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Confindustria presenta il suo Progetto Mare / PIANO INTEGRALE E SINTESI

Oggi, nella sede di Confindustria, si svolge la prima delle due giornate dedicate all’economia del mare durante la quale viene presentato il Progetto Mare, realizzato da Confindustria insieme alle sue rappresentanze associative

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Roma - Oggi, nella sede di Confindustria, si svolge la prima delle due giornate dedicate all’economia del mare durante la quale viene presentato il Progetto Mare, realizzato da Confindustria insieme alle sue rappresentanze associative (Confitarma, Assonave, Federpesca, Federstrasporto, Assiterminal, Confindustria Nautica, Assomarinas, Unem, Federchimica-Assogasliquidi, Anita, Unione industriali di Napoli, Assolombarda e Confindustria Lombardia): "L’economia del mare - spiegano da Confindustria - è un comparto sul quale è più che mai necessario elaborare una strategia dedicata, valorizzandone le singole e già rilevanti potenzialità in una visione di sistema, contribuendo in modo significativo allo sviluppo e alla competitività, su scala produttiva e territoriale, dell’intero Paese".

LEGGI IL PROGETTO MARE

Ancor più in questa fase di grande incertezza e di criticità sistemiche, il ruolo dell’economia del mare può diventare ancor più determinante per la sua funzione strategica multilivello - è il concetto di Confindustria: "A cominciare dal nostro commercio internazionale che funziona prevalentemente attraverso il mare, non solo per quanto riguarda il nostro export, ma anche per l’import di fonti energetiche, materie prime, prodotti agricoli, semilavorati e prodotti finiti di diverso contenuto tecnologico, essenziali per alimentare le nostre filiere industriali, logistiche e commerciali, e i consumi".

Il mare inoltre è una leva strategica fondamentale per diversificare le fonti di approvvigionamento e i mercati di sbocco, anche in funzione dei cambiamenti geopolitici e geoeconomici in atto e di quelli futuri. Confindustria quindi ha individuato proprio nell’economia del mare uno dei volani strategici per il rilancio, lo sviluppo e la crescita dell'Italia e ha elaborato di una serie di proposte su governance, riforme e semplificazioni amministrative, politiche industriali orientate alla transizione energetica e digitale, sviluppo infrastrutturale e intermodale, riqualificazione e rilancio della portualità turistica e sviluppo della filiera ittica. L’evento è stato realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo, la partnership di Audi, la collaborazione di Confitarma e Fincantieri, il contributo di Confindustria Nautica e grazie ad Assiterminal, Assogasliquidi, Assologistica, Assomarinas, Assonave, Costa Crociere, Federpesca, Federtrasporto, Rina, Unem.

IL PROGETTO IN SINTESI
Tutte le proposte sono state valutate dal Tavolo consultivo confederale per l’Economia del mare, al fine di elaborare una sintesi delle proposte di policy e definire una serie di misure specifiche di intervento volt e allo sviluppo della blue economy in tutte le sue articolazioni. Nasce così il Progetto mare, che non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso attuativo delle proposte elaborate:

- istituire un ministero del Mare, o almeno un forte coordinamento che raccolga e coordini tutte le competenze amministrative relative alle diverse attività che utilizzano e valorizzano la Risorsa Mare, con un unico punto di riferimento politico per superare la forte frammentazione che caratterizza la governance del comparto;
- riformare il Codice della Navigazione e adottare il regolamento attuativo del Codice della Nautica;
- ridurre gli oneri amministrativi sulle navi battenti bandiera italiana e scongiurare il potenziale rischio di fuga delle nostre navi verso bandiere estere (flagging out);
- costituire un effettivo level playing field della navalmeccanica europea per eliminare il dumping strutturale da parte dei paesi dell’Asia orientale attraverso una regolamentazione dei sussidi esteri e l’utilizzo dei sostegni pubblici europei per investimenti a prevalente valore aggiunto europeo;
- condividere in sede Imo (Organizzazione marittima internazionale) la normativa ambientale che si sta delineando in sede europea sul trasporto marittimo per armonizzare le politiche e non pregiudicare la competitività del sistema dell'Unione europea nel suo complesso;
- definire un’unica cornice regolatoria e introdurre driver tecnologici standardizzati per la digitalizzazione della filiera logistica portuale;
- semplificare le procedure riguardanti i progetti degli interporti e delle relative piattaforme logistiche e dei nuovi t erminali intermodali;
- definire una regolamentazione unitaria e uniforme delle concessione, definendo il rapporto concessorio con regole certe e criteri volti a valorizzarne (sia per il concedente che per il concessionario) i contenuti di carattere economico-finanziario;
- rilanciare la portualità turistica con misure prevalentemente dedicate alla manutenzione, al ripristino di strutture danneggiate e alla tutela dai rischi di erosione e da eventi meteorologici avversi;
- elaborare una politica industriale dedicata al settore e l’introduzione di strumenti finanziari adeguati a i grandi e impegnativi processi di trasformazione in atto, in particolare riguardo alle varie filiere energetiche, a basse e zero emissioni, necessarie a sostenere un processo di transizione di lungo periodo;
- soste nere la domanda di investimenti di rinnovo e ammodernamento del naviglio nazionale, inclusa la flotta peschereccia, secondo i parametri richiesti dalla transizione energetica e digitale della mobilità marittima;
- utilizzare la domanda pubblica come strumento di politica industriale per il rinnovo delle flotte pubbliche destinate ai traghetti e al trasporto pubblico locale e alla difesa e alla sicurezza;
- applicare il modello Genova, laddove possibile, anche per le opere portuali, con l’eliminazione del cosiddetto gold plating, cioè il divieto di introduzione o di mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive comunitarie;
- pianificare gli investimenti di connessione infrastrutturale dei porti, con priorità agli interventi di ultimo-penultimo miglio ferroviario e connessioni alla rete dei porti” nonché di “ultimo miglio stradale” per completare la rete a supporto della efficienza dei gate internazionali;
- accelerare i meccanismi di funzionamento dell’assetto organizzativo delle Zone economiche speciali del Mezzogiorno, attuare gli sportelli unici digitali per l’autorizzazione unica amministrativa, attivare le zone franche intercluse delle Zes;
- adottare rapidamente la disciplina specifica per le Zone logistiche semplificate (Zls), con misure specificamente dedicate all’attrazione di investimenti.

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