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I dubbi del Quirinale

Canoni congelati, salta la norma: per i terminal conto da 15 milioni

Capodanno amaro per i terminalisti italiani, che dopo mesi di trattative pensavano di aver incassato il congelamento del maxi-aumento dei canoni demaniali (+25,5% dopo il +8% di quest’anno) previsto a partire da lunedì

di Alberto Quarati
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Le Stazioni Marittime a Genova (pambianchi - freaklance)

 

Genova – Capodanno amaro per i terminalisti italiani, che dopo mesi di trattative pensavano di aver incassato il congelamento del maxi-aumento dei canoni demaniali (+25,5% dopo il +8% di quest’anno) previsto a partire da lunedì e molto temuto soprattutto dalle strutture dedicate a crociere e traghetti, reduci dagli anni del Covid che ne hanno decimato gli incassi.

Giovedì erano circolate le ultime bozze del decreto Milleproroghe, che all’articolo 10, ultimo comma, prevedeva la sospensione del balzello per un anno. Ieri la brutta sorpresa in gazzetta Ufficiale: il comma è scomparso, pare per le riserve del Quirinale sull’attinenza del testo con le finalità del decreto.

E così ieri il ministero ha cominciato a scrivere il decreto, che deve uscire all’inizio della prossima settimana, così come previsto dall’articolo 4 della legge 400 del 1993, che calcola l’incremento al 1 gennaio dei canoni demaniali facendo la media sul paniere Istat tra prezzi all’ingrosso e prezzi al dettaglio dell’anno appena concluso, quindi tra +40% e +9%.

Il ministero a guida leghista aveva preso l’impegno per congelare questi canoni, e ieri da Roma arrivava la conferma che si continuerà a lavorare su questo fronte, sondando anche l’ipotesi di una modifica al meccanismo.

Certo il percorso sarà più complesso, perché a differenza di quanto sarebbe stato possibile fare con il Milleproroghe, sarà ora necessario operare con un provvedimento ex post, e questo potrebbe sollevare un problema di coperture.

Benché il tema riguardi tutti i concessionari demaniali (quindi ad esempio anche i balneari), il tema dell’aumento dei canoni è particolarmente sentito dai terminalisti, che pagano le concessioni più salate (il 50%-100% della misura minima), pari in media a una cifra che va dall’8 al 20% del fatturato annuo. In sostanza, per loro l’aggravio di costi sarà di circa 15 milioni di euro.

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