Il Parlamento: “Porti italiani vulnerabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata”

Proposta l’estensione delle competenze delle Capitanerie.Appalti: si chiede il modello Genova del “cantiere chiuso”

La Guardia costiera in ricognizione (foto Pambianchi)

Genova – I porti sono vulnerabili a azioni illegali come a esempio attentati e traffico di droga. E’ questo in sintesi quanto afferma un rapporto approvato dalla commissione parlamentare antimafia, bicamerale, che chiede anche che le competenze antiterrorismo delle Capitanerie di porto vengano estese al contrasto alla criminalità organizzata. Il rapporto punta il dito contro “controllo degli accessi poco efficiente; compiacenza del personale adibito ai controlli dei varchi; procedure di rilascio di autorizzazioni all'accesso non adeguate; compiacenza dei lavoratori portuali; recinzione perimetrale dell'area portuale non vigilata e non efficiente; malfunzionamento del sistema di videosorveglianza; numero insufficiente degli apparati di video-sorveglianza”.

Puntare sui “protocolli di legalità”, rafforzare l'aliquota di personale delle forze di polizia che si occupa delle informazioni antimafia, aumentare la videosorveglianza. Sono solo alcune delle proposte della commissione parlamentare antimafia, contenute nella relazione sulla 'Sicurezza portuale e i presìdi di legalità contro l'infiltrazione della criminalità organizzata', approvata in plenaria e frutto del lavoro e delle numerose audizioni svolte sul tema dal Comitato V sulle 'Attività delle mafie di origine straniera sul territorio italiano, loro rapporti con le mafie autoctone, nonché internazionalizzazione delle attività criminali', coordinato dal deputato della Lega Andrea Dara.

Nell'analisi della commissione, della quale lo stesso Dara è relatore, innanzitutto si prendono in esame le criticità: "Le caratteristiche e le dinamiche attraverso cui si svolgono la maggior parte dei traffici marittimi risultano essere talmente variegate da far emergere numerosi elementi di vulnerabilità per i rischi di: azioni terroristiche, infiltrazioni di organizzazioni criminali transnazionali e di tipo mafioso, traffico di armi convenzionali, ordigni di distruzione di massa ed esplosivi, traffico internazionale di stupefacenti e di merce contraffatta", rileva la commissione bicamerale, che disegna una serie di "prospettive e ipotesi di innovazione".

Nella relazione si sottolinea che il "sistema di natura preventivo della security marittima, incentrato su una cabina di regia che fa capo alla Capitaneria di porto, pur essendo una normativa finalizzata alla lotta al terrorismo marittimo, può costituire, attraverso una precisa procedura di protezione della nave, del terminal, del carico, del personale di bordo e dei passeggeri, dell'intera area portuale, una cornice giuridica di contrasto valida e efficace anche nei casi di criminalità organizzata, traffico internazionale di stupefacenti, traffico d'armi, contrabbando, immigrazione clandestina, senza pregiudizio alcuno per le vigenti disposizioni specifiche di ogni settore".

Secondo la commissione, dalle indagini e dalle audizioni svolte emerge che "la strategia di infiltrazione della criminalità organizzata trova terreno fertile nelle possibili falle del sistema di protezione dei porti". Proprio alla luce "dell'importanza dei trasporti marittimi e delle infrastrutture portuali per le relative conseguenze sull'economia nazionale, considerata la sensibilità e potenziale vulnerabilità dei trasporti in generale e del vettore marittimo in particolare", la commissione propone di valutare di ammettere il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili all'interno del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr). La commissione vuole stimolare con una norma specifica l'adozione, il rinnovo, revisione e adeguamento dei Protocolli di legalità, con particolare riferimento per quelle realtà destinatarie di ingenti finanziamenti europei in arrivo dal Pnrr per la realizzazione di rilevanti appalti pubblici, rafforzando anche l'aliquota di personale delle forze di polizia destinato ad occuparsi del vaglio delle informazioni antimafia presso le prefetture e proponendo a similitudine come già è stato fatto nella realtà portuale di Genova, il modello del “cantiere chiuso”, utilizzato per la ricostruzione del ponte Morandi.

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