Riparazioni e container: Confindustria Genova vara il piano per il porto

Sono sei le soluzioni per il porto proposte da Confindustria Genova nel Position Paper, o “Contributo alle scelte pianificatorie per lo sviluppo e la valorizzazione del porto”, frutto di una mediazione non facile

di Alberto Quarati

Genova - Sono sei le soluzioni per il porto proposte da Confindustria Genova nel Position Paper, o “Contributo alle scelte pianificatorie per lo sviluppo e la valorizzazione del porto”. Frutto di una mediazione non facile - la sezioni Cantieristica e Terminal Operators sono spesso luoghi di confronti infuocati - il documento è la lista dei suggerimenti degli industriali all’Autorità di sistema portuale, che sta mettendo in cantiere il nuovo Piano regolatore del porto collegato alla nuova diga foranea (2030 l’opera conclusa). Le due soluzioni più dirompenti sono quelle che riguardano Pra’ e Riparazioni navali. Nel primo caso infatti l’associazione guidata da Umberto Risso conferma la proposta emersa già durante la gestazione del Paper, il completamento del Dente a Ponente della penisola dove sorge il terminal container Psa: «Non si tratta - spiega Beniamino Maltese, vicepresidente con delega alla portualità, regista da novembre degli incontri per mettere a punto il documento - di un’estensione verso Voltri del porto, ma del solo completamento della banchina esistente, cui si aggiungerebbe un nuovo segmento di diga foranea, non oltre 300 metri. Un intervento che consentirebbe l’accosto di due portacontainer. Le potenzialità che stimiamo sono di 1 milione di teu l’anno, non sottratti ad altri porti. La struttura sarebbe collegata alle linee del Terzo valico, grazie ai lavori in corso che consentiranno di movimentare treni da 750 metri». Chi finanzia? «Sono interventi di solito a carico del pubblico - dice Maltese - ma questo è un progetto in linea coi necessari criteri di sostenibilità europei, e visti i numerosi fondi italiani e stranieri che stanno investendo nei nostri porti, può attirare l’attenzione dei privati».

Capitolo Riparazioni: l’idea è estendere a Sud-Est l’area Ex Superbacino e della Darsena nautica. L’obiettivo è in primis agganciare la ristrutturazione delle navi da crociera: «Oggi - dice Maltese - l’età media di molte unità in circolazione si avvicina ai 15 anni. Il rifacimento della loro parte alberghiera è una necessità, ed è il lavoro di refit più redditizio. Ma per fare questa operazione bisogna svuotare completamente la nave, quindi servono grandi spazi. Dunque proponiamo la creazione di un piazzale operativo in testa all’area ex Superbacino, che già dispone di una calata lunga circa 300 metri e larga circa 100». Quanti posti di lavoro in più? «In base a una stima basata al rapporto delle attività oggi dalle Riparazioni, parliamo di 1.500 persone dirette, altrettante indirette». Nel progetto, anche la copertura a Molo Giano dei Bacini 1,2 e 3 e l’ampliamento del 4. La soluzione confindustriale propone anche un avanzamento delle aree per la riparazione degli yacht e della darsena nautica, in linea con le ambizioni del Waterfront di Renzo Piano.

Tutto ciò però cozza con una delle indicazioni alla base del nuovo progetto della Diga foranea, la separazione fra il traffico passeggeri e quello commerciale. Secondo l’Adsp, con la nuova Diga l’ingresso del porto sarebbe separato in due parti (a fare da divisorio, un moncherino superstite della diga attuale): la parte verso terra sarebbe dedicata all’ingresso e uscita delle navi passeggeri, la parte verso la nuova Diga sarebbe per i cargo. Con l’avanzamento delle Riparazioni, la bocca per le navi passeggeri verrebbe meno. Ma, obietta Maltese, la separazione dei traffici è un lusso: lo spazio residuo rimarrebbe abbondante, senza dimenticare che il traffico commerciale prevale in settimana, quello passeggeri nel weekend.

Tre: per il porto passeggeri, Confindustria non propone grandi rivoluzioni: «Il recupero dell’Hennebique e la rettifica delle banchine esistenti su modello di Ponte dei Mille garantirebbe la possibilità di ospitare più navi, con 500 mila passeggeri in più, anche considerando gli effetti sul Mediterraneo Occidentale della parziale chiusura di Venezia e della riduzione delle attività sul Baltico» collegate alle tensioni Europa-Russia. Non c’è insomma sul piatto il terminal crociere al posto del Sech, indiscrezione che circola da tempo: «Non abbiamo titolo per entrare nel merito delle concessioni degli associati - dice Risso -. Tuttavia, forse con questa nuova configurazione qualche riassestamento sarebbe possibile. Ma parliamo di un periodo di tempo che se saremo bravi si realizzerà in sette-otto anni».

Quattro: per Sampierdarena, Confindustria propone una revisione del cono aereo, e più spazi nella parte a Levante grazie ai riempimenti. Sul tema dei depositi chimici, ok alla collocazione in porto: «L’opzione zero non esiste, Genova deve avere un’area a servizio dell’industria chimica». Sul dove, «la decisione spetta alle istituzioni», anche se sul dibattito tra l’interferenza tra la collocazione individuata dall’Adsp (Ponte Somala) e le attività di Grimaldi «va avviato un tavolo di concertazione quanto prima, perché il traffico ro-ro è un settore strategico».

Cinque, «la razionalizzazione delle funzioni petrolifere nell’attuale ubicazione a Sestri-Multedo».

Infine, per Cornigliano gli industriali sostengono l’organizzazione di un accesso multimodale alle crociere: «L’accesso diretto dall’Aeroporto al porto passeggeri è fondamentale» conclude Maltese.

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