Ponte Morandi, i dubbi del top manager

Genova - «Sulla sicurezza mi sembra che ci sia qualcosa che non funziona. Questa tabella avrebbe meritato un approfondimento». Sono le parole di Alberto Selleri, responsabile della direzione realizzazione delle nuove opere di Autostrade, riportate dal quotidiano Il Secolo XIX

Genova - «Sulla sicurezza mi sembra che ci sia qualcosa che non funziona. Questa tabella avrebbe meritato un approfondimento». Sono le parole di Alberto Selleri, responsabile della direzione realizzazione delle nuove opere di Autostrade, riportate dal quotidiano Il Secolo XIX, che ha pubblicato alcuni stralci dei verbali delle audizioni alla Commissione di inchiesta del Mit sul Ponte Morandi dopo il crollo.

Selleri, che - scrive Il Secolo XIX - non è indagato né coinvolto nel crollo del Morandi, è intervenuto in merito alla tabella di valutazione sismica e i coefficenti di sicurezza del progetto che gli sono stati mostrati dalla Commissione: «Mi sembra assurdo. Non so cosa dire. In effetti qui sembra un ponticello».

I verbali riportati dal quotidiano genovese riguardano l’audizione del 13 settembre 2018 (circa un mese dopo la tragedia) della commissione del ministero dei Trasporti che indaga sul crollo del ponte Morandi. Tra i vari dirigenti, ad essere ascoltato è stato anche Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. I verbali, acquisiti dalla Procura di Genova, ricostruiscono la catena di comando di Autostrade. Tra le deposizioni, c’è - sottolinea il quotidiano - «la voce fuori dal coro» di Selleri.

In quella audizione, era stato ascoltato anche l’allora ad di Aspi Giovanni Castellucci che aveva negato una particolare «esigenza» di sicurezza per intervenire sul Morandi, sebbene al dossier sulla ristrutturazione fosse allegato qualche dato preoccupante. Quest’ultimo aveva definito il progetto «un intervento preventivo che nasceva da un obiettivo di miglioramento della qualità e della durata di vita» dell’infrastruttura. Incalzato dai commissari aveva risposto che l’amministratore delegato nulla c’entra perché «il piano delle manutenzioni straordinarie è un qualcosa che potete chiedere a Berti (Paolo, in quel momento direttore centrale operativo, il numero tre dell’azienda ndr). Alla domanda se Autostrade avesse fatto quello che era in suo potere per garantire la tenuta del ponte, Castellucci aveva risposto: «Ritengo che la domanda sia generica». La commissione lamenta che »questa risposta probabilmente poteva essere accettata due mesi fa, ma ora no» perché il Paese reclama» un’assicurazione in ordine al fatto che avete capito qual è il problema, l’avete rimosso e ora siete tecnicamente certi che non si verificheranno più questi disastri». «Non sono un tecnico - era stata la risposta di Castellucci - so solo dire che il Polcevera era un ponte su cui c’erano monitoraggi, i risultati erano noti, erano condivisi e chi aveva fatto monitoraggi non aveva evidenziato elementi di criticità. Il Morandi è un ponte ad hoc, lo potrà confermare anche l’ingegner Berti che non ci sono problematiche analoghe altrove». In ogni caso, «non esiste una strategia che limita gli investimenti».

Secondo il quotidiano, le carte in mano alla commissione, e ancor più quelle successivamente raccolte da Procura e Finanza, dimostrano che esistevano sia «elementi di criticità» sul Morandi che «problematiche analoghe» su altri viadotti. E le intercettazioni farebbero ipotizzare una strategia di riduzione degli investimenti in sicurezza. Berti, ascoltato in commissione, avrebbe inanellato una serie di 20 «no», «non so», «non mi risulta», «non ricordo», «non l’ho letto». Come quando gli sarebbe stato chiesto se avesse letto il rapporto di validazione del progetto esecutivo, che conteneva 62 osservazioni: «Non l’ho mai letto», avrebbe risposto Berti.

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