Rinfuse, Canavese attacca: «Genova non ha un piano»

Genova - Il suo voto contrario al rinnovo trentennale della concessione per Terminal Rinfuse Genova non era un “no” all’azienda e neppure alle rinfuse nello scalo, bensì un appello a iniziare a disegnare da subito il porto del futuro, accelerando sul Piano regolatore portuale: mettendo nero su bianco su quali banchine cresceranno i contenitori, visto che con la diga è previsto il raddoppio, e in funzione di quello decidere rinnovi e spostamenti

di Monica Zunino

Genova - Il suo voto contrario al rinnovo trentennale della concessione per Terminal Rinfuse Genova non era un “no” all’azienda e neppure alle rinfuse nello scalo, bensì un appello a iniziare a disegnare da subito il porto del futuro, accelerando sul Piano regolatore portuale: mettendo nero su bianco su quali banchine cresceranno i contenitori, visto che con la diga è previsto il raddoppio, e in funzione di quello decidere rinnovi e spostamenti. «Il nodo è cosa vogliamo fare del porto di Genova - spiega Rino Canavese, rappresentante del Comune di Savona nel Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale il giorno dopo il voto -, non è un problema di rinfuse. Mi chiedo se prima di ragionare delle rinfuse non sia il caso, visto che stiamo investendo per fare una nuova diga e diciamo che lo facciamo per raddoppiare il traffico dei contenitori, che ci chiediamo “dove” li raddoppiamo. Per saperlo dobbiamo cominciare a scarabocchiare un Piano regolatore portuale: non ci vogliono anni, bastano sei mesi. Ma deve esserci la voglia di farlo, mentre mi sembra che ci sia voglia di fare grandi studi ma non di prendere una matita e disegnare su una planimetria un porto».

Al posto della concessione trentennale l’ex presidente del porto di Savona in Comitato ha proposto una licenza quadriennale. «Un percorso provvisorio per fare andare avanti l’attività mentre si mette subito mano al Piano regolatore portuale in modo da avere un indirizzo per ridisegnare il porto cercando di far sì che all’interno siano salvaguardati quelli che ci sono. Perché nessuno vuole escludere qualcuno, ma se vogliamo incrementare i container dobbiamo inventarci le banchine per farlo. Se non disegniamo nulla finisce che sul bacino di Sampierdarena - per problemi veri - non perché si debba fare un favore a qualcuno, consolidiamo i traffici esistenti che non hanno nulla a che vedere con il progetto che il porto sta portando avanti».

Per i container oltre al Sech c’è il terminal di Calata Bettolo che potrà permettere uno sviluppo: «Ma è una banchina da 512 metri. Ci sta una nave. E il resto?» replica Canavese. In realtà proprio il Terminal rinfuse, stretto fra la Bettolo di Msc e il Genoa Port Terminal di Spinelli potrebbe essere destinato a container. Ma quello che chiede Canavese è che si vada a tracciare una planimetria di quello di cui per ora si ragiona soltanto: cosa si farà e dove, e se ci sarà una banchina lineare invece del porto a pettine, dove si fanno i riempimenti: «Perché se non disegniamo nulla - insiste - il rischio è che fra tre anni avremo il cantiere della diga per le grandi navi aperto, ma non avremo le banchine dove metterle». Intanto sul fronte del lavoro la Culmv è pronta ad andare in assemblea: il 20 dicembre i camalli saranno chiamati ad approvare il bilancio sociale e a trovare una data per l’assemblea per rinnovare le cariche che potrebbe tenersi a gennaio.

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