Abatello (Circle): “Digitalizzazione, i porti italiani hanno fatto progressi importanti”

“Lo verifichiamo giorno dopo giorno parlando con le aziende straniere, soprattutto dell’Europa centrale, che chiedono sempre più spesso informazioni sui porti italiani”

Luca Abatello

Genova – Valore della produzione in aumento del 25% a 9,3 milioni, utile netto di mezzo milione di euro (rispetto alla sostanziale parità dell’anno precedente), Ebitda a 1,4 milioni (contro i 700.000 euro del 2020). Per Circle, società genovese fondata 10 anni fa e quotata sul mercato Euronex Growth di Milano, il 2021 è stato un anno di crescita e consolidamento in un settore, quello della digitalizzazione, più che mai in prima linea dopo l’emergenza pandemica e il lancio del Pnrr.

«A tre anni dalla quotazione posso definire il nostro percorso intenso ma ricco di soddisfazioni – spiega al Secolo XIX-The MediTelegraph l’amministratore delegato Luca Abatello – Avevamo un piano di crescita molto ambizioso, e direi che lo abbiamo rispettato in pieno: da 4 milioni di fatturato siamo passati a 9,3 milioni, mentre le persone che lavorano con noi sono cresciute da 30 a 88».

Presente a Genova, Milano, Trieste, Bruxelles e Oporto, il gruppo Circle si occupa, oltre che di forniture di servizi software, di consulenza aziendale. L’obiettivo a medio termine, continua Abatello, «è crescere per via sia esterne che interne e arrivare a 20 milioni di fatturato, inserendo altre 60-70 persone nel nostro network. Sono numeri che possiamo raggiungere in 3-4 anni, anche grazie alle iniziative che abbiamo già intrapreso con successo in Centro Europa, Middle East e Nord Africa».

Come per altre aziende attive nello stesso settore, l’emergenza Covid-19 ha consentito a Circle di valorizzare e monetizzare il proprio core business («oggi parlare di trasporti e logistica senza una solida struttura digitale è impossibile»), ma anche di irrobustire la componente legata alla consulenza.

Un’attività, quest’ultima, destinata a ricoprire un ruolo sempre più centrale grazie all’effetto Pnrr: «Il Piano “nasconde” una serie di opportunità che non tutte le aziende riescono a intercettare in autonomia. Penso, ad esempio, alle agevolazioni per l’acquisto di equipment. La nostra esperienza, unita a una presenza strutturata a Bruxelles, ci consente di accompagnare imprese e associazioni in un percorso che può davvero fare la differenza».

Fra gli esempi di successo dell’attività Circle, Abatello ricorda il lancio di Milos (una piattaforma che consente il monitoraggio e il controllo completo della catena logistica) e i progetti-pilota relativi ai corridoi logistici internazionali «che hanno permesso ai porti di Genova, Trieste e La Spezia di connettersi più facilmente a Turchia, Marocco ed Egitto grazie alla semplificazione delle procedure doganali e alla smaterializzazione dei documenti».

Ad ascoltare Abatello, lo stereotipo dell’Italia arretrata dal punto di vista della tecnologia applicata ai trasporti si ridimensiona sensibilmente. «La verità è che il Paese in questi anni ha fatto passi da gigante: lo verifichiamo giorno dopo giorno parlando con le aziende straniere, soprattutto dell’Europa centrale, che chiedono sempre più spesso informazioni sui porti italiani. Non è vero che il mercato ci percepisce come una realtà arretrata. Al contrario: siamo tra i Paesi con la reputation migliore. Ciò non significa, naturalmente, che possiamo fermarci qui. Il Pnrr ci pone davanti a un bivio, perché coincide con grandi rivoluzioni come l’avvio dello sportello unico doganale e la realizzazione di infrastrutture cruciali come il Terzo valico: se tutto andrà come speriamo, l’Italia diventerà definitivamente leader nel Mediterraneo».

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