Revoca della concessione, lo Stato teme un maxi-risarcimento al gruppo Autostrade

In una lettera inviata dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli al premier Giuseppe Conte lo scorso marzo emerge che l'Avvocatura dello Stato non esclude che in sede giudiziaria, nazionale o sovranazionale, Aspi possa ottenere l'integrale risarcimento per la cancellazione delle concessioni

Roma - Il decreto Milleproroghe potrebbe non bastare a limitare a 7 miliardi il risarcimento per la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia. In una lettera inviata dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli al premier Giuseppe Conte lo scorso marzo emerge che l'Avvocatura dello Stato non esclude che in sede giudiziaria, nazionale o sovranazionale, Aspi possa ottenere l'integrale risarcimento per la cancellazione delle concessioni. Un parere che era stato tenuto ben riservato e che, se il rischio si concretizzasse, potrebbe portare il valore di questa sorta di "liquidazione" fino a 20,7 miliardi.

La notizia mette nuova carne sul fuoco della decisione sui destini di Autostrade per l'Italia, destini che preoccupano fortemente le società che sono nell'azionariato di Aspi e della controllante Atlantia, come la Fondazione Crt che teme il venir meno di risorse per il proprio impegno sociale sul territorio piemontese. Nemmeno l'ultima ipotesi sul tappeto, quella dell'arrivo di un commissario, viene vista di buon occhio. Un decreto legge dovrebbe motivare la necessità e urgenza dell'intervento e, soprattutto, potrebbe incontrare un deciso fuoco di fila di ricorsi: una carta difficile da giocare con azionisti di maggioranza e minoranza delle due società, che hanno investito diverse centinaia di milioni e che, è naturale, si sentirebbero lesi nei loro diritti. Il rischio reale è che ogni atto del commissario potrebbe essere impugnato in un sorta di Vietnam societario che renderebbe difficile una gestione. Rimane l'ipotesi dell'accordo che viene suggerita anche nella lettera della De Micheli filtrata a quattro mesi di distanza. Nei vari passaggi emerge che quanto concordato da Aspi nell'ultima ipotesi raccoglie la controproposta della ministra De Micheli, con interventi che salgono da 2,9 a 3,4 miliardi. La scelta, come detto dal Premier, sarà comunque collegiale e certo - in caso di accordo - riguarderà l'azionariato di Aspi. Ecco perchè il titolo Atlantia dopo le forti perdite rimane sospesa in una seduta con un +0,75%. Gli azionisti delle due società temono la scelta della revoca. In Aspi c'è il gruppo assicurativo Allianz che detiene attraverso il 'veicolò Appia Investments il 6,94 per cento per un valore superiore a 800 milioni di euro. La società risponde «no comment» a chi gli chiede una valutazione. Ma si tratta di investitori che, se il gruppo dovesse cambiare assetto di governance, non è escluso che possano anche aumentare il proprio impegno.

C'è poi il fondo sovrano cinese Silk Road. Nonostante le smentite sarebbe in programma un incontro tra l'ambasciatore italiano, Luca Ferrari e Srf giovedì prossimo. A preoccuparsi sono anche le società azioniste della controllante Atlantia: la fondazione Crt, che possiede una quota azionaria del 4,53%, è scesa in campo ufficialmente per spiegare i possibili effetti che ne deriverebbero per il territorio piemontese e per chiedere di tener conto dell'impatto che le scelte avranno in termini di risorse per gli enti no-profit del territorio. «Un eventuale depauperamento della capacità erogativa della filantropia per il welfare, la cultura, l'istruzione, la ricerca, la tutela dell'ambiente e altri ambiti di intervento cruciali per l'intera collettività (che deriverebbero dal venir meno delle risorse che arrivano da questa partecipazione finanziaria, ndr), significherebbe - spiega la Fondazione - una riduzione della capacità di sostegno verso i soggetti più fragili, mettendone a rischio la tenuta proprio in un momento di forte criticità per il Paese». La volontà di penalizzare i Benetton - tra le mille contraddizioni di una società sempre più complessa e interconnessa - avrebbe l'effetto sicuro di colpire soggetti più fragili.

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