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LO SCONTRO SULLE RISORSE

“Troppe risorse al porto di Genova: così si penalizzano Savona e Vado”

“Inaccettabile lo sbilanciamento delle risorse per il porto di Genova rispetto a quelle per gli scali di Savona e Vado”: dopo l’approvazione del bilancio di previsione per il 2023 dell’Autorità di sistema portuale, ad alzare la voce sono i sindaci del savonese

di Giovanni Vaccaro
2 minuti di lettura

Il primo cassone per la realizzazione della nuova Diga foranea di Vado Ligure

 

“Inaccettabile lo sbilanciamento delle risorse per il porto di Genova rispetto a quelle per gli scali di Savona e Vado”: dopo l’approvazione del bilancio di previsione per il 2023 dell’Autorità di sistema portuale, ad alzare la voce sono i sindaci le cui coste rientrano sotto la gestione diretta di Palazzo San Giorgio, ossia Marco Russo (Savona), Monica Giuliano (Vado Ligure), Maria Rebagliati (Bergeggi), Nicola Isetta (Quiliano), Gianluca Nasuti (Albissola Marina) e Maurizio Garbarini (Albisola Superiore).

In attesa di un intervento diretto del presidente dell’Autorità portuale, Paolo Emilio Signorini, l’obiettivo delle istituzioni locali è concordare con il tessuto economico locale quali opere debbano necessariamente trovare la copertura finanziaria.

A sollevare le perplessità e la richiesta di premiare l’attività dei porti di Savona e Vado sono i risultati raggiunti: “I nostri scali – sottolineano i sindaci - vedono una crescita dei traffici di oltre il 26% e le risorse finanziare generate contribuiscono per oltre il 25% a quelle complessive derivanti da tasse portuali e canoni demaniali. A questi dati non corrisponde un corretto sistema perequativo delle entrate generate dai porti. Il bilancio penalizza fortemente il sistema di Savona-Vado, non prevedendo investimenti che corrispondano alle risorse generate”.

Il via libera al bilancio dato dal Comitato di gestione dell’Autorità portuale, che ha proprio la funzione di rappresentare le istanze dei territori attraverso il proprio delegato Cristoforo Canavese, ha considerato per il 2023 un impegno di spesa pari a 46,9 milioni di euro destinato agli scali di Savona e Vado.

A Genova, invece, solo la costruzione della nuova diga foranea costerà complessivamente 541,6 milioni di euro, di cui 307,5 milioni nel 2023. Vero è che le dimensioni dei due poli portuali sono diverse, ma i sindaci fanno presente che l’investimento previsto non sarebbe proporzionato: “Non solo – proseguono i sindaci - assistiamo ogni anno al riproporsi di progetti che avrebbero dovuto trovare copertura più di 10 anni fa, progetti definiti nel 2008 attraverso un accordo di programma che vengono finanziati soltanto nel bilancio 2022-2023. Alla volontà dei Comuni di rilanciare con investimenti puntuali le infrastrutture a terra, le aree retroportuali, il fronte costiero da Bergeggi ad Albisola Superiore, non corrispondono adeguate coperture finanziarie da parte dell’Autorità portuale”.

Dai Comuni savonesi il dito è puntato contro il nodo della progettualità, da cui deriva la capacità di attrarre finanziamenti: "Una grave mancanza di volontà a investire in termini di progettualità sui nostri territori, un atteggiamento che si ostina a non porsi il tema del porto oltre le sue banchine. Se il porto è una risorsa, allora deve esserlo anche in termini di investimenti diretti sui territorio che lo ospitano”.

Il timore è che la quota di investimenti prevista non basti ad alimentare i processi di sviluppo di molte realtà produttive del bacino savonese: “A breve convocheremo l’imprenditoria locale e le rappresentanze del mondo economico per condividere le opere che dovranno necessariamente trovare copertura finanziaria nel bilancio dell’Autorità portuale”, promettono i sindaci.

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