Porto di Genova, Toti: "Basta tirarci per la giacchetta"

Il presidente della Regione agli operatori: "Nello scalo leadership salda. Ora stop alle polemiche"

Genova - L’obiettivo dichiarato è spegnere l’incendio prima che divampi: gli operatori del porto ci mettono poco a passare dal semplice mugugno alla conflitto permanente. E così Giovanni Toti ha deciso di intervenire per provare a stoppare le fughe in avanti ("Basta tirarci per la giacchetta"), rimettere in ordine i terminalisti ("Non c’è posto per il monopolio") e blindare la diga ("Chi vuole fermarla non troverà in noi una sponda").

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Il clima sulle banchine si è scaldato di nuovo. Lo trova legittimo?

"Francamente no. È profondamente sbagliato. Tutte queste fughe in avanti, queste tirate di giacca non sono coerenti né con la situazione, né con i tempi. Lo scalo ha fatto passi da gigante e nei prossimi cinque anni ne compirà altri. C’è anche una grande concordia istituzionale: tra Regione, Comune e Authority, e con il governo. Il risultato si vede: la conflittualità sociale nel porto è azzerata, la Culmv è in via di risanamento. Sono cominciati i cantieri che cambieranno volto al porto, Confindustria nautica non è più spaccata e si è ricreato il feeling tra il Salone e la città, l’area delle riparazioni navali ha tanto lavoro, l’operatività di Bettolo è già cominciata e poi c’è la nuova diga…Non solo: le grandi concessioni sono state stabilizzate. Ecco, mi pare che tutti i grandi operatori abbiano trovato risposte adeguate. Certo gli spazi non bastano mai, ma oggi francamente non è l’epoca delle spallate, ma quella delle decisioni concertate. Basta conflitti".

Però Fabrizio Palenzona, non uno a caso, dice che nel porto comanda il sindaco Bucci. C’è un problema di governance?
"Non credo proprio. Da qualche anno ormai sono il governatore della Liguria: non c’è mai stata una decisione che non sia stata presa in accordo con tutti, compresi gli operatori, Confindustria e i sindacati. Mi pare che nessuno abbia titolo per lamentarsi. Per amor del cielo: ogni istanza è legittima e i nostri operatori sono tra i migliori del mondo, ma noi diamo risposte adeguate. Pensi a Bettolo: sono stati spesi più di 200 milioni di euro di denaro pubblico e ora deve entrare rapidamente in funzione. Mi auguro che le prove tecnico nautiche siano positive per dare così a Msc lo spazio in più che chiede perché è un partner strategico per la città. E poi la nuova diga che renderà le banchine di Genova più moderne e competitive. Anche Psa ha progetti di espansione. E ancora: Grimaldi lamenta alcune disattenzioni, ma con i toni giusti si troverà una soluzione. Francamente non vedo quali decisioni siano state prese a spallate".

Nuova diga verso Voltri e allargamento del terminal: è d’accordo con il piano di espansione di Psa?
"Basta con la formula 'meno spazio ha il mio concorrente, meglio è per me'! Stiamo investendo diversi miliardi di euro, con la nuova diga i terminal di Sampierdarena saranno finalmente in grado di accogliere le stesse navi che oggi trovano spazio da Psa. Ci sono poi le opere ferroviarie, le aree buffer nel basso Piemonte…Insomma: c’è spazio per Psa, per Msc e per i terminalisti storici genovesi. Dobbiamo portare Genova a triplicare il volume dei contenitori in pochi anni e dobbiamo investire sulle autostrade del mare che sono il vero trasporto sostenibile del futuro. Credo che il nuovo Piano regolatore portuale debba garantire più spazio possibile alle crociere nel bacino del porto vecchio. Tutti i grandi player del settore hanno ordinato nuove navi che a breve entreranno in servizio: stiamo lavorando su Hennebique e dovrà esserci altro spazio per il settore. Ad esempio il Sech che è parte di Psa: se il gruppo decidesse che i container possono espandersi a Ponente, perché non dedicare quell’area del porto vecchio alle crociere, ai traghetti e alle autostrade del mare? Ragioniamoci. Ci sono le condizioni perché tutti possano crescere".

Anche Grimaldi vuole un terminal a Genova...
"Già ora il gruppo ha una presenza forte a Savona che è parte di questa Authority. Se vuole investire per avere uno spazio anche su Genova, bene, parliamone, sediamoci attorno a un tavolo. Non ci sono figli e figliastri. Sia chiaro: la politica a cui non starò mai è quella del monopolio, del meno siamo meglio stiamo, quella del chiudere aree alla concorrenza. Nei prossimi giorni incontreremo Dp World con cui abbiamo già ragionato a Dubai. Chi oggi ci tira per la giacchetta fa una politica miope e sbagliata. Il rapporto è sereno e di dialogo. Con tutti".

Sembra anche con il Pd. Alessandro Terrile, capogruppo Dem in comune a Genova, è diventato ad di Ente Bacini. È un problema politico?
"No, nessun problema politico. Da quando sono presidente, e come me la pensano sia Bucci che Signorini, abbiamo sempre scelto senza considerare le tessere di partito. Chi è stato nominato deve poi mettere in campo una visione concertativa e non conflittuale. È stata scelta una persona che si ritiene abbia capacità, lo conosco poco e mi auguro le abbia davvero".

Però Terrile si candiderà alle prossime amministrative con il Pd...
"Non c’è incompatibilità formale, ma certamente fare il capo dell’opposizione e guidare Ente bacini sono mestieri completamente diversi. È inopportuno. È come se il presidente del porto o quello di Stazioni marittime si candidassero per noi in un comune persino diverso da Genova: sarebbe bizzarro. Penso invece che sia opportuno allargare la corresponsabilità del governo all’opposizione su temi strategici. Serve però grande responsabilità e poca partigianeria e mi pare ovvio che questo sia poco compatibile con una campagna elettorale".

Il movimento dei contrari alla nuova diga sta crescendo?
"Ci sono due tendenze negli anti-diga, entrambe sbagliate e deleterie. La prima è un vecchio retaggio dell’economia genovese che ragiona così: 'se uno ha meno spazio di me, ne guadagno io'. E questa corrente teme che la diga possa aprire a una gigantesca ondata di concorrenza e crescita, ma è proprio quello che voglio io. Quindi non passerà mai e non troverà mai una sponda nella Regione. La seconda è di quelli che dicono no a tutto: sono i 5 Stelle e un certo sindacalismo d’avanguardia che vorrebbero far vivere tutti di reddito di cittadinanza. Lo trovo inaccettabile".

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