?
«Il Piano nazionale di recupero e resilienza può concretizzare aspettative di grande rilancio del sistema-Italia assicurando una forte spinta allo sviluppo economico legato alle produzioni manifatturiere di qualità, che guardano a tutti i mercati del mondo. La vera sfida è mettere in campo tempi di realizzazione degli interventi coerenti non solo con quanto previsto dallo stesso Pnrr, ma anche con le scadenze che l’economia mondiale impone e attende senza esitazioni».
Il quadro delle priorità infrastrutturali come prende forma e si evolve?
«Si parla sempre della sfida della globalizzazione, che è la cifra della economia del nostro secolo, ma è chiaro che tale sfida può essere vinta solo se ha come presupposto la gestione competitiva della mobilità, di merci e persone, proiettata nella dimensione internazionale. Ciò impone la disponibilità di un sistema infrastrutturale effettivamente competitivo e funzionale. Ma non può essere sufficiente immaginare interventi relativi alle sole cosiddette grandi opere, che ovviamente pure servono al Paese. Il vero tema è connettere i tanti agglomerati delle aree interne - insediamenti e distretti industriali o le stesse aree urbane con nuclei abitativi - con i grandi porti delle reti lunghe, che connettono il mondo (porti, interporti, aeroporti). Per altro, spesso rimane irrisolto il nodo dei collegamenti tra porti e reti di viabilità interna, sia stradale che ferroviaria, in modalità infrastrutturali che assicurino una fluidità dei flussi delle merci ed allo stesso tempo la compatibilità con le esigenze degli ambiti urbani limitrofi ai porti stessi».
Che cosa dobbiamo aspettarci dal 2022?
«Grazie al piano vaccinale, accompagnato da una rigorosa politica di attuazione del certificato verde, assisteremo alla piena ripresa delle capacità produttive da un lato e delle capacità di consumo dall’altro, con un riequilibrio dei fattori sociali dal punto di vista economico. Ciò consentirà un’ulteriore ripresa dei traffici marittimi e di interscambio. Questa dinamica dovrà però essere accompagnata da una pari crescita della capacità di trasporto da parte dei grandi vettori marittimi, con un migliore raccordo tra offerta e domanda che, come è noto, in questo momento appare compromesso».
Qual è il mercato geografico sul quale, a suo giudizio, occorrerebbe concentrare i maggiori sforzi, anche a livello promozionale?
«Non esiste in questo momento un solo mercato specifico da aggredire con strategie di marketing. La grande novità delle politiche di globalizzazione sulle quali si concentra, giustamente, l’attenzione delle imprese più internazionali, è prendere in considerazione le tante aree del mondo che più si propongono per uno sviluppo delle strategie vincenti di impresa. La veloce mutevolezza degli scenari di riferimento globale impone per altro politiche di sviluppo ispirate alla flessibilità ed al riallineamento continuo. Questo è un tema che, assieme alla internazionalizzazione della economia, sarà fondamentale nei prossimi anni per consolidare il livello di competitività delle nostre aziende».

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