Nuova Diga di Genova, tutto in 10 giorni / FOCUS

Con oggi, mancano 10 giorni alla data limite per l’opera su cui il porto di Genova si gioca il futuro. Il 30 giugno infatti sarà l’ultimo giorno entro cui i soggetti interessati potranno presentare le offerte per l’appalto integrato da oltre 900 milioni destinato a realizzare la Fase 1 della nuova Diga

di Alberto Quarati

Genova - Con oggi, mancano 10 giorni alla data limite per l’opera su cui il porto di Genova si gioca il futuro. Il 30 giugno infatti sarà l’ultimo giorno entro cui i soggetti interessati potranno presentare le offerte per l’appalto integrato da oltre 900 milioni destinato a realizzare la Fase 1 della nuova Diga foranea: seguiranno negoziazione e aggiudicazione, partita che l’Autorità di sistema portuale conta di chiudere a luglio. Secondo indiscrezioni riportate dal Secolo XIX, in pista ci sarebbero almeno due cordate: una con molta Cdp al suo interno (Fincantieri partecipata al 71%, WeBuild al 16% e poi Fincosit e Sidra), l’altra fra Eteria (il consorzio Gavio-Caltagirone), Rcm e il colosso spagnolo Acciona. La data è guardata con attenzione non solo da Palazzo San Giorgio, ma anche dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibile, e da altri 14 porti italiani. Infatti, la Diga rientra nell’intervento “C7” del Pnc, il Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr (nome del capitolo: “Sviluppo dell’accessibilità marittima e resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici”; valore 1,47 miliardi) che al pari del Piano nazionale di Ripresa e resilienza ha paletti rigidi: se non si rispetta il cronoprogramma, lo Stato revoca il finanziamento.

E la prossima tappa è proprio la fine del secondo trimestre 2022, quando per l’intero intervento “C7” dovranno essere pubblicate le gare per il 30% dei lavori, cioè 441 milioni. Ecco perché l’Authority deve chiudere i giochi al 30 giugno: negli oltre 900 milioni di appalto per la Fase 1, ci sono i 500 milioni del Pnc, che così messi a gara non solo evitano la revoca dei soldi per la Diga, ma anche per il resto delle opere previste nel suo capitolo: la Diga di Vado Ligure e quella di Napoli, o i dragaggi a Ravenna. Se la Diga passa puntuale, si salva tutto il resto. Su questo fronte, il numero uno di Palazzo San Giorgio, Paolo Emilio Signorini, conferma meccanismo e tempistiche: "Siamo in linea con Pnrr e tempi di aggiudicazione»".

I COSTRUTTORI

Tuttavia, specie a valle delle elezioni amministrative a Genova, si sono sollevate obiezioni. La più pesante è proprio quella dei costruttori. Nella lettera inviata l’8 giugno da Federica Brancaccio a Signorini, la presidente dell’Ance nazionale spiega che "l’importo a base di gara, pari a circa 929 milioni, sebbene sia stato aggiornato al prezziario della Regione Liguria dell’anno 2022, appare ancora sottostimato". Motivi, "gli extracosti per l’esecuzione di lavori in mare aperto (...) il vertiginoso aumento delle materie prime innescato dal conflitto russo-ucraino" del quale "non si è tenuto conto", "la contrazione del programma dei lavori pari a un anno solare, dovuta al rispetto delle tempistiche del Pnrr" per la quale "non è stato previsto alcun incremento per la connessa maggiore produttività richiesta al cantiere (...). L’insieme di tali criticità rischiano di rendere insostenibile sin da subito (...) la realizzazione dell’opera e di precludere la partecipazione alla gara delle imprese serie, con forte rischio che la procedura vada deserta".

Brancaccio chiede l’adeguamento del prezziario in base al decreto Aiuti e "di valutare l’adozione di tutte le misure opportune, fino all’annullamento della gara in autotutela, per ripubblicarla su importi e condizioni maggiormente in linea con l’attuale realtà di mercato". Giulio Musso, presidente di Ance Genova, ha agitato l’ipotesi di un ricorso. Da notare che a maggio il tribunale amministrativo del Lazio, proprio su ricorso di alcuni costruttori interessati alla gara, ha sospeso l’affidamento per la realizzazione del nuovo porto commerciale di Fiumicino, accogliendo la tesi della base d’asta incongrua a fronte del caro-materie prime. "Ci atteniamo alle disposizioni vigenti e alla linea del governo - commenta Signorini -. Siamo consapevoli della delicatezza del tema, ma fiduciosi di avere tutti gli strumenti per affrontarlo".

I TECNICI
Ci sono poi le perplessità tecniche: a marzo, il think tank IxMachina di Guido Barbazza (oggi presidente del Municipio Ponente a Genova per il centrodestra) aveva presentato un progetto meno costoso. Poi è stata la volta di Piero Silva, tra i maggiori esperti del settore che, in rotta col Rina, di cui era consulente proprio sul progetto della Diga, ha deciso di rendere note le sue riserve al progetto, che in questi mesi sono circolate facendo discutere la comunità portuale. Soprattutto tempi e costi: il sistema di costruzione a cassoni previsto dal Progetto di fattibilità non è mai stato utilizzato, dice Silva, per una diga così lunga e profonda. La struttura che si avvicina di più è quella di Kamaishi in Giappone, 20 metri più profonda ma lunga la metà: tempo di esecuzione, 30 anni. Facendo una media di 30 progetti simili, Silva stima per Genova almeno 15 anni di lavori per due miliardi.

Di questi maldipancia si è fatto portavoce Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, ma anche responsabile relazioni istituzionali di Msc e papà della Diga quando era presidente del porto (fu lui a firmare l’adeguamento tecnico-funzionale). Merlo ha chiesto se non ci sia modo di prendere 10-20 giorni in più per ulteriori approfondimenti: anche il manager, sentiti i tecnici, ritiene 55 metri una profondità "inaudita", e il timore è che se l’impostazione dell’opera determinasse ritardi, "ci sarebbero interferenze al traffico navale per decenni". Anche per questo nei giorni scorsi Paolo Pessina, presidente di Assagenti, ha proposto che a fronte di extra-costi, si dirottino risorse di opere meno importanti sulla Diga e poco altro. —

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