"A Genova futuro per rinfuse e container"

Genova - Per una volta sono gli svizzeri a rimanere colpiti. Quando Paolo Emilio Signorini spiega che arriverà una valanga di denaro e che i tempi, almeno sulla carta, per trasformare il porto di Genova saranno celeri, una certa impressione positiva si scorge persino sui visi degli operatori elvetici radunati a Lugano. «Rispetteremo il calendario» promette solenne il presidente dell’Autorità di sistema portuale dal palco

di Simone Gallotti

Genova - Per una volta sono gli svizzeri a rimanere colpiti. Quando Paolo Emilio Signorini spiega che arriverà una valanga di denaro e che i tempi, almeno sulla carta, per trasformare il porto di Genova saranno celeri, una certa impressione positiva si scorge persino sui visi degli operatori elvetici radunati a Lugano. «Rispetteremo il calendario» promette solenne il presidente dell’Autorità di sistema portuale dal palco, mentre in platea spedizionieri, trasportatori, società e banche della Svizzera prendono appunti. E poi i numeri: Genova chiuderà l’anno in crescita rispetto al 2019, probabilmente oltre i 2,7 milioni di container. È per questo che Signorini non è preoccupato dalla guerra sui moli, combattuta all’inizio sul Terminal Rinfuse, ma che ora si è allargata su tutti i fronti.

Perché avete ritardato l’allungamento della concessione al Terminal Rinfuse di Spinelli e Msc?
«Il quadro: il terminal è gestito dai due operatori che l’hanno risanato e portato in utile. Ha anche prospettive commerciali positive e un piano di investimenti corposi, contando i nostri e quelli dei privati. Ecco perché l’istruttoria ha previsto un piano pluriennale esteso. Il comitato di gestione ha chiesto un legittimo supplemento di indagine. Stiamo facendo grandi investimenti - la diga, altri terminal - ed è verosimile e plausibile che su quell’area si ipotizzino in futuro altre destinazioni».

E quindi?
«Francamente: non mi pare corretto dire a un imprenditore che prevede corposi investimenti su quell’area: “Tu adesso devi ridimensionare tutto”. Oggi bisogna dare una prospettiva a quel terminal. Così abbiamo inserito nella bozza di delibera una clausola che prevede per l’Authority la possibilità di rivedere le destinazioni pianificatorie e di utilizzo di quel compendio, in seguito proprio agli investimenti sulla diga e sul resto. È in quel caso che potremo andare a revocare la concessione, riconoscendo così al soggetto destinatario della proroga, se non fosse lui stesso l’istante, la revoca prevista dal codice della navigazione. Ora tocca al comitato e il 30 novembre si voterà».

Ma c’è un piano per trasferire le rinfuse a Savona?
«Nessuno l’ha detto».

Però c’è un piano presentato forse informalmente in Regione per il trasloco...
«Ritengo sia giusto razionalizzare, bisogna vedere però cosa succederà al comparto: potremo convergere eventualmente su Savona se punteremo sui contenitori nell’attuale terminal Rinfuse di Genova. Vedremo».

Monopolio in porto. Gli operatori sono preoccupati dopo la fusione Psa-Sech.
«Trovo la discussione surreale. Il monopolio lo accerta l’Antitrust che individua la posizione dominante e il relativo abuso. Tutti questi soggetti che si arrogano il diritto di dire che c’è un monopolio a Genova, loro sì vanno contra legem. L’analisi tecnica è sofisticata e dice che il mercato rilevante non è Genova. Va da Livorno a Savona. Poi c’è l’Authority dei trasporti che valuta vincoli di accessibilità, e su quell’operazione non ha eccepito. Ci vuole pacatezza a dire certe cose. So bene che c’è una norma (l’art. 18 comma 7 della legge sui porti, ndr), ma la pratica di fusione tra Psa e Sech l’abbiamo sottoposta all’Avvocatura dello Stato e abbiamo sempre notiziato al ministero. Ed è stato concluso che la norma è superata. Poi mi pare incredibilmente antistorico che quel tipo di norma possa andare bene in un porto come Genova, o a Rotterdam, Anversa... Non si può mettere un vincolo di quel genere che vieta di detenere due concessioni dello stesso tipo. Rischia di ingessare il mercato».

È lecito immaginare che rimangano solo due grandi operatori portuali a Genova come dice Ignazio Messina?
«Se prendiamo tutto il nostro sistema portuale arriviamo a tre: Msc, Psa e Maersk alleata con Cosco. Mi pare che così sotto il profilo della concorrenza diventiamo il sistema più performante del Mediterraneo: a Barcellona ci sono solo due operatori, la maggior parte dei porti dell’area è addirittura monomarca».

I terminal di Genova sono inadeguati come dice il presidente di Assagenti Pessina?
«Veniamo da anni difficili: ce n’è per tutti. Che ci siano state e ci siano fortissime tensioni su tutta la catena logistica, è un dato di fatto. Non vedo una categoria che si può chiamare fuori, compresa l’Authority. Abbiamo tantissimi margini di miglioramento. Lui parla per gli armatori: è giusto tenere conto delle osservazioni di tutti, ma Genova ha nei terminalisti più un punto di forza che una debolezza. Lo abbiamo visto con le difficoltà di accessibilità: se le abbiamo superate, il merito è anche loro».

Quando ha letto del patto del patto della lasagna cosa ha pensato?
«Sinceramente troverei inappropriato dire che non ci possa essere un confronto tra persone che hanno avuto un ruolo pubblico e imprenditori. Non è da stigmatizzare: ognuno pranza con chi vuole».

Ma è l’inizio di un nuovo conflitto tra operatori?
«Non credo che però sia quello il problema. Non vedo problemi tra loro».

Su Rinfuse ci sono accuse reciproche, timori di agguati nell’ombra… C’è, o c’è stata, diffidenza.
«Per me è più semplice: c’è stata una discussione legittima nel comitato. Ma tra gli operatori non vedo conflitti».

Ci sarà ritardo sulla costruzione della nuova diga?
«No. Rispetteremo i tempi. Se partiamo nel 2022 abbiamo quattro anni per completare la diga. L’importante è farla partire. Manca la Via e confidiamo che l’istruttoria si concluda entro dicembre».

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