«Grandi opere, i soldi ci sono ma serve più programmazione» / INTERVISTA

Genova - Ha trascorso il lockdown nella sua città, cui è legata nonostante la carriera l’abbia portata a lasciare presto Genova, prima a New York e Bruxelles, per citare alcune tappe, e poi tra Roma e Milano: Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale della Banca d’Italia, non ha mai reciso i legami con la Liguria, «ed è doloroso vedere la regione paralizzata dal traffico»

di Alberto Quarati

Genova - Ha trascorso il lockdown nella sua città, cui è legata nonostante la carriera l’abbia portata a lasciare presto Genova, prima a New York e Bruxelles, per citare alcune tappe, e poi tra Roma e Milano: Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale della Banca d’Italia, non ha mai reciso i legami con la Liguria, «ed è doloroso vedere la regione paralizzata dal traffico. Non ricordo di aver mai visto una situazione così, che incide su un’economia che prima dell’entrata nell’emergenza Covid registrava una leggera ripresa. La chiusura delle infrastrutture, aggiungo le difficoltà sull’infrastruttura digitale, sono davvero un elemento di preoccupazione: sono il cuore dell’economia regionale».

Il Modello Genova è la soluzione?
«La tragedia del 14 agosto di due anni fa ha imposto un salto di qualità nell’approccio ai temi di sicurezza e manutenzione delle infrastrutture. Il modello Genova ha permesso di gestire con indubbio successo la ricostruzione del viadotto sul Polcevera, ma credo che questo rimanga un caso unico, non applicabile almeno per come è configurato alla costruzione di opere pubbliche o alla loro manutenzione. Le circostante eccezionali hanno richiesto un modello eccezionale, penso ad esempio all’ampiezza dei poteri della gestione commissariale».


Le autostrade sono bloccate dall’applicazione di una norma ordinaria. Come si sana la contraddizione?
«Il ricorso a gestioni commissariali può essere utile, questa è la scelta fatta dal governo col dl Semplificazioni, perché aiuta a realizzare investimenti in tempi rapidi: in questo caso fronteggiare l’emergenza sanitaria e sostenere la crescita economica del Paese. La contraddizione si sana nel momento in cui, a fianco dell’estensione dell’utilizzo dello strumento commissariale, ci sia un bilanciamento con la tutela degli altri interessi nazionali».

La finanza sostiene le nuove costruzioni. E le ricostruzioni delle opere obsolete?
«La finanza ha spalle larghe, ed è fondamentale:su questo si basa la capacità costitutiva delle imprese, quindi la capacità competitiva del nostro Paese e la qualità di vita dei cittadini. Il rilancio degli investimenti pubblici deve essere la priorità per la politica economica del nostro Paese: bisogna che in questa fase congiunturale complicata ci sia un grosso sostegno dei piani infrastrutturali. Guardi, oggi non sono certo le risorse finanziarie a mancare, mai come ora c’è la disponibilità di finanziamenti già approvati, e poi ci saranno altre ingenti risorse, penso al piano Next Generation Europe. Accanto, ci sarà una continua attività della politica monetaria per permette agli intermediari di erogare credito a condizioni vantaggiose. La domanda da fare sarebbe un’altra».

E cioè?
«L’attenzione va posta sulla capacità progettuale, sui meccanismi di programmazione e controllo nella realizzazione e manutenzione delle infrastrutture: è qui che il nostro Paese deve realizzare un significativo cambio di passo per sfruttare al meglio le disponibilità finanziarie e rilanciare la crescita. Questo è l’ambito che può far veramente la differenza, per la Liguria come per tutto il Paese: se da noi si parla di infrastrutture, altrove si può parlare di edilizia scolastica, e ovunque di infrastrutture digitali».

Per quanto tempo la spesa pubblica a sostegno dell’emergenza sarà sostenibile?
«Tantissimo dipende da cosa dovremo affrontare nei prossimi mesi, se - come peraltro non credo - torneremo in una fase di lockdown simile a marzo... Ma non penso sia il momento giusto per parlare di contenimento del debito. Anche se è un tema che si presenterà, e proprio per questo dovremo avere la capacità di usare al meglio il denaro erogato: quella capacità di progettazione e programmazione di cui si parlava prima».

Quali sono le misure oggi in aiuto delle imprese liguri?
«Citerei la moratoria per le pmi, con le garanzie pubbliche. Al 7 luglio, sono pervenute dalla Liguria oltre 19 mila richieste per 865 milioni di euro: 17.600 per importi fino ai 30 mila euro, per 345 milioni. A questi strumenti, nel caso della Liguria e del dramma del Ponte Morandi, si affiancano quelli previsti con la legge Genova, con la cassa integrazione per le aziende direttamente o indirettamente danneggiate dal crollo, i contributi all’autotrasporto e l’istituzione della Zona franca urbana».

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