Alitalia, arriva la proroga. Patuanelli pone le sue condizioni

Roma - Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha rinviato al 21 novembre prossimo il termine per la presentazione dell’offerta vincolante.

Roma - Arriva puntuale la settima proroga per il rilancio di Alitalia. Ma questa volta non è solo uno slittamento: il governo pone delle condizioni stringenti. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha rinviato al 21 novembre prossimo il termine per la presentazione dell’offerta vincolante. Tuttavia meno delle otto settimane che avevano chiesto Fs ed Atlantia per mettere a punto l’offerta finale. Il dicastero di Via Veneto precisa che la proroga «è subordinata a due condizioni: intervento diretto dei commissari e immediato confronto con gli offerenti; e una richiesta di aggiornamento quotidiano sullo stato di avanzamento dei lavori». La nuova proroga era data ormai per scontata dopo che il Governo nei giorni scorsi aveva inserito nel decreto fiscale un nuovo prestito ponte da 350 milioni, una tranche necessaria per sei mesi per «indilazionabili esigenze gestionali», considerando che dei 900 milioni del primo prestito ponte, sul quale l’indagine della Ue è ancora in corso, sono rimasti ad Alitalia al 30 settembre solo 310 milioni.

Con questa ultima iniezione di capitale, vola a 1 miliardo e 250 milioni la liquidità totale versata in quasi due anni e mezzo dallo Stato nelle casse della ex compagnia di bandiera. A questo punto con la formalizzazione del nuovo termine, la trattativa ripartirà dagli «approfondimenti» che avevano chiesto Fs ed Atlantia la settimana scorsa. Attualmente il progetto della newco prevede per Fs ed Atlantia una quota del 35% ciascuno, il 15% al Tesoro e il 10% a Delta anche se quest’ultima potrebbe salire al 12% nella compagine azionaria. Sullo sfondo resta però Lufthansa, anche se è ferma ad una partnership commerciale con la compagnia italiana. La vicenda Alitalia è stata anche oggetto oggi di una interrogazione parlamentare al Question Time da parte di Stefano Fassina, che ha chiesto di valutare la possibilità di avviare una gestione pubblica temporanea dell’azienda. «Siamo all’ennesima proroga e ulteriori 350 milioni di euro di prestito a carico del Bilancio dello Stato. È grave che il Ministero dello Sviluppo Economico confidi ancora in un consorzio strutturalmente inadeguato, dove l’impegno dei soci privati, Delta e Atlantia, è minimale e definito per finalità altre rispetto al rilancio di Alitalia», ha tuonato il deputato di Liberi e Uguali, richiamando alla «necessità di chiudere l’amministrazione straordinaria e avviare una fase temporanea di gestione pubblica dell’azienda per arrivare a un piano industriale credibile».

Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Federico D’Incà, ha risposto per conto del governo che «l’attuale procedura di cessione si sviluppa nell’ambito di ben delineati binari di natura normativa. Per cui devono essere tenuti particolarmente in considerazione rilevanti profili normativi e regolamentari di emanazione comunitaria». E in quest’ottica il ministro ha ricordato che il dossier Alitalia è già sotto la lente della Commissione europea circa l’ipotesi di aiuti di Stato.

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