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La guerra dei ricorsi intorno alla maxi-opera

“Diga, sulla direzione lavori fronte ancora aperto”

Mentre per oggi è attesa la pronuncia del Tar sul ricorso della cordata Eteria in merito all’aggiudicazione a WeBuild-Fincantieri della costruzione della nuova Diga foranea del porto di Genova, tutto fa presagire che il braccio di ferro tra Rina Consulting e Peg non sia ancora finito

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Il rendering della nuova Diga foranea

 

Genova – Mentre per oggi è attesa la pronuncia del Tribunale amministrativo regionale sul ricorso della cordata Eteria in merito all’aggiudicazione a WeBuild-Fincantieri della costruzione della nuova Diga foranea del porto di Genova, tutto fa presagire che il braccio di ferro tra Rina Consulting e Progetti Europa & Global (Peg) per l’appalto della Direzione lavori della stessa Diga non sia ancora finito.

Pochi giorni fa il Consiglio di Stato aveva riformato una sentenza del Tar di fine gennaio 2022, che annullava l’affidamento a Rina Consulting della Direzione lavori della nuova Diga ( o Project management Consultant, Pmc: la figura che nel futuro cantiere dovrà occuparsi del coordinamento progettuale, del controllo qualità della direzione dei lavori e del coordinamento della sicurezza del cantiere).

Il Cds ha accolto l’appello presentato dall’Autorità di sistema portuale, ma nel contempo ha obbligato Palazzo San Giorgio "a rinnovare l’istruttoria relativa al possesso dell’aggiudicataria del requisito del contratto di punta”: i giudici amministrativi chiedono insomma all’ente portuale di verificare nuovamente se l’ammontare dei contratti per Direzione lavori di Rina Consulting sia effettivamente conforme a quanto l’ente stesso aveva chiesto come requisito di partecipazione alla gara d’appalto.

Per Francesco Saverio Marini, legale della Peg, non è cosa da poco: “Prima Rina Consulting ha presentato un ammontare che riguardava la totalità dell’importo dei lavori di cui si era occupata, e non la parte relativa ai servizi di Direzione lavori. Poi, avvisata dall’Autorità portuale - e anche su questo ci sarebbe da eccepire - ha dimostrato l’ammontare corretto, inserendo un altro servizio, cioè la Direzione lavori del Ponte San Giorgio, la cui documentazione non è adeguata perché formata successivamente alla scadenza dell’offerta”. Nella sentenza del Cds, si legge che il Certificato di regolare esecuzione di quell’opera è datato 27 agosto 2021, anche se i lavori al Ponte si erano definitivamente conclusi il 2 luglio, quattro giorni prima della gara.

Ma il collegio guidato dal presidente Diego Sabatino ricorda, richiamando la giurisprudenza, che il Certificato di esecuzione non è un orpello burocratico, ma ha "valore costitutivo del requisito di partecipazione, pertanto deve essere conseguito dal concorrente prima della scadenza del termine della domanda”: insomma, sulla Direzione lavori non finisce qui.

E Marini spiega che se l’Authority dovesse procedere all’affidamento alla Rina Consulting dando per buoni i lavori fatti al Ponte, la Peg potrà richiedere un’ottemperanza al Consiglio di Stato, riaprendo il caso.

Del resto, il grosso della partita è ancora da giocare: l’appalto è diviso in quattro fasi. Le prime due, di tipo propedeutico e del valore complessivo di 177 mila euro sono state affidate a Rina Consulting e Peg ha deciso di non contestare, accondiscendendo ad una richiesta della stazione appaltante.

Diverso il discorso per le due fasi clou che arrivano ora, che riguardano l’attività nella redazione del progetto definitivo e esecutivo dell’opera (531 mila euro) e l’attività durante l’esecuzione e collaudo (18,9 milioni). Un fronte che insomma rimane aperto, mentre oggi i giudici amministrativi dovranno decidere se l’affidamento a WeBuild è lecito o meno. L’Authority ha detto che nel caso del meno, i meccanismi per non fermare le attività ci sono, ma con o senza Pnrr, le pieghe del Codice appalti sembrano essere infinite. 

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