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Dopo la sentenza del Tar

Savona, rispunta l’ipotesi dei depositi di bitume in porto

Il progetto per la realizzazione di un deposito di bitume nel porto di Savona, che nel 2015 aveva spaccato il mondo politico e determinato una vera e proprio rivolta popolare per bloccare l’insediamento, potrebbe tornare attuale

di Silvia Campese
2 minuti di lettura

Il porto di Savona

 

Savona – Il progetto per la realizzazione di un deposito di bitume nel porto di Savona, che nel 2015 aveva spaccato il mondo politico e determinato una vera e proprio rivolta popolare per bloccare l’insediamento, potrebbe tornare attuale.

Il Tribunale amministrativo della Liguria ha accolto il ricorso della Bit Savona, la società proponente, dando torto, invece, alla condotta della Regione Liguria, condannandola alle spese legali e aprendo la via a una richiesta di risarcimento, ancora da quantificare.

Una sentenza, questa, che attualizza una vicenda, che sembrava ormai chiusa da tempo: la realizzazione di un deposito di bitume liquido nel porto di Savona, composto da nove serbatoi, di altezza compresa tra otto e 19 metri, per una capienza totale di circa 38 mila metri cubi.

È presto, oggi, per dire quali saranno i risvolti e le conseguenze della sentenza: in sette anni, il contesto generale è cambiato e le condizioni autorizzative sono tutte da verificare. Tuttavia, l’amministratore della Bit Savona, Massimo Perboni, ha confermato il permanere dell’interesse, da parte della società, alla realizzazione di un impianto per il conferimento via mare del bitume.

LA SENTENZA
La querelle legale tra società e Regione Liguria si basa sul ricorso, presentato dalla Bit, rispetto a un particolare aspetto tecnico-legale: la costituzione, da parte della Regione, di un Tavolo di Monitoraggio, che avrebbe dovuto conferire il via libera definitivo per la realizzazione del deposito.

Secondo quanto sentenziato dal Tar, però, l’autorizzazione era già stata conferita nel 2013, in occasione della conferenza di servizio, dove l’ente pubblico non aveva avanzato posizioni di dissenso.

La costituzione del Tavolo arriva nel 2015: il consiglio regionale approvò una risoluzione della commissione Ambiente con cui si impegnavano presidente e giunta a "prendere tutte le iniziative tecnico-giuridiche e politiche per ricollocare l’impianto”. Una decisione oggi bocciata dal Tar: “La Regione Liguria ha sospeso per circa 10 anni il termine di conclusione del procedimento stabilito dal legislatore in 180 giorni e ha unilateralmente rimesso in discussione conclusioni già consolidatesi in seno alla conferenza di servizi”. Da qui, la condanna di Regione al pagamento delle spese e al possibile risarcimento. Sarà da capire se l’ente pubblico voglia procedere rivolgendosi al consiglio di Stato.

GLI SCENARI
Da parte sua, la dirigenza della Bit, che ha incaricato lo studio Gerbi Massa di Genova di valutare gli aspetti legali e l’eventuale richiesta di risarcimenti, fa sapere che l’interesse per il progetto non è venuto meno: “Siamo ancora interessati alla realizzazione del deposito di bitume - ha detto Perboni -. Nell’attuale quadro economico e politico, il business si fa particolarmente interessante, a fronte della carenza di infrastrutture energetiche: l’accesso di rifornimenti dal mare potrebbe aprire scenari importanti. Sono, tuttavia, trascorsi quasi dieci anni dalla presentazione del progetto: non sappiamo se le condizioni generali, sotto vari profili, siano ancora validi o se siano subentrate nuove condizioni. Tutti aspetti, questi, che valuteremo prossimamente”.

LA STORIA
Una vicenda, quella legata al deposito di bitume, che aveva suscitato scalpore in città. La società Bit (formata al 45% dal Gruppo Gavio, al 45% da Agri-Eco, al 6% dalla impresa savonese Bit di Gerardo Ghiliotto e al 4% di Transmare) aveva presentato il progetto più di 10 anni fa.

L'iter aveva preso il via il 22 luglio 2010, in Comitato portuale, terminando il 4 marzo 2014, con la determina conclusiva del procedimento da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Il progetto, giunto un anno dopo in Consiglio comunale a Savona, aveva scatenato l’ira degli ambientalisti.

La battaglia era stata capeggiata dalla consigliera Daniela Pongiglione, Noi per Savona, poi cavalcata da tutta la minoranza. Il sindaco di Savona, al tempo Federico Berruti (Partito democratico), in autotutela aveva chiesto un parere al legale Roberto Romani che però era stato chiaro: il procedimento “non può essere oggetto di annullamento in autotutela”. Poi il subentro della Regione, i tempi lunghi, sino al ricorso dal Tar da parte della Bit. Oggi, la sentenza.

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