«Terminalisti, crociere e Fincantieri. Così il porto di Genova cambia volto»

Genova - Alla fine a Genova «a regime rimarranno due grandi operatori container» per un porto che Paolo Signorini, presidente dell’Authority che comprende anche Savona, definisce in «epocale trasformazione»

di Simone Gallotti

Genova - Alla fine a Genova «a regime rimarranno due grandi operatori container» per un porto che Paolo Signorini, presidente dell’Authority che comprende anche Savona, definisce in «epocale trasformazione». Per la diga, i nuovi collegamenti su strada e ferrovia, per l’avvio del cantiere vero del ribaltamento a mare di Fincantieri e per il risiko anche sulle banchine passeggeri.

È stato l’anno della partenza di diversi cantieri. Cosa sta cambiando in concreto?
«Avevo detto che il 2021 sarebbe stato epocale per Genova e Savona. Perché guardando al calendario delle opere che valgono in totale 2,3 miliardi di euro, sapevo che avremmo completato sostanzialmente le autorizzazioni e aggiudicazioni di quasi tutte le opere. Certo gran parte di questa rivoluzione sarà merito della diga e della viabilità portuale che verrà separata da quella leggera. Cambierà tantissimo anche il waterfront da Punta Vagno alla Lanterna con una riduzione significativa dell’impatto ambientale del porto sulla città».

E nel 2022 si comincerà a vedere un altro volto di Genova?
«Daremo avvio anche all’espansione dei cantieri di Sestri Ponente e si tratta di un’opera fondamentale per l’occupazione quanto la diga lo è per l’espansione del porto e per la sua sopravvivenza. Certo cominceremo ad avere un impatto significativo dei cantieri sulla vita della città, ma quei disagi sono funzionali ai progetti di straordinaria crescita».

Rimaniamo sul ribaltamento a mare di Fincantieri: siamo pronti con i lavori quindi?
«La prima fase è avviata completamente. Per la fase due, la grande espansione, chiudiamo l’aggiudicazione e poi nel 2022 ci sarà sicuramente apertura dei lavori».

E il calendario della diga è confermato?
«Entro la prima decade di gennaio arriverà la Via dal ministero ed è l’ultimo importante passo. Abbiamo già avviato la manifestazione di interesse che si chiuderà il 31 dicembre. Una volta completate le autorizzazioni, manderemo le lettere di invito. Quindi a marzo, al massimo ai primi di aprile, chiuderemo con l’ aggiudicazione. Da quel momento inizia la fase di progettazione definitiva esecutiva: alla fine dell’anno prossimo, al massimo all’inizio del 2023, partiranno i lavori».

E sui depositi chimici? C’è possibilità che non vengano trasferiti sulla banchina?
«Vorrei essere chiaro: non è un buon sintomo che se ne parli da troppi anni e non accada nulla. Secondo: trovare una collocazione alternativa per i depositi non è facile e non solo per un problema autorizzativo. Ma anche perché in ambito portuale è necessario trovare un’intesa con il concessionario esistente. Ed è questa un’attività che abbiamo svolto nel 2021. Il terzo aspetto è quello che muove il sindaco: la gente pensa che i depositi chimici debbano andare via da Multedo perché lo stabilimento si trova in mezzo alle case e c’è grande attenzione per un eventuale incidente. Il sindaco è giustamente preoccupato per questa evenienza: non perché i depositi non siano in sicurezza, ma perché sono in un luogo inidoneo. La clessidra del tempo che corre non è per il sindaco così neutrale come per tutti gli altri. Può essere che ancora una volta l’area, per motivi autorizzativi, non sia quella individuata, ma non sarei così indifferente alla necessità di una ricollocazione in tempi brevi».

Altro tema fondamentale per la città: le aree ex Ilva. Il porto reclama un po’ di spazi?
«Certo che reclamiamo. È evidente che un milione di metri quadrati in quella posizione sarebbero fondamentali per la logistica e il decongestionamento del traffico. È un punto condiviso con Toti e Bucci. Capiamo che c’è una delicata vertenza industriale, ma a mio parere l’azienda potrebbe fare qualcosa di più per trovare un punto di caduta. Credo che oggi un milione di metri quadri non sia più richiesto da quelle attività e credo che destinarne una parte alla città sarebbe opportuno».

Fronte terminal: come cambia il risiko dei terminalisti?
«Stiamo assistendo a una delle tante transizioni e questa è generazionale. Le grandi famiglie terminaliste genovesi stanno prendendo decisioni per facilitare questa transizione. Chi con partner chi con fondi: lo sbocco sarà che quasi nessun terminal a Genova sarà gestito a livello familiare da qui a qualche anno e a regime ci saranno due realtà terminaliste full container. È poi possibile che nel comparto passeggeri possano prendere un po’ di spazio in più le crociere. La domanda è in crescita nonostante il Covid: c’è Msc, ma c’è richiesta anche da altre grandi compagnie…"

Si riferisce a Costa e al ritorno a Genova?
«Costa ha ribadito di voler tornare. Calata Gadda non ha avuto esito per colpa un po’ del Covid e un po’ per lo sviluppo di Hennebique dove ci sarà un altro terminal cociere. Ecco: auspico che Costa e Msc possano trovare una accordo su questo nuovo terminal».

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