La crisi di governo ritarda la Gronda: non risulta tra gli interventi urgenti

A ritardare i cantieri della Gronda, ora c’è pure la crisi di governo: in visita alla Fincantieri ieri mattina e poi a un incontro in Università il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha fatto capire che le scadenze previste probabilmente non si realizzeranno

di Alberto Quarati

Genova - A ritardare i cantieri della Gronda, ora c’è pure la crisi di governo: in visita alla Fincantieri ieri mattina e poi a un incontro in Università il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha fatto capire che le scadenze previste probabilmente non si realizzeranno. Gli approfondimenti sulla conformità del progetto esecutivo (del 2017) con le norme tecniche attuali che dovevano essere ultimati entro luglio non sono ancora finiti, ma soprattutto si sta ponendo il problema se un governo in vita solo per gli affari correnti possa dare il via libera a un’opera come questa, che non rientra nei presupposti della direttiva del premier Mario Draghi, in base alla quale il governo può adottare atti urgenti per fronteggiare emergenze nazionali e internazionali, il Covid, e per mandare avanti Pnrr e allegato Piano nazionale complementare. E la Gronda, spiega il ministro, "non è un progetto Pnrr: se non ci sono interventi normativi richiesti, ed è una delle analisi che si stanno facendo, il via libera può arrivare con gli affari correnti. Se invece fosse necessario un intervento normativo, allora richiederà una qualche decisione": questo potrebbe implicare anche un passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici: lo si è poi scoperto ieri pomeriggio a valle di un incontro sulle grandi opere tra il ministro, il prefetto Renato Franceschelli, il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci. "Il finanziamento della Gronda non rientra né nel Pnrr, né negli interventi a seguito del crollo del Morandi, quindi in effetti - ragiona Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto pubblico - a rigore rimarrebbe fuori da procedure d’urgenza nazionali".

Insomma, il varco per arrivare all’apertura dei cantieri a settembre, prevista dall’amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Roberto Tomasi, si sta facendo decisamente stretto: "Può darsi di no - azzarda Bucci - servono delle valutazioni da parte del Consiglio superiore, ma volendo si potrebbe anche dare il via libera subito, condizionandolo all’ok da parte dello stesso Consiglio". Pare più rassegnato Toti, che considera l’ennesimo rinvio come "un effetto secondario di questa scellerata crisi di governo".

DIGA, GIORNATA CLOU

Entro oggi, ha detto Giovannini, invece i due raggruppamenti interessati alla progettazione esecutiva e realizzazione della prima fase della nuova Diga foranea del porto dovrebbero presentare la loro proposta economica all’Autorità portuale di Genova, migliorativa rispetto alla base d’asta andata deserta lo scorso 30 giugno perché giudicata troppo bassa dagli attori in campo (cioè le cordate Salini-Fincantieri e consorzio Eteria-Acciona): "Le imprese - ha spiegato il ministro - sono state nuovamente invitate a offrire le loro proposte". I raggruppamenti avevano voltato le spalle all’Authority perché nel bando non si era tenuto conto a sufficienza del tema degli extracosti, inoltre non venivano dettagliate con precisione le spese preventivabili per una parte dei lavori in mare aperto e c’erano dubbi sulla solidità del terreno su cui la diga dovrà poggiare. Sul tema degli extracosti "credo - ha detto Giovannini - che alcuni prezzi, anche dell’energia, stiano rientrando come speravamo, anche se restano molto elevati. Il problema, al di là della diga di Genova, è già stato affrontato dal governo e questo tipo di interventi saranno ancora rafforzati per assicurare che tutte le gare, in particolare del Pnrr non vadano deserte ma al contrario procedano. Per quello che riguarda il reperimento delle risorse, molte sono già state reperite con interventi di questi mesi, oltre 10 miliardi sul 2022 per consentire alle gare di partire con i prezzi giusti". Il riferimento è al decreto Aiuti.

FINCANTIERI, L'ORA DEL TERZO LOTTO
Giovannini ha infine ricordato che è finanziato il progetto di fattibilità tecnico-economica di Rfi per la terza fase del Ribaltamento a mare, quella che vedrà lo spostamento della ferrovia a monte del cantiere di Sestri per 400-500 metri, in modo da non tagliare più le linee produttive come avviene oggi. Una volta ultimati i lavori, dice il presidente di Fincantieri, Claudio Graziano, il cantiere potrà dare lavoro a una volta e mezza le attuali 900 maestranze presenti nella struttura. Il finanziamento dell’opera, che dovrà essere deciso dal prossimo governo nella legge di Bilancio, potrebbe ammontare secondo la stima di Paolo Capobianco, già direttore di stabilimento a Sestri e oggi consulente del gruppo per il Ribaltamento, a circa 150 milioni di euro, che si aggiungono ai 600 dei due precedenti lotti. Un importo più ridotto, ma per il quale è necessario un accordo di programma. L’opera, che dovrà essere ultimata nel 2026, renderà l’infrastruttura genovese in grado di costruire navi di ultima generazione, ma darà anche più respiro alla città, non facendola confinare con aree direttamente industriali, e soprattutto, pedonalizzando l’accesso di via Soliman in favore di due varchi in via Ronchi (più prossimo al casello di Pegli) e in via Cibrario (a Ponente della Marina di Sestri e collegato al casello dell’Aeroporto), eviterà così il passaggio di mezzi pesanti legati al cantiere nelle zone più centrali di Sestri.

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