L’impatto delle megaships si fa sentire anche sui porti africani

La gestione del carico containerizzato ha avuto inizio negli anni Cinquanta e si è evoluta nel corso dei decenni, vivendo sei ondate di cambiamento che rappresentano ognuna una nuova generazione di navi

La Ever Ace

di Elisa Gosti

Negli ultimi anni una nuova generazione di navi portacontenitori ha cominciato a varcare gli oceani. Unità come “Madrid Maersk”, “Cosco Shipping Universe” e “Oocl Hong Kong” possono trasportare fino a 20 mila teu di carico, hanno una lunghezza di 396 metri, larghezze massime tra i 48 e i 58 metri e un pescaggio di quasi 16 metri. Negli ultimi 50 anni la capacità delle navi container è aumentata di circa il 1.500%, solo nell’ultimo decennio è raddoppiata.

La crescita esponenziale delle navi container può essere attribuita a un maggiore focus, da parte delle compagnie di navigazione, sulle economie di scala: più container possono essere caricati su una nave, più grande è il profitto generato da questa unità. L’aumento della capacità di trasporto è naturalmente correlato a significativi cambiamenti per quanto riguarda lunghezza, pescaggio e ampiezza di una nave. Tuttavia l’immensa stazza nella nuova generazione di navi container sta creando una nuova serie di problemi. L’esempio più evidente è quanto accaduto alla “Ever Given”, l’unità che ha bloccato il Canale di Suez e di conseguenza, buona parte del commercio globale per sei giorni lo scorso marzo. Inoltre alcune restrizioni imposte sul pescaggio - come quelle del canale di Panama - limitano molto le rotte che possono essere effettuate da queste navi ultra-large. I porti per di più non si stanno evolvendo allo stesso passo delle navi: questo comporta che alcuni snodi portuali non dispongano del pescaggio, delle attrezzature e delle dotazioni necessarie per poter ospitare e gestire le navi di ultima generazione.

La gestione del carico containerizzato ha avuto inizio negli anni Cinquanta e si è evoluta nel corso dei decenni, vivendo sei ondate di cambiamento che rappresentano ognuna una nuova generazione di navi container. Le prime unità erano navi precedentemente dedicate al trasporto delle rinfuse o petroliere modificate che potevano trasportare circa un migliaio di teu. Con lo sviluppo del carico containerizzato sono state introdotte nel 1968 le prime navi cellulari per il trasporto delle scatole impilate e accatastate. Negli anni Ottanta le compagnie hanno iniziato a intuire l’opportunità dell’applicazione delle economie di scala e hanno cominciato a pressare per la costruzione di navi più grandi, dando vita alla generazione delle cosiddette Panamax: si trattava di unità appositamente progettate per essere utilizzate attraverso il Canale di Panama.

Nel giugno 2016 questa infrastruttura è stata ampliata contribuendo quindi alla nascita delle categorie post-Panamax e successivamente Ultra Large Containership (Ulcc) e Megamax-24. I Paesi africani contano molto sul commercio marittimo, e di conseguenza stanno puntando con forza sullo sviluppo infrastrutturale dei propri porti, così come sullo sviluppo delle attività legate allo shipping. Nel 2019 i porti del Continente hanno gestito quasi il 7% delle esportazioni marittime mondiali e circa il 5% delle importazioni marittime. Per molti Paesi africani è diventato fondamentale sviluppare i porti marittimi, così come tutte le infrastrutture di trasporti connessi a questi ultimi. Molti hub portuali non hanno le caratteristiche necessarie per gestire le mega-navi. Avendo presenti questi dati di contesto, occorre comprendere se il mercato africano potrà disporre di una domanda e un’offerta di cargo sufficienti per essere servito dalle navi di ultima generazione. Investire sulle infrastrutture può apportare, già nel medio periodo, vantaggi significativi ma comporta anche un grande sforzo a livello finanziario nell’immediato. È necessario quindi fare valutazioni ad hoc a livello regionale per analizzare le opportunità di sviluppo sostenibile e la capacità di capitalizzazione degli investimenti che i diversi paesi del continente africano possono e potranno mettere in gioco.

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