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Edili, il rischio dei ricorsi sulla nuova Diga foranea di Genova

Gli agenti marittimi chiedono di ultimare le opere entro i tempi previsti, ma l'Ance paventa il rischio di ricorsi se l'Autorità di sistema portuale non aggiornerà il prezziario degli appalti al Dl Aiuti. E Merlo chiede una verifica di qualche giorno sulla nuova barriera a mare dello scalo ligure

Alberto Quarati
2 minuti di lettura
La tavola rotonda all'assemblea di Assagenti a Genova. Seduti, da sinistra: Luigi Merlo (Federlogistica), Alessandro Santi (Federagenti), Umberto Risso (Confindustria Genova), Paolo Piacenza (Adsp Genova-Savona), Luigi Attanasio (Camera di Commercio di Genova) e Giorgio Musso (Ance Genova) 

Genova - Quattro infrastrutture fisiche, una tecnologica: Terzo valico, Nodo ferroviario, Gronda autostradale, nuova Diga foranea e (meno altisonante, ma fondamentale per chi lavora con le banchine) nuovo sistema informatico portuale. Sono questi gli interventi prioritari su Genova che, secondo Paolo Pessina, presidente di Assagenti - l’associazione degli agenti marittimi genovesi ieri riuniti in un assemblea dal titolo “Solo il possibile” - devono essere realizzati nei tempi previsti, non un giorno in più, per evitare di consegnare città e porto al declino: "Se - aggiunge Pessina - per effetto della crisi delle materie prime si dovessero manifestare rincari sensibili, non rallentiamo queste opere di prima fascia, ma piuttosto le altre previste: che sono sicuramente importanti, ma non hanno il carattere prioritario delle cinque elencate A Genova - aggiunge provocatoriamente a margine dell’assemblea - il tema della congestione portuale globale si sente relativamente. Se avessimo decine di navi alla fonda in attesa di entrare, sarebbe la misura di un porto di tutt’altra rilevanza".

L’aspirazione di vedere le cinque opere ultimate almeno entro le ultime date annunciate (Terzo valico 2026, Nodo 2024, Gronda i cantieri a settembre come ribadito ieri mattina dalla viceministro Teresa Bellanova, Diga 2027, E-Port l’anno prossimo) si scontra in effetti con una realtà complessa, e il richiamo di Pessina sui costi non è casuale: i costruttori infatti sono già sul piede di guerra, come ricorda Giulio Musso, presidente di Ance Genova, che rivela come la numero uno nazionale degli edili, Federica Brancaccio, abbia scritto una lettera all’Autorità di sistema portuale di Genova, in cui si chiede l’aggiornamento dell’appalto proprio per la nuova Diga (900 milioni di lavoro) sulla base del prezziario previsto dal decreto Aiuti, che prevede rialzi fino al 20%.

In caso contrario, avverte Musso, potrebbero scattare i ricorsi al Tar. E Luigi Merlo, presidente di Federlogistica (ma anche responsabile relazioni istituzionali di Msc), dal palco sottolinea la necessità di prendere qualche giorno "sull’analisi tecnica" della Diga, anche alla luce delle recenti perplessità espresse da alcuni tecnici del settore: "Non significa prendere tempo - precisa -. Ma la Diga ha caratteristiche e dimensioni uniche: ho sentito degli esperti che hanno espresso alcune perplessità, e io personalmente ho parlato con dei tecnici con alcune osservazioni sul basamento. Vale la pena, se ci sono le tempistiche, prendere 15-20 giorni per vedere se sia necessario correggere il tiro".

Pessina rilancia anche la proposta della riduzione delle aree oggi nella disponibilità dell’ex Ilva (1,3 milioni di metri quadrati), per renderla Zona logistica semplificata, polmone produttivo del porto. Proposta accolta da Marco Bucci, sindaco di Genova, che quantifica in 500 mila metri quadrati le aree trasferibili dalla siderurgia ai trasporti: "Nessun tabù, ma quando ho provato a chiedere quelle aree mi hanno massacrato. Busogna provarci tutti assieme - dice Bucci. Oggi su 1,3 milioni di metri quadrati lavorano 950 persone, in un’azienda di software lavora una persona ogni 20 metri quadrati, in banchina una ogni 400". Bucci ha anche rilanciato il progetto di scalo eco-sostenibile riportando un progetto dell’Adsp che stima in 140 megawatt il fabbisogno di energia dello scalo.

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