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L’impegno del Comune è rimasto lettera morta

L’odissea dei portuali precari di Genova. Manca il lavoro: buste paga da 150 euro

Sono rimasti in 76 e negli ultimi tempi hanno portato a casa “150 euro al mese”, denunciano i sindacati. Sono i lavoratori portuali somministrati, categoria fragile di un settore robusto: lavorano a chiamata, per il porto di Genova, in rinforzo dei portuali della Culmv

di Gilda Ferrari
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Il lavoro in porto (pambianchi - freaklance)

 

Genova – Sono rimasti in 76 e negli ultimi tempi hanno portato a casa “150 euro al mese”, denunciano i sindacati. Sono i lavoratori portuali somministrati, categoria fragile di un settore robusto: lavorano a chiamata, per il porto di Genova, in rinforzo dei portuali della Culmv quando i picchi di traffico lo richiedono.

La loro odissea è cominciata tra il 2017 e il 2018: all’inizio erano un centinaio, reclutati dall’agenzia Intempo Ranstad e utilizzati in prevalenza come rallisti, alla guida dei mezzi di banchina.

La maggior parte di loro ha un’età intorno 45-50 anni, con figli: “Prima di iniziare questo mestiere gestivo una pescheria. Poi, avendo la patente C, ho risposto all’annuncio dell’agenzia e per i primi anni ho lavorato bene - racconta un lavoratore, chiedendo riservatezza sul nome -. Con la disgrazia del ponte Morandi il lavoro è calato, ma ad azzerarlo quasi del tutto è stato il Covid. Un tempo i somministrati entravano nella Culmv, dopo qualche anno di gavetta, ma noi non abbiamo possibilità, sappiamo che i conti della Compagnia non lo permettono più”. “Lavorare a chiamata non sarebbe un problema, se però ti chiamassero - interviene un collega -. In questo periodo facciamo uno o due turni al mese, è impossibile vivere così”.

I sindacati seguono la vicenda da anni. Il primo tavolo aperto con l’agenzia, il Comune di Genova e l’Autorità portuale è naufragato: “Nonostante l’impegno del Comune - denunciano le organizzazioni dei precari di Cgil, Cisl e Uil - solo due persone sono state prese in carico dall’amministrazione comunale”.

Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uil Temp Liguria chiedono la riapertura del tavolo e puntano alla "stabilizzazione dei lavoratori prevista negli accordi e relativi addendum”. Spiega Roberta Cavicchioli, Uil Temp Liguria: “I precedenti somministrati erano di meno e sono stati assorbiti come soci speciali dalla Culmv. Questi ultimi hanno vissuto le crisi del Morandi e del Covid, cui si sommano i problemi della Compagnia. Ma è impensabile che nel porto di Genova, sempre citato dal presidente Signorini per i suoi volumi, per il prestigio e l’importanza che riveste a livello internazionale, ci possano essere lavoratori costretti a vivere con cento euro al mese”. “La nostra intenzione è riaprire la trattativa - dice Emanuela Traverso, Nidil Cgil -. Abbiamo 46 lavoratori che, in base al precedente accordo non rispettato, avrebbero dovuto stabilizzarsi presso l’agenzia, gli altri ricollocarsi presso le partecipate del Comune”.

Sergio Tabo, Felsa Cisl, sottolinea che la vertenza "è aperta da ben tre anni con Autorità portuale, Comune, Culmv, terminalisti e agenzia. Chiediamo di riaprire il tavolo e ripartire da zero, è necessario che i terminalisti diano una mano - dice -. Il Comune aveva promesso di farsi carico di una serie di problematiche, ma non lo ha fatto. Abbiamo una settantina di persone che lavorano a chiamata in porto ma che di fatto sono disoccupati privi di ammortizzatori”.

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