Autostrade, lo Stato diventa azionista di riferimento

Roma - Dopo due anni di braccio di ferro e una maratona finale con una lunga notte di trattativa a Palazzo Chigi, il destino di Autostrade sembra ormai essere stato tracciato. Il punto di approdo è quello che prevede un’uscita dilazionata nel tempo dell'azionista di maggioranza Atlantia da Aspi entro un anno, l’ingresso della Cassa depositi e prestiti, e la quotazione della società in Borsa

Roma - Dopo due anni di braccio di ferro e una maratona finale con una lunga notte di trattativa a Palazzo Chigi, il destino di Autostrade sembra ormai essere stato tracciato. Il punto di approdo è quello che prevede un’uscita dilazionata nel tempo dell'azionista di maggioranza Atlantia da Aspi entro un anno, l’ingresso della Cassa depositi e prestiti, e la quotazione della società in Borsa. L'operazione prevede un aumento di capitale da almeno tre miliardi dedicato a Cdp, che la porterà al 33% di Autostrade, una cessione di quote pari al 22% della stessa Aspi da parte di Atlantia a un investitore istituzionale (o a più investitori graditi e individuati da Cassa) e infine una scissione di Aspi contestuale all'Ipo che vedrà la holding Edizione, cassaforte della famiglia Benetton, diluirsi all'11%.

Inoltre la garanzia del debito di Aspi (cinque miliardi) oggi in capo ad Atlantia passerà a carico dei nuovi investitori. Sarebbe questo, secondo quanto ricostruito da Radiocor, il percorso che dovrebbe essere seguito per il riassetto della concessionaria. Lo schema è ancora passibile di ulteriori aggiustamenti e vari dettagli verranno definiti nei prossimi giorni, tuttavia i capisaldi sono stati definiti e il prossimo passaggio dovrà essere l'accettazione formale da parte del governo della proposta di Aspi-Atlantia. Poi si potrà lavorare alla firma di un memorandum of understanding con Cdp per realizzare l'operazione. Un elemento chiave di tutto il riassetto sarà il valore di riferimento di Aspi a cui avverrà, innanzitutto, l'aumento di capitale: questo, secondo quanto risulta, dovrà essere per forza considerato un valore di mercato, frutto di una valutazione effettuata da esperti del settore e successivamente asseverata (oggi sul mercato si stimano circa 11 miliardi utilizzando un metodo Rab based).

Un elemento che sarà cruciale anche per creare la cornice per l'ingresso di investitori istituzionali, anche internazionali, nel capitale. Il riassetto, compresa l'Ipo, avrà comunque tempi tecnici piuttosto lunghi: circa sei mesi nella migliore delle ipotesi e potrebbe così concludersi a inizio 2021. Il nuovo assetto azionario di Aspi vedrà un blocco composto da Cdp (33%) con investitori istituzionali (22%) che formeranno così una maggioranza del 55% mentre Edizione sarà all'11% e gli altri soci di Atlantia con quote ancora più ridotte; sia la cordata guidata da Allianz (oggi al 7%) sia i cinesi di Silk Road (oggi al 5%) risulteranno diluiti ma potranno nel caso risalire acquistando sul mercato. Edizione potrà decidere se conservare la quota o cederla via via sul mercato.

Il titolo Atlantia brilla in Borsa e segna in chiusura un rialzo del 26,6%. L’accordo prevede anche l’aumento delle sanzioni, la rinuncia alle cause intentate sulla ricostruzione del ponte Morandi e le compensazioni dovute per il crollo. Le compensazioni saranno a esclusivo carico dell’azienda, dicono dalla Presidenza del Consiglio, «per il complessivo importo di 3,4 miliardi di euro». La proposta prevede anche l’accettazione della «disciplina tariffaria» introdotta dall’Autorità di regolazione dei Trasporti «con una significativa moderazione» delle tariffe. Soddisfatto il presidente Giuseppe Conte: con l’intesa su Aspi «avremo tariffe più eque e trasparenti, più efficienza, più controlli, più sicurezza - scrive su Facebook. - Nel Cdm di ieri è stata scritta una pagina inedita della nostra storia. L’interesse pubblico ha avuto il sopravvento rispetto a un grumo ben consolidato di interessi privati. È successo qualcosa di straordinario che dovrebbe essere semplicemente ordinario. Ha vinto lo Stato. Hanno vinto i cittadini».

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, rivendica l’unità dell’esecutivo e il ruolo decisivo del premier: «Il governo è stato impegnato a lungo ed è stato unito. La determinazione di Conte è stata decisiva per realizzare il passo avanti finale. Quando si è uniti - sottolinea il ministro - si ottengono risultati molto importanti. Non c’è stata nessuna trattativa nella maggioranza. È una vittoria dello Stato, dei cittadini che afferma il primato dell’interesse pubblico. Ci sarà un assetto societario completamente nuovo: Aspi diventerà una società a controllo pubblico, una public company con il controllo da parte di Cdp, investitori istituzionali aperta anche agli investimenti dei cittadini». «Atlantia perderà l’88% di Aspi entro un anno e già entro settembre ci sarà il primo passaggio di perdita del controllo - spiega il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli -. Sono operazioni che hanno bisogno di un tempo che si misura nell’ordine di un anno, ma già da settembre ci sarà il primo passaggio di perdita del controllo molto rapido».  Il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, sottolinea su Twitter che «la soluzione della vicenda Aspi del governo tutela l’interesse pubblico di tutti gli italiani e i lavoratori dell’azienda. Ora avanti con gli investimenti già definiti per le infrastrutture e le fondamentali opere di manutenzione per la sicurezza delle nostre autostrade».

Tutto era cominciato il 14 agosto del 2018 con il crollo del Ponte Morandi di Genova. Da allora sono passati quasi due anni tra minacce, tentativi di riconciliazione e il timore - da parte del governo - di dover pagare la bellezza di 23 miliardi di euro in caso di revoca della concessione.  Da quel giorno il MoVimento 5 Stelle ha sempre considerato la revoca come un passaggio assolutamente imprescindibile. Oggi si chiude la saga, con la vittoria della linea dura. Esulta il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: «I Benetton hanno accettato le condizioni del governo. Lo Stato diventerà il primo azionista di Autostrade, la famiglia Benetton avrà meno del 10% delle quote ed entro qualche mese uscirà definitivamente da Aspi. Questo significa che i Benetton non gestiranno più le nostre autostrade».

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