Crolla un viadotto sull’autostrada Savona-Torino

Genova - Il viadotto autostradale “Madonna del Monte” è crollato sull’autostrada A6 Torino-Savona. Il tratto tra il bivio dell’A6 e dell’A10 è stato chiuso.

Genova - Il viadotto autostradale “Madonna del Monte” è crollato sull’autostrada A6 Torino-Savona. Il tratto tra il bivio dell’A6 e dell’A10 è stato chiuso. Il punto esatto dell’incidente si trova tra Savona e il paese di Altare, in direzione Torino. E’ il primo viadotto che si incontra dopo aver lasciato l’A10 e il tratto investito da una frana è di competenza di Autostrada dei Fiori, di proprietà del gruppo Gavio. Verifiche in corso sulla stabilità dell’altra carreggiata del ponte.

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«Ora ci interessa subito capire, attraverso le prove statiche, se il lato non interessato dal crollo, in direzione Savona, sia possibile renderlo agibile presto, anche perché domani si riaprirà un porto passeggeri, tra crociere e merci, molto importante che è quello di Savona, e anche perché la strada che costeggia l’autostrada ha una frana e la Valbormida è raggiungibile solo attraverso piccole stradine comunali di difficile accessibilità». Lo ha detto il governatore ligure Giovanni Toti nel corso del sopralluogo dal crollo del viadotto. L’autostrada al momento è chiusa tra Savona e Millesimo in entrambi i sensi, il crollo è avvenuto sulla carreggiata direzione Torino.

Italia a rischio


In Italia ci sono 620 mila aree a rischio frana. A causa di questi eventi ogni anno una media di dieci persone perde la vita, dicono i dati Ispra, Arpa e Cnr. «In realtà il numero di zone a rischio è più ampio, poiché il territorio, il paesaggio italiano sono letteralmente stati scolpiti e sono così come li vediamo oggi proprio per via di questi fenomeni continui e diffusi», spiega il direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) Fausto Guzzetti. «La frana che ha provocato il crollo di una porzione di viadotto lungo l’ autostrada A6 Torino-Savona, è effettivamente molto piccola. Ma proprio questo ci dice quanto è fragile l’Italia e come possa essere colpita gravemente nelle sue infrastrutture anche da un fenomeno non di grandi dimensioni. Le Le frane di piccole dimensioni sono difficili da prevedere, l’unica cosa da fare è il monitoraggio e la manutenzione di lungo periodo di ponti, viadotti, strade, strutture». «Le frane grandi danno dei precursori - continua - mentre quelle minori sono difficili da individuare. Spesso, quando non provocano danni, se ne accorgono solo le persone che abitano nella zona dove si verificano. Quello che è successo sull’A6 Torino-Savona fa parte di quei fenomeni praticamente inevitabili, vista anche la condizione meteorologica in cui si è venuta a trovare l’Italia nell’ultimo mese. Non solo: mentre per i terremoti e la piena dei fiumi è stata sviluppata una tecnologia che fornisce informazioni di previsione, per le frane il discorso è più complesso». E conclude: «Quando si costruiscono delle infrastrutture, si scende a compromessi con il paesaggio. Si fanno delle analisi costi-benefici, gli ingegneri sanno come vanno convogliate le acque e progettano secondo questi criteri con reti che le portano nel posto giusto. Ma in Italia il problema è vecchio come il cucco, e una frana come quella di oggi, se non aveva dato avvisaglie, era imprevedibile».

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