Genova, Signorini: “Una Diga più corta per risparmiare. Negozieremo anche con altre imprese”

Il presidente dei porti di Genova e Savona: il governo darà priorità all’opera nei fondi per gli extracosti

Il porto di Sampierdarena interessato dalla costruzione della nuova diga

di Simone Gallotti

Genova – Chi fa il mio mestiere, il funzionario pubblico, il cerino in mano ce l’ha per definizione». Paolo Emilio Signorini non si sente solo a fronteggiare l’onda delle polemiche dopo la gara senza partecipanti per la costruzione della diga di Genova. Anzi: difende il percorso scelto («Solo i matti possono pensare che ci siamo svegliati all’ultimo senza considerare che il mondo è cambiato totalmente»), annuncia cosa succederà («la diga potrebbe essere più corta di 2-300 metri») e avvisa le imprese: «Siamo pronti alla negoziazione con i due soggetti che hanno manifestato interesse alla realizzazione del progetto, ma potrebbero essercene altri»).

Presidente, partiamo dall’inizio. Ma come ci siamo arrivati a una gara senza offerte?

«Noi abbiamo dato avvio a dicembre a una manifestazione di interesse a cui hanno partecipato due grandi raggruppamenti. Non è che a dicembre questi ritenessero una follia affrontare il cantiere. Nel frattempo sono successi diversi fatti che hanno destabilizzato tutto: con la pandemia e la guerra in Ucraina, è chiaro che abbiamo avuto uno shock dei prezzi che ha causato alle imprese un ripensamento, dopo aver probabilmente considerato i noti problemi di approvvigionamento. Ma un conto è se questa vicenda la spieghiamo così, un altro è pensare che abbiamo sbagliato tutto negli ultimi 3 anni. Ho letto frasi che non hanno senso logico. Mi scusi, ma secondo lei siamo andati sul mercato alla cieca? La verità è che c’è un problema sistemico».

E la prima a farne le spese è stata la diga.

«Ma no! Sono andate deserte e revocate migliaia di gare. Pensi alle ferrovie: Rfi ha ritirato diversi bandi. Li hanno già riemessi: hanno autonomia di prezzario e hanno potuto già bandire di nuovo. Il problema, ribadisco, è sistemico. È questa la lettura più obiettiva di quello che è successo».

E ora però siamo in difficoltà.

«Non condivido questo clima di frustrazione eccessiva. Abbiamo testato il mercato e adesso possiamo rivedere alcuni elementi del bando. Se il mercato dice no a una procedura di gara, questo esito può rappresentare anche un modo per capire come migliorare. Non stiamo dicendo che buttiamo al macero gli stanziamenti, l’approvazione, il progetto. Diciamo solamente che adesso dobbiamo tornare sul mercato».

E procederete con la negoziazione diretta.

«Voglio essere chiaro: quando fai un’evidenza pubblica e la gara va deserta, la stazione appaltante, cioè noi, ha titolo per effettuare una negoziazione diretta sul mercato con chi ha partecipato alla manifestazione di interesse e anche con altri soggetti. Lo dice il codice. Mi pare poi che le stesse lettere delle imprese siano di ferma volontà di realizzare la diga e di disponibilità a sedersi al tavolo. E questo faremo: dalla settimana prossima iniziamo a contattare le imprese: le due che hanno fatto la manifestazione, con eventuali altri soggetti, e con questi andremo a valutare come rendere l’appalto più appetibile».

La negoziazione sarà tutta solo sui soldi?

«Ci sono tre mondi possibili. Uno: le imprese nella negoziazione diretta potrebbero confrontarsi con noi proponendo migliorie che rispettano il progetto approvato ma consentono di risparmiare. Secondo: in base alla stessa raccomandazione del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, il molo da 2,8 chilometri potrebbe anche diventare più corto, salvaguardando comunque le caratteristiche di sicurezza. Lo si può scrivere nel contratto e ovviamente se ne tiene anche conto nel costo. Dobbiamo verificarlo».

Ma la diga più corta di quanto?

«Duecento, trecento metri. Significa fare provvista di alcune centinaia di milioni di euro».

E poi, terzo “mondo”?

«L’adeguamento dei prezzi. Applicheremo le norme previste. In particolare l’articolo 26 (del dl Aiuti, ndr)che riconosce un forfettario del 20% come adeguamento del prezzario regionale. Se ci fosse un ulteriore aumento è prevista una copertura del 90% di questa eccedenza. Nella sua lettera Webuild dice: “Anche il 20% è poco, fate come ha fatto Rfi che ha ritirato i bandi”. Perché l’impresa deve essere certa che quei soldi noi li abbiamo per davvero. Ho sentito oggi il ministro (Enrico Giovannini, ndr) che sostiene assolutamente l’opera, e il governo farà il possibile per dare priorità alla diga nel finanziamento degli extra costi con il fondo, e anche noi stiamo valutando di inserire maggiori risorse»

Quanto saranno in totale gli extracosti?

«Se ci attestiamo ai calcoli del governo, siamo intorno ai 150- 200 milioni, però la norma attuale dice che qualsiasi numero oltre i 150-200 milioni è coperto al 90%

Arriviamo a 500 milioni di extracosti?

«Ma no! È una bufala. Ragioniamo con le imprese sul meccanismo di copertura degli extracosti: loro vogliono che ci sia già la provvista. Sono ottimista in questo dialogo: le imprese ritengono che ancora oggi la tutela non sia sufficiente, ma secondo me con l’aiuto del governo e delle istituzioni locali, credo si potrà sciogliere anche questo nodo».

Questo potrebbe rendere più rapida la negoziazione?

«Dovevamo avere le offerte il 30 giugno. Siamo in ritardo rispetto alla procedura di aggiudicazione, però con la negoziazione diretta facciamo da un lato un lavoro che avremmo comunque dovuto portare a termine ugualmente anche con la gara e dall’altro risolviamo alcuni temi contrattuali che ci consentono di dire che sul fattore tempo non siamo ancora in evidente ritardo».

Via alla negoziazione dalla settimana prossima. Ci sono altre imprese interessate?

«Contiamo ci siano altri gruppi interessati. Con il presidente Toti, il sindaco Bucci e il ministro, esploriamo questa possibilità».

Si sente lasciato con il cerino in mano?

«Francamente: questa frase mi ha sempre fatto ridere. Il funzionario pubblico ce l’ha per definizione il cerino in mano. Ma guardi che sulla diga c’è una coesione istituzionale molto forte con Toti, Bucci e il ministro. Non mi sono mai sentito così in compagnia come adesso sul progetto della diga».

Il progetto andrà rivisto?

«Ascolti: il progetto l’ha fatto Technhital, l’ha approvato il Consiglio Superiore dei lavori pubblici, poi ha avuto il via libera dopo tre verifiche da soggetti indipendenti. Ma di cosa stiamo parlando?».

Webuild però qualche dubbio sembra porlo...

«Siamo aperti alle migliorie compatibili con il progetto approvato»

Avrebbe fatto qualcosa di diverso?

«È cambiato il mondo. È sbagliato dire che non è successo nulla, è sbagliato dire che non ci siano state contromisure. Solo un matto può dire che il bando è andato avanti come se non fosse successo nulla. Ora ci saranno una ventina di giorni in più rispetto al programma, ma quando si parla di soldi pubblici bisogna avere oculatezza. Conviene avere toni meno esagitati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA