Secondo Maersk la congestione dei porti durerà fino a luglio

“Stiamo lavorando per sviluppare un nuovo processo che ci consenta di prevedere più accuratamente i tempi di transito così da avere più chiarezza, precisione e controllo a vantaggio dei nostri clienti”

di Elisa Gosti

La congestione dei porti legata al malfunzionamento della filiera distributiva non terminerà prima di luglio del prossimo anno. A dichiararlo è Maersk, in una comunicazione ufficiale dove l’azienda prevede che si protrarrà anche il problema della mancanza di attrezzature in molti luoghi del sub-continente indiano, in ragione del fatto che diversi aspetti continuano a impattare negativamente sulla difficoltà di riposizionamento dei container. Tra i fattori individuati troviamo: l’aumento delle ispezioni doganali sui container refrigerati come misura preventiva contro la diffusione del Covid, la mancanza di forza lavoro nei porti marittimi e terrestri, i ritardi delle navi dovuti ai lunghi tempi di attesa al largo dei maggiori porti mondiali. Maersk stima, poi, che il mercato stradale della logistica – sempre in riferimento al sub-continente indiano – crescerà in conseguenza dell’aumento della domanda di prodotti di consumo.

In India, in base ad uno studio realizzato dalla società RedCore, si attende una crescita del mercato con un tasso annuale pari all’8% nei prossimi cinque anni. Lo scorso novembre, il Pmi (Manufacturing Purchasing Manager Index) ha raggiunto in India il livello più alto degli ultimi dieci mesi (57.6): un risultato guidato dalle vendite nazionali che hanno rappresentato la fonte principale della crescita, considerando che gli ordini legati alle esportazioni sono cresciuti solo lievemente. Mentre si stanno ancora esaminando le ragioni che sono alla base della continua mancanza di attrezzature, Maersk dichiara che l’attuale panorama operativo appare molto sfidante ed è rappresentato dall’immagine di ben 90 navi che si trovano in rada al largo del porto di Los Angeles e Long Beach, in attesa di poter fare ingresso nei due porti californiani per scaricare il cargo.

La situazione riguardante la congestione degli hub portuali resta, quindi, molto critica negli Stati Uniti a causa della scarsità dei network di trasporto collegati ai gate portuali. In modo simile, i tempi di attesa al di fuori dei principali porti del Regno Unito continuano ad essere elevati a seguito della mancanza di autisti di camion.

"I porti chiave del nostro network globale restano molto in difficoltà a causa dei cosiddetti “colli di bottiglia” infrastrutturali e della mancanza di forza lavoro – spiega Maersk – Continuiamo ad osservare che il 10-20% della capacità globale viene dispersa a causa dei lunghi tempi di attesa al largo dei principali porti mondiali. Tutto ciò avviene nonostante la disponibità di trasporto delle navi sia stata completamente utilizzata e fa sì che la capacità delle navi resti molto limitata causando la perdita di corse".

La compagnia di trasporto container con sede a Copenaghen stima che il tempo di attesa nei principali porti del sub-continente indiano e del Medio Oriente - quali Colombo, Chittagong, Salalah, Jebel Ali, Nhava Sheva, Mundra, Jeddah e Port Qasim resterà sotto i due giorni, mentre un numero significativo di porti presenterà un tempo di attesa, per le unità che dovranno farvi ingresso, tra i tre e i cinque giorni, se non oltre.

"Guardando al futuro ci aspettiamo che il malfunzionamento della filiera distributiva, come risultato delle congestioni portuali, si prolungherà almeno per tutta la prima parte del 2022 – continua Maersk – Stiamo lavorando per sviluppare un nuovo processo che ci consenta di prevedere più accuratamente i tempi di transito così da avere più chiarezza, precisione e controllo a vantaggio dei nostri clienti".

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