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Assoporti: "Pnrr? Alle banchine serve un interlocutore unico"

"Dobbiamo essere realisti: senza una semplificazione robusta, razionale, intelligente avremo difficoltà a realizzare tutto”. Così Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti, all'assemblea delle Adsp. E Giovannini anticipa: "Russo guiderà Ram" per correggere i pasticci di Uirnet

Alberto Quarati
2 minuti di lettura
Da sinistra: il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, e il presidente di Assoporti, Rodolfo Giampieri 

Roma – “Gli investimenti nei porti da Piano nazionale di Ripresa e resilienza e da Piano nazionale complementare sono come un lascito – “legacy” direbbero gli inglesi – per un futuro sostenibile e inclusivo. E poi ci sono gli ulteriori strumenti delle Zone economiche speciali e delle Zone logistiche semplificate, per sviluppare gli investimenti sui territori. Ma dobbiamo essere realisti: senza una semplificazione robusta, razionale, intelligente avremo difficoltà a realizzare tutto”.

VIDEO: TUTTI I PROGETTI DI SOSTENIBILITA' NEI PORTI RACCONTATI (IN BREVE) DAI PRESIDENTI

Così il presidente di Assoporti, Rodolfo Giampieri, in occasione dell’assemblea pubblica di Assoporti, l’associazione delle Autorità di sistema portuale italiane. “La semplificazione serve per i cantieri, per realizzare le opere una volta ottenute le fonti di finanziamento. Bene quindi il rispetto delle norme in vigore, ma queste norme devono essere fluide. Per questo quindi serve un ente unico di regolazione e vigilanza, un unico interlocutore per le varie necessità del cluster. E questo a nostro giudizio non può che essere il ministero per le Infrastrutture e mobilità sostenibile, che tra l’altro per legge è il nostro ministero vigilante”. I porti chiedono insomma chiarezza e un unico interlocutore nel quadro degli interventi straordinari da Pnrr e Pnc: nessun accenno diretto, ma a tutti in sala sono venute in mente le difficoltà di relazione dei porti con alcuni dicasteri, Transizione ecologica in particolare, che non avrebbe ancora dato il via libera a una cospicua parte di finanziamenti Pnrr legati ai porti verdi.

LA RELAZIONE DI GIAMPIERI
 

Su questo punto il ministro Enrico Giovannini non ha risposto direttamente, anche se sono circolate indiscrezioni (smentite dal Mims) secondo cui il ministro starebbe pensando a una task force sulla gestione dei programmi straordinari dei porti. In ogni caso, Giovannini ha ricordato diverse cose, a partire dal fatto che l’obiettivo del governo sia mirato a inserire le banchine in un quadro di politica industriale italiana: “La buona notizia – dice Giovannini – è che le Authority sanno resistere alle sirene. A quelli che dicono che gli scali devono essere in competizione gli uni con gli altri, quelli che ci vuole il ministero del Mare, quelli che la specificità del porto, quelli che l’unicità del porto… A chi dice vogliamo il ministero del Mare (che sono soprattutto gli armatori, ndr) rispondo che stiamo lavorando a un Programma Paese che al contrario interconnetta i porti all’interno dell’Italia e con il resto d’Europa, dunque con investimenti sulle ferrovie, sulle connessioni e riflettendo sul piano nazionale aeroporti. Si tratta insomma di una visione manifatturiera dei servizi in cui i porti hanno un ruolo fondamentale non come monadi, ma parte di un sistema diverso”. Un contesto dove l’accorciamento della catena logistica gioca un ruolo fondamentale, perché Zes e Zls dovrebbero candidarsi a essere le sedi del reshoring per l’industria italiana: “A Davos – prosegue Giovannini – un grande produttore di microchip mi ha detto: ‘Adesso dovete pensare alla globalizzazione regionale. Noi non possiamo mica pensare di trasportare per sempre microchip dall’Estremo Oriente, inquinando il pianeta’. Insomma, il messaggio era ‘attrezzatevi’. Insomma, la sostenibilità non è un vezzo del ministro: la transizione è un processo in atto, che dobbiamo stare attenti a non subire”.

Giampieri con Sonia Sandei, responsabile Elettrificazione del gruppo Enel 

Così, dice Giovannini, non può funzionare la visione degli armatori: “Ci viene detto: servono il Gnl, l’ammoniaca, l’idrogeno e i combustibili normali. Vi dovete attrezzare con tutti i mezzi immaginabili. Così non può funzionare: bisogna prima capire dove vogliamo portare il sistema, ecco perché l’accordo con il ministero dell’Università per interconnettere anche i porti il mondo accademico”.

Foto di gruppo dei presidenti dei porti italiani: da sinistra Musolino (Civitavecchia), Garofalo (Ancona), Guerrieri (Livorno-Piombino), Di Sarcina (Catania-Augusta), Deiana (Sardegna), Mega (Stretto), D'Agostino (Treiste) coperto dal ministro Giovannini, Rossi (Ravenna) dietro Giampieri, il comandante generale Nicola Carlone, Pasqualino Monti (Palermo-Trapani), Fulvio Lino Di Blasio (Venezia) 

Il ministro ha anche annunciato la nomina di Ivano Russo alla guida della Ram, che si occuperà tra l’altro della digitalizzazione dei porti, obiettivi fallito da Uirnet “dopo anni di inefficienza e incapacità” sentenzia Giovannini. Giulio Lo Iacono, responsabile pianificazione dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) ha ricordato la necessità di un Sustainability Manager per ogni porto proprio in vista degli ingenti investimenti nei porti verdi. Dall’assemblea è emersa, oltre a una profonda disamina sul ruolo geopolitico dei porti, anche lo stato di salute delle banchine italiane nel primo trimestre del 2022, curato dal centro studi Srm collegato a Intesa Sanpaolo: la crescita complessiva è del 6,5% sullo stesso periodo del 2021, a quota 117,7 milioni di tonnellate di merce movimentata. I container (dati in teu) movimentati sono stati 2,8 milioni (+9,7%), stabili i rotabili (dati in tonnellate) a 28 milioni (+1,5%), cinque milioni le merci varie (+14,7%), 15 milioni le rinfuse solide (+9,2%) e infine 38,4 milioni le rinfuse liquide (+3,1%).

Il parterre in sala 

 

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