Porti, ritardi 11 volte sopra la media a livello mondiale

L’indicatore dei tempi d’attesa delle navi è cresciuto del 15 per cento in un mese

di Alberto Ghiara

L’indice di attesa dei container nei porti mondiali ha raggiunto nei giorni scorsi gli 11,6 milioni di giorni per teu: il valore in condizioni normali dovrebbe essere di 1 milione di giorni per teu. E’ quanto rivela il nuovo indicatore messo a punto dalla società tedesca di logistica Kuehne+Nagel, il Seaexplorer Disruption Indicator, nato per misurare lo stato di congestione dei porti in un momento in cui questa variabile pesa enormemente sull’attività delle imprese del settore, oltre che sugli approvvigionamenti a destinazione finale.

L'indicatore condensa il tempo di attesa medio nei porti di Prince Rupert, Vancouver/Seattle, Oakland, Los Angeles/Long Beach, New York, Savannah, Hong Kong, Shanghai/Ningbo e Rotterdam/Anversa. La misura è fatta tenendo conto della capacità delle navi e del tempo di attesa: una nave con una capacità di 10.000 teu che aspetta 12 giorni per entrare in un porto equivale a 120.000 giorni per teu di attesa. Inoltre, un'altra nave da 5.000 teu che aspetta 10 giorni per entrare nello stesso porto equivale a 50.000 giorni per teu di attesa. Il tempo totale di attesa è di 170.000 giorni per teu di attesa. Attualmente le navi in attesa nei grandi porti presi in considerazione per l’indicatore sono 612. L’indice ha raggiunto il livello di 11,6 milioni, il 15 per cento in più rispetto allo scorso periodo di Natale.

Otto Schacht, membro del consiglio di amministrazione di Kuehne+Nagel International e responsabile della logistica marittima, ha dichiarato al “Business Times”: “La situazione non sta migliorando affatto, nonostante il Natale sia ormai passato. I tempi di attesa per le navi portacontainer erano di uno o due giorni al massimo. L'80% della congestione è attualmente causato dagli Stati Uniti".

Il livello di congestione del traffico container, fra l’altro, ha avuto come conseguenza una crescita anche del mercato delle navi multipurpose e del traffico convenzionale.

Per le navi convenzionali, l'indice delle tariffe time charter è salito, secondo Drewry, a 10.575 dollari al giorno a dicembre 2021. Questo indice è aumentato del 63% dall'inizio del 2021 e del 69% da dicembre 2020. Su base mensile l’aumento a dicembre è stato soltanto dello 0,8% rispetto all'aumento dell'1,9% osservato a novembre. Secondo la società londinese, le vacanze di fine anno hanno portato a un calo di queste tariffe, in particolare nel settore del trasporto marittimo a corto raggio. Drewry prevede che l’indice dovrebbe aumentare dell'1,7% nell'attuale mese di gennaio per raggiungere 10.750 dollari al giorno. Sebbene questi tassi siano rallentati alla fine dello scorso anno, Drewry prevede che riguadagneranno rapidamente uno slancio più forte all'inizio del 2022. La crisi dell'offerta nel mercato dei container, dovuta alla congestione portuale e ai problemi legati alla crisi sanitaria, resta, a suo avviso, il principale motivo di domanda nel settore.

In effetti, le prospettive non sembrano migliorare per il momento. In Cina il Covid continua a generare incertezze, anche come conseguenza della politica del governo che punta a mantenere a zero la diffusione del contagio, chiudendo intere città con le loro attività produttive anche quando si riscontrano soltanto pochi casi della malattia. Dopo il porto di Ningbo restrizioni hanno colpito Shenzhen, Tianjin e Dalian. "L'impatto del Covid sulle spedizioni sarà un grande problema in termini di manodopera disponibile presso i produttori asiatici, i porti e l'intera catena di approvvigionamento", ha affermato Josh Brazil, vicepresidente di Supply Chain Data Insights di project44, un’altra società che si occupa di consulenza sui dati del mondo dello shipping. Il governo cinese attribuisce invece ai ritardi delle navi provenienti da Stati Uniti e Europa l’ingolfamento registrato nei terminal di Yantian, sempre nel porto di Shenzhen.

©RIPRODUZIONE RISERVATA