L’Ucraina riapre i porti sul Danubio per esportare il grano

Fra loro il porto del fiume Reni, il più importante dell'area del Danubio in epoca sovietica, che era ormai abbandonato

Una nave carica di grano sul mar Nero, nel porto rumeno di Costanza

Roma - L'Ucraina sta ripristinando e rinnovando porti fluviali in disuso per poter esportare il grano attraverso la Romania. Fra loro il porto del fiume Reni, il più importante dell'area del Danubio in epoca sovietica, che era ormai abbandonato, ha spiegato al Guardian la responsabile per l'agricoltura della regione di Odessa, Alla Stoyanova. Quel porto "non era più usato. Ora stiamo lavorando per ampliarlo, così come per altri porti fluviali, in modo da accrescere la loro capacità. Mentre parliamo 160 navi sono nel mar Nero in attesa di entrare nel canale di Sulina, ma quest'ultimo ha un capacità solo di 5-6 navi al giorno" , afferma Stoyanova.

Dei 25 milioni di tonnellate di grano nei silos e i porti della regione di Odessa all'inizio dell'invasione, cinque sono stati esportati via terra, ferrovia o fiumi. Il problema è soprattutto di capacità: una nave nel mar Nero può trasportare 50mila tonnellate, ma un camion solo 25 e un convoglio ferroviario 60. E si creano code perché i paesi confinanti non sono in grado di gestire un importante afflusso di grano dal punto di vista logistico. Intanto, scrive il Guardian, i contadini delle zone occupate sono costretti a vendere il grano ai russi, che pagano il 20% in meno del prezzo.

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