Troppi scali chiusi nel mondo, le crociere fermano i motori / ANALISI

Monfalcone - Sono diverse le compagnie crocieristiche che negli ultimi giorni hanno deciso il fermo dell’intera flotta, in tutto il mondo, per effetto delle restrizioni nei porti sul coronavirus. La genovese Costa Crociere (15 navi, più le 14 della controllata tedesca Aida) interrompe la navigazione fino al 3 aprile

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Sono diverse le compagnie crocieristiche che negli ultimi giorni hanno deciso il fermo dell’intera flotta, in tutto il mondo, per effetto delle restrizioni nei porti sul coronavirus. La genovese Costa Crociere (15 navi, più le 14 della controllata tedesca Aida) interrompe la navigazione fino al 3 aprile. Da ricordare che Costa aveva già fermato, dal 25 gennaio, quattro navi operative in Cina: «In qualità di leader del settore, riteniamo che sia nostra responsabilità essere pronti a fare scelte difficili quando i tempi lo richiedono - dichiara Neil Palomba, direttore generale della Costa. Msc Crociere (17 navi), che ha già subìto l’interruzione di alcuni viaggi nei giorni scorsi, dall’altra notte ha anche interrotto il viaggio della nave “Grandiosa” fino al 5 aprile per effetto dell’improvvisa chiusura dei porti spagnoli. Stessa sorte per la “Preziosa”, dopo che ai Caraibi il governo francese ha deciso la chiusura dello scalo di Fort de France. Anche Princess Cruises, che fa parte come Costa del gruppo americano Carnival, ha deciso di fermare tutte le sue navi a causa dell’emergenza covid-19: sono state così soppresse tutte le partenze fino al 10 maggio su ben 18 navi da crociera.

Questa compagnia, che dopo il marchio Ccl è la società di navigazione crocieristica con il maggior numero di ufficiali italiani e di macchina, è stata duramente colpita dal focolaio di coronavirus scoppiato a bordo della “Diamond Princess” che è stata messa in quarantena per quasi un mese a Yokohama: alla fine 705 sono stati i contagiati a bordo che hanno reso la nave per diverso tempo il secondo focolaio della malattia al mondo dopo la Cina.

Poi la medesima esperienza è toccata anche alla “Grand Princess” in California con 21 casi a bordo, però gestita in maniera differente dalle autorità statunitensi che hanno deciso in pochi giorni lo sbarco dei passeggeri evitando così il propagarsi a bordo del contagio.

Infine, l’avviso del Consiglio di Stato americano che sconsiglia il viaggio in nave agli anziani, (il cliente tipo del marchio) è stato un ulteriore fattore che ha spinto la compagnia a fare questa scelta drastica e senza precedenti. Fermare un’intera flotta non è una decisione semplice, andranno trovate le banchine per ormeggiare le navi, bisognerà sbarcare la maggior parte degli equipaggi e farli tornare a casa (cosa molto difficile). A bordo resteranno solo quelli necessari al mantenimento dell’unità, comunque un costo secco per la compagnia.

Problemi che dovrà affrontare anche la compagnia norvegese Viking, che ha deciso di sospendere la propria attività, sia con le navi fluviali che con quelle oceaniche (che attualmente sono sei). Le unità della compagnia norvegese si fermeranno dal 12 marzo al 30 aprile. Anche Disney Cruises Line e Celestyal Cruises hanno deciso di sospendere l’attività, pur non avendo flotte numerose.

Quello che fa più pensare però sui tempi di ripresa del mercato è la decisione di Virgin Voyages che ha rinviato gli eventi inaugurali della sua nuova “Scarlet Lady” alla seconda metà di luglio con il primo viaggio con passeggeri paganti programmato appena per il 7 agosto.

Ma è evidente che per chi continua a navigare, le attività saranno sempre più difficoltose, con porti chiusi in intere nazioni come Italia e Spagna, ed altri Paesi sparsi in giro per il mondo.

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