L’uomo del Ponte boccia i piani del governo

Genova - Quando quasi alla fine della lunga giornata organizzata da Ambrosetti per disegnare il futuro prossimo della Liguria, arriva il turno di Pietro Salini, l’uomo che ha costruito il ponte sul Polcevera, la sala ha un sussulto: il numero uno di Webuild, del colosso delle costruzioni da sei miliardi di fatturato, smonta la parte infrastrutture del decreto Semplificazioni del governo

di Simone Gallotti

Genova - Quando quasi alla fine della lunga giornata organizzata da Ambrosetti per disegnare il futuro prossimo della Liguria, arriva il turno di Pietro Salini, l’uomo che ha costruito il ponte sul Polcevera, la sala ha un sussulto: il numero uno di Webuild, del colosso delle costruzioni da sei miliardi di fatturato, smonta la parte infrastrutture del decreto Semplificazioni del governo: «Vi racconto la dimensione del problema che abbiamo di fronte: quando parliamo del 15-20% di caduta del prodotto interno lordo, parliamo di 400-500 miliardi di euro che mancano. Dietro a questi numeri ci sono milioni di posti di lavoro, pensioni che rischiamo di non riuscire più a pagare. Perdiamo cioè tutto quello che una generazione ha costruito». Il piano delle opere varato dall’esecutivo non convince Salini e quasi senza prendere respiro va giù duro: «Se vari un piano di opere pubbliche si può dare una risposta al quadro di crisi e per recuperare dobbiamo realizzare un piano da 100-150 miliardi. Ma è solo un pezzettino di quello che è necessario: quali opere, a chi le facciamo fare, quali progetti abbiamo pronti, cosa cambiamo?».

Domande che per Salini sono senza risposta. E ancora: «Sono scelte che hanno bisogno di un pensiero forte alle spalle. Oggi immaginare una risposta di queste dimensioni, senza avere progetti, è un compito assurdo. Abbiamo avuto sei mesi per lanciare a tutta forza le macchine rotative della progettazione, ma io non penso che sia stato fatto. Pensate che sia stato fatto un piano per la scuola, per l’edilizia carceraria o per la sanità? Io non lo credo». Salini analizza la situazione proprio nel giorno in cui la ministra Paola De Micheli annuncia 16,4 miliardi per le opere in Liguria. Ma l’allarme per l’ad di Webuild suonerà più forte in autunno: «Cosa facciamo fare alla gente che a ottobre non sarà più in cassa integrazione, ma sarà licenziata?».

L’amara conclusione è la sconfitta di una generazione politica e imprenditoriale: «Mi sento altrettanto colpevole di chi ha responsabilità dirette». Ecco perché «il “modello Genova” va traslato nel Paese e non c’è bisogno di poteri speciali. Il commissario Bucci ha lavorato non con i super poteri, ma con il buon senso». Giuseppe Bono, numero uno di Fincantieri, con Salini ha costruito il ponte sul Polcevera e annuisce quando parla l’ad di Webuild: «Bisogna capire quali opere servono: prendiamo l’alta velocità ferroviaria per collegare Napoli a Bari. Il presidente del Consiglio dice che così in un'ora e 58 minuti si può arrivare in Puglia. E poi? Ci buttiamo a mare?».

Per Bono bisogna collegare meglio i centri produttivi del Paese (Bergamo e Venezia ad esempio) e allarga le braccia sull’isolamento della regione: «Era meglio il ponte o la Liguria non bloccata? Trenta chilometri di coda, stanno danneggiando tutti». Una situazione di emergenza continua che dura da anni, come ha sottolineato il presidente dei porti di Genova e Savona, Paolo Signorini. Lo scalo rimane un punto di forza dell’economia ligure e la classifica delle capitali dei trasporti marittimi, vede Genova piazzarsi al 21 posto nel mondo, all’ottavo in Europa, secondo la ricerca firmata da Menon Economics. Il presidente di Esso, Giovanni Murano, ha ribadito il rapporto stretto del gruppo con gli scali liguri, così come Calogero Mauceri, commissario al Terzo valico, ha sottolineato l’importanza dell’infrastruttura ferroviaria.

Il contributo delle imprese è stato invece spiegato da Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di Tecnologia, Giuseppe Marino, ad di Ansaldo Energia e da Alessandro Profumo, numero uno di Leonardo, mentre Alessandra Priante, direttore regionale Europa del Unwto, ha disegnato la strategia del turismo: «Abbiamo deciso di fare la quarta edizione del Forum Ambrosetti, nonostante le difficoltà, perché non credo si debba continuare a vivere nell'etica e nell'estetica dell'emergenza - ha detto il governatore Giovanni Toti -. Se il coronavirus infatti è stato il nemico, anche certi atteggiamenti lo possono essere. Nonostante le difficoltà, credo che la Liguria abbia dimostrato di essere un modello anche per questo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: