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La maxi-infrastruttura

Svelato il calendario del cantiere: via ai lavori entro l’inizio di aprile

Mentre cresceva l’attesa per una sentenza, quella del Tar che avrebbe potuto rendere surreale la relazione sull’avanzamento del progetto della diga, al terminal Messina a Genova gremiti per il convegno dell’Anipm, Webuild e l’Authority portuale di Genova svelavano altri dettagli

di Simone Gallotti
2 minuti di lettura

Genova – Mentre cresceva l’attesa per una sentenza, quella del Tar che avrebbe potuto rendere surreale la relazione sull’avanzamento del progetto della diga, sul palco allestito dentro gli uffici del terminal Messina a Genova gremiti per il convegno dell’Anipm (associazione imprese impiantistiche), Webuild e l’Authority portuale di Genova svelavano altri dettagli sull’opera.

A cominciare dai tempi: la tabella del cronoprogramma mostrata da Marco Vaccari, il dirigente dell’ente che si occupa del progetto, mostra come l’inizio dei lavori sia previsto per il 3 aprile dell’anno prossimo.

Il calendario, monitorato ossessivamente, come ripete l’Authority, per rimanere nei tempi dettati dal Pnrr, spiega anche che la progettazione definitiva ed esecutiva saranno approvate entro il 23 marzo, mentre le aree di cantiere, i sondaggi e i campi prove saranno pronti alla fine di aprile.

LE DIMENSIONI
Quello che impressiona della diga sono le dimensioni della barriera che difenderà il porto di Sampierdarena dalle onde. E lo mostra bene, molto più dei numeri, il grafico realizzato dagli ingegneri di Webuild che riproduciamo in questa pagina.

I tecnici hanno messo a confronto l’altezza di un uomo con le dimensioni della diga: “Il progetto è mastodontico. Guardate le proporzioni tra una persona alta un metro e 90 circa e la sezione della diga che costruiremo. La maggior parte di quest’opera non si vedrà perché sarà sotto il livello del mare” spiega Enrico Pellegrini, Ports & Marine Works Specialist.

La quantità di materiale necessario per la realizzazione dell’opera è minore nel progetto di Webuild rispetto a quanto preventivato: “Abbiamo adottato alcuni accorgimenti e siamo riusciti a ridurre del 30% il materiale necessario per l’imbasamento” spiega sempre Pellegrini.

Ma servono sempre sette milioni di tonnellate di “materiale lapideo” che sono sempre una cifra enorme. La maggior parte arriverà dalle cave del Tirreno, dalla Sardegna e dalla Toscana e tutto sarà consegnato via nave.

Meno roccia nella base, ma più calcestruzzo. Il totale è di 680 mila metri cubi di cemento che saranno realizzati a Genova, con due idee per il sito di produzione: la prima ipotesi è vicino al terminal di Psa a Ponente, mentre l’altra riguarda gli spazi dell’ex Ilva.

Come aveva anticipato Il Secolo XIX saranno utilizzati diversi mezzi per la realizzazione degli enormi cassoni. Servono almeno quattro impianti galleggianti, collocati a Genova e Piombino: la “Barge 33”, il “Dario”, il “Delfino” e il “Lavinia” saranno la prima linea.

La fabbrica dei cassoni dovrebbe prendere forma nella parte terminale della banchina di Psa, quella più a Levante: “Abbiamo effettuato già un sopralluogo” ha spiegato Vaccari. Il vantaggio della fabbrica sul molo è la possibilità di utilizzare la banchina per il trasporto del materiale che servirà alla diga.

Per questo in quell’area è previsto un banchinamento provvisorio che sarà utilizzato per la realizzazione della nuova barriera destinata a proteggere il porto di Sampierdarena. Ricorsi permettendo.

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