Toti bacchetta i terminalisti genovesi: «Polemiche ingenerose»

Genova - Dal mondo portuale sono arrivate «critiche ingenerose» e anche giudizi «sommari, trancianti e anche un po’ autoreferenziali» alla pubblica amministrazione che ha dato invece «risposte puntuali» agli operatori. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti risponde allargando un po’ il tiro alla domanda sulla discussione che si è aperta a partire dalla proroga della concessione al Terminal Rinfuse

di Monica Zunino

Genova - Dal mondo portuale sono arrivate «critiche ingenerose» e anche giudizi «sommari, trancianti e anche un po’ autoreferenziali» alla pubblica amministrazione che ha dato invece «risposte puntuali» agli operatori. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti risponde allargando un po’ il tiro alla domanda sulla discussione che si è aperta a partire dalla proroga della concessione al Terminal Rinfuse, rinviata due volte in Comitato portuale, oggetto anche del pranzo sullo yacht fra Giulio Schenone e Aldo Spinelli con la mediazione dell’ex ministro ed ex presidente della Regione Claudio Burlando, ma ha le idee chiare sul fatto che le rinfuse almeno per i prossimi otto anni possano andare avanti nel porto di Genova. Intanto replica a distanza agli operatori che in questi giorni discutono sui media: «Su questo porto - ricorda Toti - arriveranno investimenti miliardari: la nuova diga, l’ultimo miglio di binari in porto, il terzo valico, il passante: credo che talvolta vi sia un po’ di ingenerosità nelle polemiche che riguardano anche la capacità di risposta della pubblica amministrazione rispetto alle richieste dei terminalisti che fanno ottimamente il loro lavoro, ma a volte lo fanno in modo un po’ esuberante e forse con qualche pretesa eccessiva rispetto a quel che già godono in termini di usufrutto della cosa pubblica».

Toti la prende un po’ alla larga: «Non ricordo in sei anni e probabilmente anche da ben prima che io arrivassi in questa Regione, un porto che non discute» premette. E poi chiede: «Smettiamola e rimbocchiamoci le maniche» non prima di avere però ribadito agli operatori il lavoro fatto. «Credo che i terminalisti e gli operatori di questa città siano stati straordinariamente accompagnati dalla pubblica amministrazione in tutti i loro piani strategici di sviluppo perché è interesse ovviamente del pubblico fare in modo che il privato lavori al meglio e bene, che in questo porto ogni area possa dare lavoro e ricchezza al meglio delle possibilità guardando al futuro - dice il presidente -. I grandi operatori di questo porto hanno avuto tutti risposte puntuali e nell’indirizzo delle loro richieste: dalla fusione Psa-Sech, una delle prime autorizzate in Italia, prima ancora che il legislatore ci mettesse mano, alle rinfuse che sicuramente hanno avuto tutta la nostra attenzione, e lavoreremo con il gruppo Spinelli e con il gruppo Aponte per tracciarne un futuro che sia coerente con gli investimenti del porto. Il fatto che si faccia una diga e si investa oltre un miliardo di denaro pubblico valorizza tutti gli scali del vecchio porto di Sampierdarena: è ovviamente una ricchezza per la città ma anche per gli azionisti di quei terminal. Smettiamola di dire troppo, rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di lavorare per il futuro». Il Terminal Rinfuse (55% Spinelli e 45% Msc) ha chiesto la proroga della concessione, in scadenza a dicembre, per 40 anni, ma potrebbe confliggere con la possibile scelta di concentrare in prospettiva le rinfuse nel porto di Savona, in un quadro di specializzazione dei due scali, realizzando invece nel porto di Genova, sotto la Lanterna, con il riempimento degli specchi acquei fra i denti del Terminal Rinfuse un grande molo per i container in continuità con il Bettolo di Msc, e a fianco del Genoa Port terminal di Spinelli (un quadro che in futuro potrebbe anche prevedere al terminal Sech le crociere al posto dei container). Il presidente dell’Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini non parla.

Toti invece spiega che non c’è fretta perché comunque è tutto legato alla realizzazione della nuova diga. «Verosimilmente se ne parlerà da qui a dieci anni – dice - Se cinque servono per costruire la diga, più un paio d’anni per attrezzare tutti i cambiamenti, stiamo parlando di un orizzonte temporale fra il 2028 e il 2030. Ragioniamoci serenamente, facciamo andare avanti le rinfuse ed evitiamo di cominciare polemiche con otto anni di anticipo».

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