Autostrade è pronta a trattare con il governo per salvare la concessione

Nel mirino c'è l'articolo 35 del Milleproroghe, che allarma non solo Aspi ma tutte le concessionarie e di fronte al quale il cda di Autostrade, riunitosi venerdì, ha confermato la posizione già espressa il 22 dicembre

Auto in coda sulle autostrade liguri

Roma - Autostrade per l'Italia è pronta a trattare con il governo per salvare la concessione ed evitare che «sia distrutto un patrimonio industriale del Paese». L'amministratore delegato Roberto Tomasi tenta la carta del dialogo per mitigare il confronto in corso da tempo con l'esecutivo sulla possibile revoca e riacceso di recente dalla norma inserita nel Milleproroghe. E lo fa sottolineando che la posta in gioco è molto alta: cioè il rischio fallimento. Con possibili ripercussioni anche sulla controllata Atlantia. Che ha appena incassato il taglio del rating da parte di Moody's (anche per Aspi e Adr), e che ha iniziato il 2020 bruciando altri 360 milioni di capitalizzazione in appena tre giorni. «Con la revoca e un indennizzo ridotto rischiamo il fallimento», dice chiaramente Tomasi in un'intervista al Corriere della Sera.

Nel mirino c'è l'articolo 35 del Milleproroghe, che allarma non solo Aspi ma tutte le concessionarie e di fronte al quale il cda di Autostrade, riunitosi venerdì, ha confermato la posizione già espressa il 22 dicembre: se non sarà fatto un passo indietro, si andrà alla risoluzione automatica della Convenzione unica, è il 'warning' al Governo di Aspi, che ricorda anche come già nel 2006 l'Ue abbia sancito che i contratti di concessione non sono modificabili in modo unilaterale. La norma prevede, in caso di revoca, oltre all'affidamento temporaneo ad Anas (per la quale tra l'altro circolano voci di un possibile cambio al vertice), anche il taglio dell'indennizzo, che passerebbe nel caso di Aspi da 23 miliardi a 7. Ma proprio sulla base di quell'indennizzo (calcolato sul valore dei flussi di cassa, come avviene per altre concessionarie europee) le concessionarie si sono indebitate presso le banche: Aspi, nello specifico, ha linee di credito aperte per 10,5 miliardi con Cdp, Bei e i principali istituti finanziari del Paese, oltre ad un bond per finanziare investimenti in mano a 17 mila obbligazionisti. La revoca avrebbe inoltre «gravi» conseguenze anche per «decine di migliaia di risparmiatori, oltre che per 7 mila dipendenti e per l'indotto», avverte Tomasi, che quindi auspica «una giusta soluzione negoziale». Un accordo che «coniughi l'interesse pubblico, i diritti di chi fa impresa e lo Stato di diritto», puntualizza il manager, secondo il quale un'intesa di questo tipo è «possibile e doverosa».

Il messaggio è stato dunque lanciato e l'auspicio è ora che il canale di dialogo operativo aperto nei giorni scorsi con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti possa evolvere in un dialogo anche sulla concessione. Anche se il tempo stringe e il Governo potrebbe prendere una decisione sulla revoca in uno dei primi cdm dopo la Befana. Intanto, nell'ambito del confronto avviato col Mit, dopo aver anticipato gli investimenti in manutenzione e dato impulso al piano di controllo delle gallerie, Autostrade ha attivato oggi anche un «piano straordinario» per la A14, dove durante i rientri dalle festività è previsto traffico intenso anche a causa dei viadotti sequestrati dall'autorità giudiziaria: gli automobilisti potranno chiedere rimborsi in caso di criticità del traffico nelle giornate del 5, 6 e 7 gennaio.

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