Marghera, il polo italiano dell’industria green

Inaugurato poco prima delle chiusure forzate del 2020, il Gplab nasce con l’intento di “creare un volano per il sistema imprenditoriale che si sta affacciando su tematiche non tradizionali”

Dalle bioplastiche da rifiuti organici al bio idrogeno da batteri rossi che andrà nello spazio.

L’innovazione e la sperimentazione non hanno frontiere al Green Propulsion Laboratory Veritas, la piattaforma di ricerca sulle bioenergie finanziata dal ministero per la Transizione ecologica e il Comune di Venezia per la riconversione verde di Porto Marghera.

Inaugurato poco prima delle chiusure forzate del 2020, il Gplab nasce con l’intento di «creare un volano per il sistema imprenditoriale che si sta affacciando su tematiche non tradizionali. Per cui la missione di creare piattaforme tecnologiche a livello di impianti pilota» spiega Graziano Tassinato che dirige il Gplab.

Non solo idee dunque, nel cuore della più grande area industriale d’Italia, ora in fase di riconversione.

La filosofia «è creare le condizioni per testare a livello pilota dei paradossi tecnologici». Ma cosa vuol dire? «Noi lavoriamo su principi, come ad esempio, bruciare con l'acqua i rifiuti usando i superfluidi che sono quei gas che portati a pressione di temperatura diventano come il fuoco oppure progetti che simulano in un bicchiere d'acqua le pressioni e le temperature che ci sono sulla superficie del sole».

Tra i progetti in corso, spiega Tassinato, «la conversione dell’anidride carbonica, catturata dai fumi industriali, in biometano attraverso processi biochimici e fisici avanzati e il mese scorso abbiamo inaugurato la prima gas bioraffineria che produce bioplastiche ed energia usando proprio l'anidride carbonica separata dai fumi».

C’è poi l’idrogeno su cui il mondo sta investendo tempo e risorse.

Dall’utilizzo dell'idrogeno come catalizzatore di processi chimici e non come combustibile fino ad arrivare al bio idrogeno prodotto dai batteri rossi diretto nello spazio. Il progetto Purple B è stato infatti scelto dall’Esa (Agenzia Spaziale Europea) e riguarda la produzione di idrogeno dai batteri rossi, isolati dai sedimenti della Laguna di Venezia.

L’aspetto interessante, spiega il direttore del GpLab, «è che si tratta di fossili viventi. Sono infatti i primi batteri che hanno colonizzato la crosta terrestre quando non c’era ossigeno. Quindi stiamo usando i nostri antenati per andare a colonizzare mondi eso-terrestri». Purple-B, messo a punto dal GpLab Veritas in collaborazione con le Università di Padova e Venezia e la start up 9 Tech, prenderà il via il primo marzo.

Tra i progetti in corso, spiega Tassinato, «la conversione dell’anidride carbonica, catturata dai fumi industriali, in biometano attraverso processi biochimici e fisici avanzati e il mese scorso abbiamo inaugurato la prima gas bioraffineria che produce bioplastiche ed energia usando proprio l'anidride carbonica separata dai fumi».

C’è poi l'idrogeno su cui il mondo sta investendo tempo e risorse. Dall’utilizzo dell'idrogeno come catalizzatore di processi chimici e non come combustibile fino ad arrivare al bio idrogeno prodotto dai batteri rossi diretto nello spazio. Il progetto Purple B è stato infatti scelto dall'Esa (Agenzia spaziale europea) e riguarda la produzione di idrogeno dai batteri rossi, isolati dai sedimenti della Laguna di Venezia.

L’aspetto interessante, spiega il direttore del GpLab, «è che si tratta di fossili viventi. Sono infatti i primi batteri che hanno colonizzato la crosta terrestre quando non c'era ossigeno. Quindi stiamo usando i nostri antenati per andare a colonizzare mondi eso terrestri». Purple-B, messo a punto dal GpLab Veritas in collaborazione con le Università di Padova e Venezia e la start up 9 Tech, prenderà il via il primo marzo.

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