"Genova, le compagnie pronte a investire ancora in banchina"

"Altri sbarchi a terra degli armatori? È possibile. Penso che possa esserci un disegno ulteriore, ma questo prescinde dai vantaggi fiscali": Paolo Pessina, presidente di Assagenti, lascia intendere che le grandi compagnie sono pronte ad altre operazioni di investimento

di Simone Gallotti

Genova - "Altri sbarchi a terra degli armatori? È possibile. Penso che possa esserci un disegno ulteriore, ma questo prescinde dai vantaggi fiscali": Paolo Pessina, presidente di Assagenti, lascia intendere che le grandi compagnie sono pronte ad altre operazione di investimento sulle banchine e sulla logistica. L’occasione per la previsione arriva con l’assemblea di Spediporto ieri a Genova. "Negli anni le grandi linee hanno acquisito quote nei terminal, ma questo non ha avuto impatti sulla concorrenza: nel panorama dello shipping ci sono grandi operatori come Psa e Dp World - spiega il numero uno degli agenti marittimi genovesi -. Anche sul fronte dei clienti: non è acquisendo case di spedizione, ad esempio, che l’operazione si giustifica sotto il profilo dei vantaggi fiscali. È un fenomeno che avviene da tempo e il mercato è rimasto competitivo. E poi voglio ricordare che è vero che le compagnie fanno utili incredibili, ma questo è avvenuto solo negli ultimi 2 anni, mentre per dieci anni sono state in sofferenza". Il presidente di Spediporto, Alessandro Pitto, all’ultima assemblea dopo sei anni di mandato, lancia un allarme: "L’accesso alla capacità di trasporto ora è un tema: se questo accesso alla capacita è condizionato dall’obbligo di acquistare servizi che tradizionalmente sono offerti dagli spedizioniere, allora per noi è un problema. Ma dobbiamo chiederci: è un problema solo per noi spedizionieri o anche per il consumatore finale?".

Il tema centrale della tavola rotonda dell’assemblea è quindi l’integrazione verticale, lo sbarco a terra degli armatori. E Pitto lo ha posto anche nella relazione: "Non si può continuare a considerare la logistica un mero centro di costo". Stefano Messina, presidente di Assarmatori, non è d’accordo: "Non è così - dice dal palco - Perchè sarebbe contraddittorio rispetto all’integrazione verticale. Oggi la nave non è più un asset fondamentale, il ferro è sempre meno importante". E sulla polemica sugli aiuti agli armatori che investono nelle logistica, è Giulio Schenone, vice presidente dei terminalisti di Confindustria Genova, ad aprire le danze: "Feport (la federazione che raduna i terminal europei, ndr) porta avanti da tempo una battaglia di equità: gli operatori sul mercato devono poter giocare con lo stesso mazzo di carte. Oggi l’integrazione verticale delle società armatoriali è ormai un dato di fatto e i global carrier dal punto di vista fiscale hanno un trattamento di favore".

L’Authority invece è pronta per varare il piano regolatore portuale: "Siamo in un momento di ascolto e siamo pronti ad avviare i tavoli di approfondimento nei prossimi mesi perché dopo il documento di pianificazione strategica che è stato formalmente approvato dal ministero ora dando avvio ai lavori del Piano regolatore portuale. Questo avverrà in una serie di tavoli con l’ascolto delle categorie e con strumenti di sintesi e condivisione".

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