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Il conflitto fra tecnologia e lavoro

Nuova minaccia hi-tech sul lavoro in banchina: il robot che carica la nave senza l’aiuto dei portuali

I cantieri coreani Hyundai Heavy Industries, tra i più grandi costruttori navali del mondo, hanno ottenuto l’approvazione da parte dell’Abs e del registro navale della Liberia di un sistema automatico per il fissaggio dei container a bordo delle navi

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Il progetto della Hynudai per la nave che si carica da sola

 

Genova – I cantieri coreani Hyundai Heavy Industries, tra i più grandi costruttori navali del mondo, hanno ottenuto l’approvazione da parte dell’Abs (cioè l’ente di certificazione marittimo degli Stati Uniti) e del registro navale della Liberia (che ha sotto la sua bandiera la più grande flotta commerciale al mondo dopo Panama) di un sistema automatico per il fissaggio dei container a bordo delle navi.

La bomba - già finita nel mirino del sindacato internazionale Itf, che ne discuterà in un incontro ad hoc nelle prossime settimane - cade dritta nella principale trincea del lavoro portuale, cioè l’attività che il linguaggio tecnico definisce rizzaggio e derizzaggio dei container (GUARDA IL VIDEO), attività rivendicata dai camalli di tutto il mondo, che gli armatori vorrebbero invece almeno in parte affidata ai marittimi a bordo delle proprie navi (la cosiddetta autoproduzione).

FORZA 4 CON I CONTAINER
Per evitare lo spostamento del carico o la sua caduta in mare, i container sono fissati a bordo delle navi con dei cavi rigidi in acciaio (rizze) tenuti insieme da sistemi di serraggio (twist-lock): per bloccare o sbloccare i cassoni, sono impiegate squadre di persone appositamente formate per questa mansione.

Il gioco da tavolo "Forza 4"

 

Il sistema della Hyundai prevede un dispositivo automatico che riceve i container a bordo della nave e li inserisce in una grande griglia mobile, che parte dalle base della stiva e sale fin sopra la coperta della nave.

Il principio, per chi ci ha giocato da piccolo o con i propri figli/nipoti, è quello del Forza 4, ovviamente in versione tridimensionale e con la griglia che controlla discesa e salita dei container al suo interno, come un ascensore.

“LIBERI DAL RIZZAGGIO”
La tecnica, definita dalla stessa Hyundai "lashing free”, cioè letteralmente “libera dal rizzaggio”, è studiata apposta per tagliare il lavoro umano a bordo delle navi, e promette rispetto al sistema delle rizze un sistema di bloccaggio e sbloccaggio più sicuro.

Secondo il World Shipping Council, cioè l’organizzazione mondiale delle compagnie di navigazione specializzate nel trasporto container, ogni anno in media finiscono in mare per errori circa 800 container, media che si è impennata negli ultimi due anni dopo che gli incidenti delle navi “One Apus” e “Maersk Essen” hanno consegnato agli abissi oltre 3.100 container (su un totale trasportato ogni anno, però, di 241 milioni di pezzi).

Non c’è invece un numero complessivo globale degli incidenti nei porti tra il personale addetto al rizzaggio, ma per un verso o per l’altro, le compagnie di assicurazione già si fregano le mani. In questo momento, il mondo del lavoro è attendista: per quanto potenzialmente rivoluzionario, il progetto è solo sulla carta: sarà necessario, dicono fonti sindacali, capire se ad esempio il sistema dovrà richiedere la presenza di gru a terra compatibili, e questo ovviamente peserà molto sulla sua possibile diffusione.

SUCCESSI E INSUCCESSI
Prima che esplodesse il dibattito sui carburanti in vista delle nuove norme ambientali europee e internazionali in vigore dal prossimo anno, cantieri e armatori sfornavano progetti su progetti di navi-drone, gli esperti più ottimisti continuano a ripetere che nell’arco di 10 anni il mercato andrà in quella direzione.

La nave "Vento di Levante" con il carroponte per container a bordo (naviearmatori.net)

 


Ma del resto, sul tema dell’automazione contrapposta all’uomo si è costruita la storia delle banchine: il sistema della Hyundai è una versione al cubo delle portacontainer auto-scaricanti, con le gru a cavalletto direttamente montate a bordo, inventate dall’armatore Bruno Musso alla fine degli anni Sessanta, il cui loro arrivo nel porto di Genova provocò un conflitto durissimo.


Lo stesso container ha prodotto un progressivo taglio della forza lavoro, e l’automazione così come il controllo da remoto di gru e ralle stanno da 15 anni indirizzando la formazione di manodopera portuale in minor numero, ma più specializzata. Ci sono poi soluzioni futuribili che tali sono rimaste: sempre dalla Corea del Sud - ormai otto anni fa, su progetto della Daewoo - arrivava l’esoscheletro per trasformare gli operai dei cantieri navali in super-Robocop in grado di sollevare quintali di acciaio tutti in una volta, o i droni volanti per il trasporto della merce, il cui radioso futuro predetto per almeno 10 anni da colossi come Amazon o la Maersk, per il momento è offuscato dalle nebbie normative legate allo spazio aereo, alla sicurezza delle persone e anche alle interferenze con la fauna: è accaduto più volte che questi velivoli siano finite vittime di grandi volatili predatori. Insomma, la sfida tecnica è tutta aperta, e anche il Forza 4 coreano dovrà dimostrare di essere un gioco all’altezza del mercato. 

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