Lite su Autostrade: il decreto resta bloccato / IL RETROSCENA

Genova - Un articolo di legge inserito in bozza e poi scomparso, in attesa di trovare una quadra politica all’interno del governo e un accordo con Regione e Comune. E un bivio cruciale, cui si lega in modo indissolubile un almeno parziale ritorno alla normalità

di Roberto Sculli

Genova - Un articolo di legge inserito in bozza e poi scomparso, in attesa di trovare una quadra politica all’interno del governo e un accordo con Regione e Comune. E un bivio cruciale, cui si lega in modo indissolubile un almeno parziale ritorno alla normalità: lasciare ad Autostrade per l’Italia almeno il ruolo di rimuovere quanto resta del Morandi, per non perdere altro tempo, la posizione su cui si stanno compattando Lega e amministratori locali. Oppure fare piazza pulita da subito, estromettendo Aspi da ogni compito operativo (ma non dall’onere di pagare), nella prospettiva della revoca della concessione. È questo il nodo che ha portato a mettere in ghiacciaia una parte essenziale del decreto-Genova, cioè l’articolo che riguarda i poteri del commissario. E che se non sciolto in tempi rapidi rischia di complicare il post disastro: «Se non si trova un’intesa osserva il vice ministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi - ci rimettono tutti. La città, in primo luogo, lo Stato e gli amministratori genovesi che dovrebbero spiegarlo ai cittadini. Nessuno lo perdonerebbe».

È stato Rixi, nella serata di venerdì, a propiziare l’incontro a tre in prefettura fra il presidente del consiglio Giuseppe Conte, il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci. Senza che si trovasse un accordo.

Quello che l’anima 5 Stelle del governo non giudicava essenziale, dopo essere entrata in rotta di collisione con Toti e Bucci per essersi eccessivamente identificati con Autostrade per la ricostruzione.

Il punto ha creato tensioni all’interno dell’esecutivo, incendiando il consiglio dei ministri, e ha fatto sì che nella versione depositata e ora a disposizione dei parlamentari non fosse incluso alcun riferimento ai poteri della figura del commissario per la ricostruzione. Stabiliti, appunto, con l’articolo 1.

Di questo, accanto a un testo orfano che contiene soltanto il “titolo”, cioè “Commissario straordinario per la ricostruzione, il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova”, ne esistono varie bozze, in continua evoluzione. L’altra questione da affrontare è il ruolo del commissario per l’emergenza, il governatore Toti. Nell’ordinanza del capo della Protezione civile Angelo Borrelli sono inclusi alcuni poteri che riguardano la demolizione. La linea passata a Roma prevedeva di sfilare queste prerogative e farle confluire tra quelle del super commissario. Tanto che dalla presidenza del consiglio era arrivata alla Protezione civile l’indicazione di emendare - circostanza singolare - l’ordinanza del 22 agosto: «La priorità assoluta deve essere mettersi nelle condizioni di operare immediatamente una volta che l’area interessata dal crollo sarà interamente a disposizione - continua Rixi - per questa fase credo si debba andare in continuità, con la struttura commissariale già insediata e con il contributo di Autostrade». Per Rixi attendere il nuovo commissario non sarebbe positivo. «È naturale: ci vorrebbe tempo per ambientarsi, per comprendere la situazione. E di tempo non ne abbiamo. Tutt’altra partita è la ricostruzione, da cui ritengo che Autostrade debba restar fuori».

Ma il decreto-Genova nelle mani dei parlamentari è sotto tiro anche per ciò che non contiene, probabilmente a causa di un non eccelso lavoro di squadra del governo (e di un po’ di fretta): oltre al buio totale sulle operazioni di demolizione e ricostruzione, da inserire ci sono ad esempio il ricorso alla cassa integrazione per le imprese in difficoltà e maggiori contributi per l’autotrasporto. In un altro provvedimento - per ragioni tecniche - si attende il via libera ad assunzioni extra in Comune, Regione e società collegate. Una necessità assoluta agli occhi del Comune, per consentire ai servizi pubblici di reggere aspettando il nuovo ponte. In attesa di capire chi lo costruirà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: