Aspi, studio dell'Iic contro la cessione a Cassa

Genova - Il rischio più concreto è quello di perdere la Gronda. Non per la capacità finanziaria dei nuovi padroni di Autostrade (Cdp e i fondi Macquarie e Blackstone), quanto per la «distanza dal territorio». Lo scrive in un documento pubblicato nella serata di ieri l’Istituto Internazionale delle Comunicazioni. l’Iic ha sede a Genova ha come soci a vario titolo tutti gli enti locali

di Simone Gallotti

Genova - Il rischio più concreto è quello di perdere la Gronda. Non per la capacità finanziaria dei nuovi padroni di Autostrade (Cdp e i fondi Macquarie e Blackstone), quanto per la «distanza dal territorio». Lo scrive in un documento pubblicato nella serata di ieri l’Istituto Internazionale delle Comunicazioni. l’Iic ha sede a Genova ha come soci a vario titolo tutti gli enti locali: il Comune, l’Università, l’Autorità di sistema portuale e persino Confindustria. Nel consiglio siedono Enrico Musso e Alberto Cappato, ma anche Guido Conforti (vice direttore Confindustria Genova) e l’avvocato Davide Maresca (che ha lavorato anche con Autostrade). Il documento va giù duro contro il nuovo assetto su cui sta lavorando il governo: «Tale operazione pare non tenere conto del fatto che in Italia, in realtà, esistono vari modelli di cooperazione territoriale nella gestione delle autostrade: dal modello Regione concessionaria in house del Friuli Venezia Giulia e Veneto (Autovie Venete), alla concessionaria pubblica del Trentino Alto Adige (Autobrennero), alle diverse forme previste in Lombardia (Cal concedente di Brebemi, Tem concessionaria controllata)».

In poche righe l’analisi dell’Iic suggerisce anche la strada perché il territorio riprenda in mano la gestione: la regionalizzazione della rete di Aspi. In sostanza l’idea è di scorporare il tratto ligure di Autostrade e affidarlo alla gestione del territorio. La suggestione è sul tavolo da tempo, ma potrebbe aver accelerato in questa fase di trattativa tra governo e Aspi. La proposta oggi in discussione «va rivista» secondo l’analisi firmata dal presidente Fabio Capocaccia e il segretario generale Valentino Zanin. C’è un elemento «che desta maggiori preoccupazioni soprattutto con riguardo alle ricadute sul territorio ligure: è la struttura mista pubblico-privata (peraltro senza una scelta trasparente e realmente competitiva dei soci di Cassa depositi e prestiti) che obbligherebbe di fatto il concessionario a proporre investimenti sulla base di parametri finanziari di fondi interamente localizzati in Australia e Stati Uniti.

Il rischio è infatti che gli investimenti debbano essere basati sui rispettivi tassi di interesse e rendimento (australiano e statunitense) e probabilmente molto distanti dalla sostenibilità finanziaria necessaria per sostenere gli investimenti così ingenti in Liguria, con il rischio di rallentare sensibilmente o addirittura bloccare la realizzazione degli stessi». L’analisi potrebbe essere la base per un nuovo tentativo di regionalizzazione delle autostrade liguri, e potrebbe non essere un caso che a uscire allo scoperto sia un istituto che raduna

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