Leo Morolla: "Diga necessaria per Genova: renderà il porto più sicuro"

Il Piano nazionale di Ripresa e resilienza sta incontrando grandi difficoltà e il risultato più evidente è l’empasse sulla nuova Diga di Genova con la gara andata deserta: "C’è urgenza, bisognerebbe predisporre un piano Marshall". dice il neo presidente della Fedepiloti, Leo Morolla

di Simone Gallotti

Roma - Il Piano nazionale di Ripresa e resilienza sta incontrando grandi difficoltà e il risultato più evidente è l’empasse sulla nuova Diga di Genova con la gara andata deserta: "C’è urgenza, bisognerebbe predisporre un piano Marshall per adeguare i porti italiani alla necessità dei traffici e alle navi sempre più grandi". Leo Morolla da qualche mese guida la Fedepiloti, principale associazione dei piloti italiani, e ha già chiara l’agenda: garantire l’approdo delle navi in sicurezza e maggiore tutela al lavoro che svolgono i piloti. Il grande tema rimane quindi l’accessibilità.

I porti italiani rischiano di rimanere indietro?
"Bisognerebbe predisporre con la necessaria urgenza un piano Marshall per adeguare i porti italiani alla necessità dei traffici e alle navi sempre più grandi. Purtroppo i tempi di realizzazione di queste opere sono spesso lunghi e c’è il rischio che nel momento in cui sta per essere completata una banchina o un’infrastruttura, queste possano essere già superate e sia necessario adeguarle. Sarebbe opportuno uno studio per conoscere i traffici di un periodo a medio-lungo termine per adeguare le opere al tipo di navi e ai futuri mercati da intercettare. E va ancora peggio con i dragaggi. Ecco perché quando si decide di progettare e costruire un’opera, questa deve essere consegnata completa di tutto: dragaggi e infrastrutture".

E ora il Pnrr sembra essersi bloccato: le gare vanno deserte, le imprese dicono che ci sono troppi extracosti…
"La sensazione è che siamo fermi o comunque che ci stiamo muovendo a rilento. Prendiamo ad esempio l’opera simbolo del Pnrr, la diga di Genova, dove la gara non è stata aggiudicata per gli extra costi dovuti al caro materiali. Senza quell’opera il principale porto italiano avrà un problema di accessibilità, non solo dal punto di vista commerciale, per una potenziale perdita di investimenti e presenze nello scalo, ma anche di sicurezza della navigazione".

Non c’è solo Genova in questa situazione.
"Esatto. Ho il timore che rischiamo di perdere l’opportunità più importante degli ultimi decenni per la portualità italiana. Tutti dobbiamo accelerare, dal governo al cluster, ma soprattutto andrebbero programmati importanti progetti che ridisegnino anche i profili dei più importanti porti italiani col fine appunto di ridare interesse, accessibilità incondizionata e sicurezza ai nostri porti. È bene ricordare che i trasporti marittimi e la logistica valgono circa il 12% del prodotto interno lordo globale".

Questo Paese paga anche i ritardi nella progettazione e nella costruzione delle opere.
"Sì, è un problema atavico. Se si potesse prendere spunto dal Modello Genova affidando a commissari straordinari con superpoteri, magari rivisti e corretti facendo tesoro dell’esperienza del Ponte Morandi, forse si potrebbe ipotizzare in tempi relativamente più brevi uno slancio importante per i nostri porti".

La vostra controparte, gli armatori che stanno realizzando importanti fatturati chiedono di fare entrare navi sempre più grandi.
"Non parlerei di controparte. Gli armatori sono tra gli attori fondamentali dell’economia dei porti. In questo periodo quasi tutti i settori legati alla logistica stanno lavorando bene e si nota un evidente recupero delle crociere. Noi piloti forniamo un servizio importante per la sicurezza, determinante per l’economia portuale e unico per la responsabilità che ricade su di noi. I nostri servizi costantemente si confrontano con le esigenze degli armatori e sotto la regia della Capitaneria di porto si riesce solitamente a soddisfare quelle esigenze. Merito è anche del simulatore di manovra, l’unico strumento che ci consente di valutare tutti gli aspetti della manovra e di verificare e soprattutto dimostrare, i margini necessari per garantire la sicurezza della manovra di navi sempre più grandi per spazi che sembrano diventare sempre più angusti".

La formazione nel vostro mestiere è fondamentale. Quali sono i prossimi passaggi?
"Nel 2021 abbiamo completato il piano di formazione e aggiornamento professionale dei piloti dei porti coordinato con il Ministero e con il Comando Generale delle Capitanerie. L’anno prossimo, ad aprile, Fedepiloti organizzerà il General Meeting del’Empa (European Maritime Pilot Association, ndr) a Roma. Il tema sarà il fattore umano. L’importanza del pilota in tutti i suoi aspetti, compre appunto il fattore umano: dalla responsabilità all’importanza della formazione e dell’esperienza professionale nell’espletamento del servizio di pilotaggio. È un evento importante per la nostra categoria".

Qual è il ruolo dei piloti dei porti nel futuro?
"Seneca già 2.000 anni fa già evidenziava l’importanza del ruolo del pilota. È indiscutibile e inevitabile che nel corso del tempo sia avvenuta e probabilmente avverrà una sua evoluzione nel quadro specifico della portualità. Il ruolo del pilota come garante della conoscenza dei porti e delle vie d’acqua in cui opera, combinata con l’essenziale assistenza durante la manovra, tutela non solo la sicurezza della navigazione, ma anche le navi e di conseguenza gli armatori. Il ruolo del pilota dei porti è e rimarrà indiscutibilmente centrale e insostituibile, ma soprattutto deve ritrovare l’unità della categoria".

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