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Il presidente della Federlogistica

Merlo: “Sulla blue economy confusione pericolosa: clima e infrastrutture: così il governo sbaglia”

“In questi anni sono stato un forte sostenitore della necessità di un coordinamento delle politiche del mare, ma il testo del decreto che è circolato rischia solo di generare una grande e pericolosa confusione e andrebbe immediatamente corretto” a lanciare l’allarme è Luigi Merlo

di Simone Gallotti
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Il presidente della Federlogistica, Luigi Merlo

 

Genova – “In questi anni sono stato un forte sostenitore della necessità di un coordinamento delle politiche del mare, ma il testo del decreto che è circolato rischia solo di generare una grande e pericolosa confusione e andrebbe immediatamente corretto” a lanciare l’allarme è Luigi Merlo, vice presidente di Conftrasporto e uomo della logistica del sistema di Confcommercio –. Alcuni articoli del Decreto sembrano scritti da chi non si è mai occupato dei temi del mare: vengono infatti ignorate le norme comunitarie e nazionali ed è un fatto gravissimo”.

Per Merlo il primo punto di debolezza è sulla pianificazione dello spazio marittimo “perché non si tiene conto né della direttiva europea (la 89 del 2014 sulla pianificazione dello spazio marittimo, ndr) né del decreto legislativo del 2016 che l’ha recepita. E crea solo una pericolosa giungla di competenze che rischia di bloccare tutto”: per semplificare: il decreto sulla pianificazione dello spazio marittimo spiega che è il ministero delle Infrastrutture l’autorità competente a cui sono assegnate diverse attività.

Sempre con il provvedimento nasce il tavolo interministeriale (Tic) presso la presidenza del Consiglio, a cui partecipano cinque ministeri e le regioni marittime. Poche settimane fa è stato l’ex ministro Enrico Giovannini a presentare i piani di gestione dello spazio marittimo che assegnano "un preoccupante ruolo eccessivo al ministero dei Beni Culturali - continua Merlo che si chiede: “Ma i nuovi ministri hanno letto i piani di gestione? Cosa succede ora? Avremo tre strutture diverse, due alla presidenza del Consiglio e una al ministero delle Infrastrutture che si occuperanno degli stessi temi? Come si concilia la pianificazione dello spazio marittimo con il Piano del mare. In cosa si differenziano questi strumenti? Avremo una pianificazione in contrasto con le strategie? Ricordo che i piani dello spazio marittimo sono sovraordinati rispetto a tutti gli altri strumenti di pianificazione”.

Le difficoltà tecniche sono più evidenti sul fronte politico: “Il grande tema è come riuscire a coniugare la visione italiana con quella dei paesi confinanti in tema di navigazione, estrazioni energetiche e pesca. Ad esempio, non si fa alcun riferimento alla emergenza primaria, quella legata agli effetti del cambiamento climatico nel mare – dice Merlo - Stanno crescendo in maniera esponenziale gli episodi estremi e nei prossimi mesi potremmo dover affrontare gravi emergenze: a novembre abbiamo il mare ancora caldo e mi chiedo con quali strumenti si pensa di affrontarle e prevenirle. Perché non esiste un piano di infrastrutture marittime portuali resilienti e nemmeno si sta pensando di predisporlo avvalendosi dei centri di ricerca e delle Università che da tempo lavorano su questi temi”.

L’altro fronte è sulla Guardia Costiera: "Il decreto non chiarisce il ruolo fondamentale delle Capitanerie che non vengono neppure citate. Stessa sorte tocca ad Assoporti che dovrebbe avere lo stesso coinvolgimento dei Comuni e delle Province tra le realtà di rappresentanza di enti pubblici. Non è citata nemmeno la struttura tecnica di Missione del ministero delle Infrastrutture che invece sarebbe auspicabile continuasse ad occuparsi anche delle infrastrutture portuali. Ecco perché con velocità credo sia necessario apportare modifiche urgenti al decreto”.

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