Giurisdizione e vendita on line dei biglietti aerei: le Sezioni Unite si esprimono sul punto / ANALISI

A cura di Asla - l’Associazione degli Studi Legali Associati

di Marco Cottone*

Milano - Con l’ordinanza n. 18257/19 le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno affrontato la questione della giurisdizione internazionale nei casi di acquisto di un biglietto aereo concluso on line. La decisione prende le mosse da una controversia per smarrimento di bagagli nata tra una nota compagnia aerea e due passeggeri, cittadini italiani, che avevano acquistato on line un biglietto con tratta Copenaghen – Havana. Di qui l’azione, dinanzi ai giudici italiani, promossa dai due passeggeri contro la compagnia aerea che ha eccepito il difetto di giurisdizione, mediante la proposizione di regolamento preventivo di giurisdizione, tenendo conto che il biglietto era stato acquistato sul sito principale registrato presso la propria sede legale.

La particolare modalità di conclusione del contratto di trasporto aereo che è stata presa in considerazione dalla Corte di Cassazione si inquadra nella disciplina sui fori competenti dell’articolo 33 della Convenzione di Montreal del 1999 sull’unificazione di alcune regole sul trasporto aereo di persone e di merci (la “Convenzione”), anche in considerazione della non applicabilità del regolamento UE n. 1215 del 2012 (c.d. Bruxelles 2 Bis) trattandosi di contratto di trasporto e non di pacchetto turistico.
Il passeggero ha diritto di esercitare l’azione di risarcimento nel territorio di uno Stato Parte della Convenzione, con la possibilità di scegliere o il tribunale «of the domicile of the carrier or of its principal place of business, or where it has a place of business through which the contract has been made or before the court at the place of destination» (del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività o del luogo in cui esso possiede un’impresa che ha provveduto a stipulare il contratto, o davanti al tribunale del luogo di destinazione). Ciò detto, il secondo comma del citato articolo prevede la possibilità per il danneggiato o per l’avente diritto di poter agire, oltreché presso uno dei fori indicati nel precedente comma, anche davanti al tribunale in cui il passeggero ha fissa e permanente dimora, con la condizione che nello stesso territorio il vettore presti l’attività con aeromobili e uffici propri o di altri vettori, con i quali vi sia un accordo commerciale, intendendosi con questo un contratto di fornitura di servizi.

La fattispecie esaminata dalla Corte di Cassazione riguarda uno dei fori indicati al primo comma, sebbene il principio espresso nella decisione in commento sia applicabile anche al c.d. “quinto foro” indicato nel secondo comma dell’art. 33.

L’ipotesi di vendita on line dei biglietti di passaggio aereo, tramite i siti web ufficiali delle compagnie aeree o i siti web delle agenzie di viaggio, presenta delle complessità applicative della normativa internazionale uniforme, in quanto tale tipologia di distribuzione si caratterizza per il fatto che il servizio offerto è difficilmente individuabile in un determinato territorio, anzi può essere considerato “dematerializzato”. Infatti, è chiara l’impossibilità per l’utente, che intenda acquistare un biglietto aereo tramite il web, di localizzare con esattezza il luogo dove è registrato il server del sito Internet del vettore; da ciò consegue che risulta difficile, per un passeggero, individuare il luogo in cui l’impresa del vettore ha provveduto a stipulare il contratto, così come indicato dal citato art. 33 della Convenzione.

Muovendo da tali considerazioni, la soluzione che è stata preferita dalla Corte, anche in un’ottica protezionistica a favore dell’utente, è quella secondo la quale il luogo dove il contratto è stato concluso corrisponde al luogo in cui il passeggero ha ricevuto la conferma dell’acquisto. Di fatto, l’accesso a Internet da parte del consumatore corrisponderebbe alla sua residenza o domicilio, che quindi risulterebbero rilevanti per l’individuazione dello Stato competente anche quando il sito web del vettore è registrato in un altro Paese.
Tali osservazioni prendono in considerazione due fattori: da un lato, la compagnia aerea che decide di attivare la vendita via web dei propri servizi deve accettare il rischio di essere citata davanti a tribunali in cui non è presente con una propria struttura commerciale; dall’altro, la scelta di far coincidere il luogo di conclusione del contratto con la residenza o il domicilio dell’acquirente si pone in stretta connessione con le tendenze evolutive della disciplina, soprattutto con riferimento a quanto previsto in tema di giurisdizione dalla Convenzione, nella quale, secondo la Corte, si ravvisa una duplice esigenza di predisporre un sistema basato su indicatori certi o determinabili ma «che presenti correttivi idonei a non vanificare l’accesso alla giustizia per i viaggiatori che abbiano subito danni ascrivibili alla responsabilità del vettore».

Su base di tali considerazioni le Sezioni Unite Civili hanno espresso il seguente principio: «Nel contratto di trasporto aereo internazionale, avente ad oggetto esclusivo l’acquisto del titolo di viaggio, intercorso tra una compagnia aerea extraeuropea e due cittadini italiani, domiciliati in Italia, in relazione all’azione risarcitoria proposta dai viaggiatori, per inadempimento contrattuale produttivo di danni a cose, ai sensi dell’art. 33 co.1 della Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999, ove la contrattazione e l’acquisto siano avvenuti interamente on line, la giurisdizione può essere radicata nel domicilio dell’acquirente, così dovendosi interpretare il criterio di determinazione della competenza giurisdizionale, individuato nello stabilimento a cura del quale il contratto è stato concluso, trattandosi di criterio concorrente con quello di destinazione del viaggio e del domicilio del vettore aereo».

* Avvocato, Senior Associate - Dipartimento di Diritto della Navigazione e dei Trasporti, Lagance Avvocati Associati

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