«Porto, basta con i contrasti, serve una strategia comune»

Genova - E' dal patto della lasagna tra i terminalisti Aldo Spinelli e Giulio Schenone celebrato davanti a Claudio Burlando che in porto c’è tempesta. Il vento soffia sulle rinfuse, con Spinelli che vorrebbe una robusta proroga della concessione, e l’Autorità portuale che invece sarebbe orientata per una concentrazione di questo traffico a Savona, per far spazio ai container

di Alberto Quarati

Genova - E' dal patto della lasagna tra i terminalisti Aldo Spinelli e Giulio Schenone celebrato davanti a Claudio Burlando che in porto c’è tempesta. Il vento soffia sulle rinfuse, con Spinelli che vorrebbe una robusta proroga della concessione, e l’Autorità portuale che invece sarebbe orientata per una concentrazione di questo traffico a Savona, per far spazio ai container. La decisione va per le lunghe, e per questo e altri motivi alcuni terminalisti accusano le istituzioni di immobilismo (o, nella variante di Burlando, di pianificare in fretta con il rischio di concretizzare male, cosa che ha fatto infuriare il sindaco Marco Bucci). C’è poi il fuoco di fila proprio su Psa (il cui uomo a Genova, per incroci azionari, è Schenone) che ha intascato due concessioni in porto coronate dal dl Concorrenza che regolarizza la pratica, fomentando il malumore in tutta la galassia dei terminalisti legati al concorrente Msc.

Umberto Risso, come presidente di Confindustria Genova: da che parte sta?
«Noi rappresentiamo tutte le anime che sono dentro al porto: non solo i terminal, ma anche armatori, riparazioni navali. Come comprenderà, l’associazione non può entrare nei casi specifici. Per carità, la dialettica tra imprese ha fatto e fa parte del confronto in porto, nessuno lo vuole negare. Ma vorremmo provare a uscire dall’immagine di litigiosità che sta emergendo nelle ultime settimane».

E in che modo? In fondo il confronto, anche acceso, fa parte dell’essere impresa.
«Sì, però vorremmo definire una linea precisa di Confindustria: dei punti fermi da presentare alle istituzioni in un momento fondamentale come questo, dove, non dimentichiamolo, su porto e città sono pronti a riversarsi i finanziamenti del Piano nazionale di recupero e resilienza così come quelli degli interventi ancora in corso legati al decreto Genova. Questo lavoro si concretizzerà attraverso un position paper di Confindustria Genova, che presenteremo tra qualche settimana, e sui cui stanno lavorando i diversi vicepresidenti: Sonia Sandei sulla parte legata al Pnrr, Beniamino Maltese sulla Blue Economy, e così via».

Quali sono i punti più importanti?
«Un primo punto riguarda la multifunzionalità del porto di Genova. Lo scalo deve mantenere e sviluppare tutte le sue attività: container, riparazioni navali, passeggeri e anche le rinfuse».

Ma perché un porto deve avere per forza più funzioni? Non è meglio razionalizzare gli spazi?
«Il principio è semplice. Il porto è una grande impresa: e proprio come un’impresa, se si trova ad avere un unico cliente rischia di non fare molta strada».

Secondo punto.
«Le infrastrutture: e qui il tema della relazione con la città è importante, perché tutto ciò che è in progetto o in costruzione avrà un impatto concreto. Genova in futuro sarà certamente meno congestionata e si potranno sviluppare forme di mobilità sostenibile, che dovranno integrarsi con i progetti di elettrificazione in porto. Penso al cold ironing per consentire alle navi di spegnere i motori quando sono ormeggiate, ma anche all’ultimo miglio ferroviario, che anch’esso dovrà essere elettrificato. E poi ci sono progetti nuovi su cui bisogna certamente aprire un confronto, per comprenderne l’impatto diretto con le attività portuali».

Quali sarebbero?
«Il tunnel subportuale e il Waterfront di Levante. In entrambi i casi, si tratta di opere che si relazioneranno con l’area delle Riparazioni navali: vogliamo capire quale sarà l’impatto su queste attività. E qui si arriva così all’altro punto, quello della diga foranea. Pensiamo che l’allargamento del braccio di mare all’ingresso del porto possa aprire alla possibilità di ampliare la zona delle Riparazioni. E la stessa diga, ovviamente, non dovrebbe essere un semplice manufatto, ma una struttura sfruttabile per più funzioni, che però non le anticipo perché come le dicevo su questo il confronto in Confindustria è ancora aperto. Non le nascondo che ci saranno anche dei punti che so già potranno essere contestati. Nel quadro dell’ampliamento delle aree portuali, un’ipotesi sarebbe quella di riprendere in considerazione l’ampliamento a Ponente del terminal di Pra’».

Un progetto di anni fa che incontrò forti opposizioni in primis dai residenti. Ma per quale tipo di attività pensa potrà essere destinato?
«Come il terminal di Pra’, quindi penso sempre alle attività legate ai container».

Lei propone un documento nel quale vuole dare una linea comune di Confindustria alle istituzioni, che però sono finite nel mirino dei vostri associati per alcune lentezze decisionali. Ignazio Messina ha fatto l’esempio dei depositi chimici.
«Le ho detto che non parlo dei casi specifici, ma le lentezze si possono comprendere, e non credo che dipendano da questioni di non volontà oppure organizzative. Il problema molto spesso è la complessità dei problemi, che non devono solo affrontare Toti, Bucci o Signorini. Perché a Roma a parlare con i ministri ci andiamo anche noi, la Confindustria genovese, quella centrale, la Confitarma con gli armatori. Queste complessità immagino si presenteranno anche quando avremo la messa a terra dei bandi legati al Pnrr. Proprio per questo stiamo lavorando a una posizione comune, perché al di là mille contrasti che ci possono essere, ora abbiamo la necessità di remare tutti nella stessa direzione».

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