«La sfida delle rinnovabili entri nei porti» / INTERVISTA

Alessandro Migliorini, genovese, è a capo di European Energy Italia, società dalla quale Iren ha acquistato parchi fotovoltaici per 121,5 megawatt di capacità installata. European Energy sviluppa, finanzia, costruisce e gestisce parchi eolici e solari nel mondo. In Italia avete avviato l’attività nel 2018.

di Gilda Ferrari

Genova - Alessandro Migliorini, genovese, è a capo di European Energy Italia, società dalla quale Iren ha acquistato parchi fotovoltaici per 121,5 megawatt di capacità installata. European Energy sviluppa, finanzia, costruisce e gestisce parchi eolici e solari nel mondo. In Italia avete avviato l’attività nel 2018.

Primo bilancio?

«Non è semplice lavorare qui. Prima i permessi venivano rilasciati dalle Regioni. Dopo il decreto Semplificazioni, a dispetto del nome hanno sdoppiato il processo autorizzativo: le Valutazioni di impatto ambientale (Via) spettano al governo, ma tutto il resto è rimasto di competenza degli enti locali».

Quanto tempo assorbe l’iter autorizzativo dei vostri progetti?
«Tre anni, in media. Una volta ottenuta l’autorizzazione si resta però esposti ai ricorsi degli enti, che pure hanno partecipato alla conferenza dei servizi ma che entro quattro mesi possono fare ricorso - e di solito lo fanno. Tutti i nostri progetti sono stati impugnati. Di fatto, un progetto resta sospeso per cinque o sei anni».

Malgrado le difficoltà, European Energy in Italia ha progetti per un miliardo di investimenti. Per quale ragione?
«La natura del Paese offre potenzialità enormi. Un po’ perché siamo in ritardo rispetto ai Paesi nordici e c’è un gap da colmare, ma l’elemento principe è il valore di irraggiamento, che è del 70-80% più alto rispetto al Nord Europa. Il valore di irraggiamento determina la sostenibilità dell’investimento. Si sta definendo la necessità dell’Italia di crearsi una sorta di autonomia energetica: un Paese che importa il 77% del fabbisogno energetico dall’estero va incontro a difficoltà, com’è noto».

L’aumento dei costi delle materie prime ha inciso sulle vostre scelte?
«I costi di realizzazione degli impianti sono aumentati, i margini si sono ridotti: in Paesi con irraggiamento basso gli investimenti non sono sostenuti dalle performance degli impianti. Poiché i modelli di business del nostro settore non si basano più su schemi incentivanti statali, bensì su prezzi di mercato, l’aumento delle materie prime ha fatto dell’Italia un Paese in cui investire conviene grazie a un irraggiamento alto che garantisce performance alte. L’Italia per noi rappresenta uno dei mercati principali a livello mondiale».

Vede opportunità nei porti italiani? A Genova?
«I porti sono una grande opportunità per questo tipo di applicazioni. In Danimarca stiamo iniziando a sperimentare sia tecnologie tradizionali come l’eolico, sia nuove tecnologie come il biometanolo. Abbiamo sottoscritto un’intesa con Maersk per produrre biometanolo per le navi mercantili. A Genova andrebbe fatto un progetto integrato dove utilizzare, oltre alle aree portuali su terra, anche lo specchio acqueo per applicazioni di fotovoltaico flottante utilizzabili dalle utenze del porto o per fare idrogeno verde».

La manutenzione del fotovoltaico flottante è complessa: come si gestisce?
«Sono strutture specifiche fatte per questo tipo di ambienti. Serve però una manutenzione capillare perché la salinità determina problemi. Perciò sono scettico quando vedo questo tipo di interventi fatti dal pubblico o con fondi pubblici. Se l’investimento viene fatto da un privato c’è maggior interesse a mantenere gli asset perfettamente funzionanti, a fronte di un business plan di ritorno dell’investimento».

Quanto valgono le rinnovabili in Italia?
«Sei o sette miliardi di investimenti annui, da qui al 2030».

Batterie. Pensa che l’Italia possa esprimere una filiera in questo settore?
«È una delle strade che stiamo guardando. L’Italia ha enormi potenzialità in termini di creazione di una filiera per l’accumulo: ha eccellenze nel campo della tecnologia solare, della carpenteria, degli inverter».

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