Genova, il jolly in porto: una penisola sulla diga per Riparazioni e Gnl / LA MAPPA

È corposo il progetto di cui pochi giorni fa ha parlato al Secolo XIX Ferdinando Garrè, numero uno dei cantieri San Giorgio del Porto, e che prevede lo spostamento delle Riparazioni navali sulla nuova diga foranea

di Alberto Quarati

Genova - È corposo il progetto di cui pochi giorni fa ha parlato al Secolo XIX Ferdinando Garrè, numero uno dei cantieri San Giorgio del Porto, e che prevede lo spostamento delle Riparazioni navali sulla nuova diga foranea. È corposo, è uno dei quaderni depositati in sede di débat public, e le Riparazioni sono solo un tassello di «un’ipotesi concettuale», come la definisce l’autore Guido Barbazza, che prevede con numeri e schemi il trasferimento di ampie aree di porto addossate alla nuova diga, in linea con le esperienze dei porti di Barcellona e Marsiglia. Il progetto Wildcard (come si definisce in inglese la carta del jolly) di Barbazza, già ai vertici del gruppo Wärtsilä, è firmato dalla sua nuova startup ixMachina e si articola su tre diverse varianti (la rielaborazione nel grafico riguarda la prima) ma il concetto non cambia, come spiega il manager: «L’idea è quella di sfruttare la diga non solo per la sua funzione primaria, cioè difendere il porto dalle onde, ma anche per metterla a frutto creando nuove aree portuali».

Circa 500 mila metri quadrati strappati al mare: ma così non costerebbe di più? «Al contrario, perché un riempimento comporterebbe la costruzione della diga sfruttando meglio le linee del fondale, e facendola quindi partire da una profondità inferiore rispetto al progetto attualmente in corso». L’altro cardine di Wildcard è il collegamento a terra della diga con un ponte - di altezza tale da consentire il passaggio di pilotine e Navebus - che attraverso un raccordo stradale e ferroviario si salderebbe a terra alle aree dell’ex Ilva. La nuova diga poggerebbe su fondali da -19 a -33 metri da Ponente a Levante, e si allargherebbe verso Sud-Est per 4,7 chilometri, attestandosi nella sua estremità Est a 150-200 metri verso il largo rispetto alla barriera attuale. Le nuove aree portuali addossate alla diga si svilupperebbero in un spazio, largo dai 110 metri a Ponente ai 130 di Levante, tra due punti in corrispondenza rispettivamente di Ponte Canepa e Calata Olii Minerali. Nella zona più a Ponente (121 mila metri quadrati), troverebbero spazio attività come i depositi chimici ricollocati da Multedo, il deposito di stoccaggio del gas naturale liquefatto oggi assente in Liguria, un eventuale biodigestore (come da progetti circolati nei mesi scorsi per le aree ex Ilva).

Più a Levante (243 mila mq), ci sarebbe spazio per i traghetti merci (roll on-roll off): «Il raccordo ferroviario e stradale diventa qui fondamentale - spiega Barbazza -: scaricando su Sestri Ponente (ferrovia e casello), si eviterebbe l’effetto collo di bottiglia che rischia di verificarsi una volta che la nuova diga in progetto sarà pronta: perché il porto di Sampierdarena aumenterà la sua capacità, ma il casello di Genova Ovest, da cui passa tutto il traffico, rimarrà sempre lo stesso». In accordo con Acciaierie d’Italia, 130 mila mq di aree oggi abbandonate potrebbero essere convertite alla logistica, con una funzione di back up ferrovario per le attività collocate sulla diga: infatti, secondo il progetto, ulteriori 165 mila mq sulla diga potrebbero essere ricavati ampliando sia la parte dedicata ai ro-ro sulla diga, sia la banchina di terra, che nel progetto si vede interamente rettificata da Calata Olii Minerali (anche questo traffico, in ipotesi, potrebbe essere trasferito sulla penisola portuale) a Ponte Etiopia: in quel caso, si libererebbero ulteriori aree per i container, con la possibilità di destinare Calata Sanità all’attività crocieristica e dei traghetti.

Infine, lo specchio acqueo che si verrebbe a creare a Levante consentirebbe la creazione di una penisola delle Riparazioni navali (41 mila mq) collegata al Pontile ex Superbacino, con la possibilità di trasferirvi le aree industriali delle Calate Boccardo e Gadda, che così liberate potrebbero entrare nell’area del Porto Antico, aprendosi alla città - e che potrebbe ospitare anche un bacino galleggiante. All’estremo Levante, ci sarebbe lo spazio per un raddoppio della Darsena, in linea con la vocazione nautica del nuovo Watefront di Renzo Piano. In totale fanno 570 mila metri quadrati di aree in più, 2,9 chilometri di nuovi accosti, tutti tra l’altro fuori asse rispetto al cono aereo con le relative limitazioni. I volumi di riempimento calcolati sono 12,6 milioni di metri cubi (che sarebbero ricavabili per 8,3 dai materiali di risulta degli scavi della Gronda, e per 3,1 dalla demolizione integrale della vecchia diga). I costi stimati (e dettagliati nel progetto) ammontano complessivamente a 895 milioni di euro, contro gli 1,3 del progetto attuale. Cinque gli anni per l’esecuzione.

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