Uffici veterinari sotto organico, a Genova ora scatta l’allarme

È allarme nel porto di Genova per la carenza del personale negli Uffici veterinari per gli Adempimenti comunitari (Uvac), cioè i medici e tecnici che effettuano i controlli sui prodotti di origine animale e tutti gli oggetti destinati al contatti con alimenti

di Alberto Quarati

Genova - È allarme nel porto di Genova per la carenza del personale negli Uffici veterinari per gli Adempimenti comunitari (Uvac), cioè i medici e tecnici che effettuano i controlli sui prodotti di origine animale (per esempio carne e pesce surgelati o in scatola) e tutti gli oggetti destinati al contatti con alimenti (tazzine, posate ecc...).

Spediporto, l’associazione degli spedizionieri, ha diramato agli associati una dura circolare nella quale si sottolinea come sia "molto probabile che tali disservizi continueranno nelle prossime settimane generando importanti extra-costi per la merce. La situazione ha assunto dimensioni e complessità tali da non escludere la possibilità di suggerire alla clientela di questo scalo portuale di individuare, in costanza di emergenza, scali alternativi a quello genovese". "Il problema - dice Giampaolo Botta, direttore generale della Spediporto - è che alla luce dell’emergenza pandemica l’Asl ha predisposto doverosamente numerosi concorsi in tutta Italia, a condizioni economiche e di contratto che sono migliori rispetto all’Uvac. Così, c’è stato un travaso di competenze. A Genova l’organico dei medici Uvac, un ventina, è sotto del 60%. Il tema dei concorsi è stato segnalato anche dalla direzione dell’Uvac a Genova, ma per il momento non abbiamo sentito di riscontri a livello centrale. Eppure è fondamentale, anche per le accresciute responsabilità di questo Ufficio, che si pensi a mandare personale nei porti. Lo dico chiaramente: il personale Uvac serve in banchina, non negli uffici romani. Come Spediporto andremo avanti con il confronto con i parlamentari di riferimento, per ottenere un’azione per un tema che già oggi rischia di vanificare investimenti, lavoro e credibilità del nostro porto".

Dalle aziende conferma il problema Mino Giachino, presidente della Saimare: «Non bastano la nuova Diga, la Gronda, la ferrovia: occorre anche snellire la burocrazia che nei porti ci fa perdere almeno 12 miliardi l’anno. In Parlamento ci devono essere dei politici che si battano per migliorare le leggi e risolvere i problemi dei porti».

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