«Monopolio in porto? A Genova c’è già»

Genova - La compagnia va bene, molto bene. E lo si intuisce da come Ignazio Messina, l’amministratore delegato che gestisce la linea, il terminal e la logistica della famiglia, analizza il mercato

di Simone Gallotti

Genova - La compagnia va bene, molto bene. E lo si intuisce da come Ignazio Messina, l’amministratore delegato che gestisce la linea, il terminal e la logistica della famiglia, analizza il mercato. Il centenario del gruppo genovese, in attività dal 1921, sarà una festa. Sul fronte del porto non tira però la stessa aria. Anzi, nello scalo il livello di conflittualità non è mai stato così alto da tempo.

Perché?
«Perché sono in atto grandi trasformazioni: alcune sono storiche, favorite dal mercato. Altri invece sono negative».

A cosa si riferisce?
«Al dibattito sull’articolo 18 comma 7 della legge sui porti. È stucchevole. La situazione di monopolio nel porto c’è già e non solo a Genova. Altro che rischio! Non si può pensare di scrivere una legge che vada bene per tutti i porti italiani e chiederne la stessa applicazione a Genova come in un qualsiasi altro porto, ad esempio Ancona con tutto il rispetto».

Può argomentare?
«Certo: oggi nel porto di Genova quanti terminal possono gestire navi portacontenitori medio grandi, diciamo dai 6.000 teu in su? Due: Psa di Pra’ e Sech. Entrambi fanno capo alla stessa società. Sulla carta ci sono almeno altri quattro terminal che possono movimentare contenitori. Oggi con la nuova versione della legge, la concorrenza però non sarebbe garantita. A mio parere si tratta di monopolio di fatto a cui l’Autorità di sistema portuale ha dato il via libera. Il mercato ne risente. E non parliamo di Savona».

Ma un monopolio o almeno un oligopolio lo hanno fatto anche le compagnie di navigazione sul mare…
«Se le prime 20 compagnie di 10 anni fa sono diventate dieci e se le dieci alleanze di allora sono diventate tre, è il risultato che ha voluto la merce che per un decennio ha preteso di pagare noli irrisori, in alcuni casi negativi, obbligando le compagnie a fondersi o a comprarsi per sfruttare sempre di più le economie di scala. E nonostante ciò hanno perso miliardi di dollari. Le assicuro che i grandi spedizionieri stanno guadagnando più di prima e i bilanci lo confermeranno».

Però: togliendo il divieto di due concessioni nello stesso scalo non rischia di cadere l’ultima diga?
«Dal punto di vista accademico è chiaro che se elimino quella diga, favorisco le concentrazioni. È vero che non c’è una legge che possa garantire l’equilibrio giusto tra la pluralità degli operatori e il diritto a investire il più possibile; ma si deve tenere conto anche delle limitazioni fisiche e operative di tutte le zone di un porto per evitare monopoli di fatto. È una scelta che deve fare la politica, nel senso più alto».

Chi deve decidere quindi?
«A Roma esiste un tavolo di coordinamento, quasi mai convocato, che negli ultimi anni non ha coordinato niente. È lì che si devono compiere le scelte strategiche di politica portuale: nazionale e su Genova».

Cioè?
«Non è possibile che nel settore dei container il primo porto d’Italia sia lasciato in mano a un solo operatore: si poteva aspettare ad avvallare l’operazione, almeno sino a quando non fosse arrivato un altro terminalista in grado di competere. Le condizioni attuali e le prospettive dicono che c’è spazio per almeno due grandi player. Il resto è antistorico».

Chi sono i due grandi?
«Lo vede anche lei. Al momento Psa a ponente e Msc a Sampierdarena. Ma in futuro, con la nuova diga, anche Spinelli. Mentre gli altri dovranno attendere la fase due della diga, sempre che si faccia, anche in base al cono aereo».

Addio famiglie genovesi.
«No. Avremo un ruolo diverso come stiamo dimostrando noi e per ora anche Spinelli».

Il presidente di Assagenti Paolo Pessina ha tuonato contro i terminalisti di Genova dicendo che i servizi sono scandenti. È d’accordo?
«Sì. Ma non credo ce l’avesse con noi. Credo si riferisse al principale terminal, ossia Psa di Pra’ e Sech. La situazione è figlia proprio del monopolio in atto di cui parlavo prima: sulla qualità, soprattutto lato terra, non investi molto se tanto da lì devi passare. Proprio oggi abbiamo deciso di non offrire più il servizio intermodale sul Psa Terminal perché troppi treni sono saltati, rifiutati. E speriamo che i nostri clienti decidano di occuparsi del trasporto terrestre, perché i nostri autisti non ci vogliono più andare se non gli riconosciamo tutte le ore spese in attese».

Parliamo di infrastrutture: la diga. Lei non è mai stato un acceso sostenitore.
«Non sono un grande sostenitore di questa diga. Una nuova diga a Sampierdarena è fondamentale, ma l’avrei progettata con due nuove imboccature e non solo una a Levante. Quella progettata arriva sino a metà di Sampierdarena e quindi da Spinelli in poi nessuno ne beneficerà. Si farà la seconda fase? Quando? Il piano che avevamo consegnato in Autorità Portuale nel 2009 si basava sulla possibilità di accogliere al nostro terminal navi da 6/8.000 teu: ancora oggi non possono entrare nel canale di Sampierdarena! Ecco, l’altro guaio è l’indeterminatezza».

Lo dice anche Spinelli sul destino delle Rinfuse…
«Non conosco quella vicenda, parlo della mia: come si fa a investire senza programmazione? Impossibile. Non ci sono certezze. Prenda la vicenda del trasferimento dei depositi di Superba e Carmagnani. Vengono sul nostro terminal? Vanno altrove? Mentre tentiamo di rispondere a queste domande, non possiamo investire. Non mi sembra normale per un porto che mira a gestire almeno il doppio dei container. E che peraltro potrebbe davvero arrivare a quel numero».

Eppure a molti cinque milioni sembra una meta lontana.
«Adesso. Ma quando ci sarà il Terzo valico cambierà tutto. Genova sarà davvero in grado di competere con i grandi del Nord Europa. E a quel punto la politica, sempre lì torniamo, dovrà decidere il futuro della Spezia e di Savona».

Può spiegarsi meglio?
«Oggi, dal punto di vista logistico converrebbe posizionarsi di più sulla Spezia, ma con il Terzo valico Genova sarà imbattibile. Savona la considero meno: è un’ottima banchina ma secondo me non ha grande prospettiva rispetto al mercato del Nord Italia e del Centro-Sud Europa. Quindi bisognerà capire cosa fare, dove concentrare gli investimenti più importanti. Bisogna deciderlo ora per non vanificare il risultato finale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: